È «Terrazzana» la prima birra artigianale del Gargano

birra-garganoUna birra per raccontare la storia del Gargano, caratterizzandone gusto, consistenza e colore attraverso ingredienti che richiamano non solo i luoghi e i profumi ma anche i momenti vissuti in questo lembo di terra, dalla storia antichissima e misteriosa e dalla ricca tradizione contadina e pastorale 

Acqua, malto d’orzo, fiocchi d’avena, luppoli, scorze di agrumi garganici, lievito: sono questi gli ingredienti che danno vita a “Terrazzana” la birra non pastorizzata, non filtrata, rifermentata e affinata in bottiglia prodotta da Gargantua, intraprendente azienda di Sannicandro Garganico guidata dal giovane imprenditore Vincenzo Vocale. “Terrazzano” significa “della terra”, riferito agli abitanti di centri fortificati. E’ dunque sinonimo di “paesano”. Ma rimanda anche ai terrazzi, i tipici livellamenti a gradoni accarezzati da frizzanti brezze marine sulle colline dello Sperone d’Italia, dove un’antichissima sapienza contadina coniugava gli agrumeti con la coltura dei cereali. Arance e limoni dalle proprietà organolettiche uniche al mondo e oggetto di intensi traffici commerciali nell’Adriatico, guardavano i campi di grano e avena, elementi base di quel sostentamento che rendeva forti e vigorosi uomini e animali da campo.

La Terrazzana è il connubio di questo atavico legame con la terra, che si sublima nell’unione tra l’essenza degli agrumi del Gargano e gli elementi nutrizionali del chicco d’avena. Un morbido dosaggio di luppolo con lieviti che chiudono il ciclo di trasformazione e l’accorta sapienza del mastro birraio, fanno di questa ricetta una birra del Gargano da condividere con il mondo.

A Vincenzo Vocale la passione per la produzione di birra nasce nel 2000 con le prime esperienze come homebrewer. In breve tempo, grazie alla collaborazione con l’organizzazione scolastica “IIS A. Minuziano”, approfondisce lo studio delle tecnologie della birra nel corso didattico di Tecnologia Alimentare. Dopo circa tre anni, il primo impianto pilota per la produzione di birra, che ha permesso di perfezionare le conoscenze nel settore, sperimentando molte tecniche e ricette. Il Minuziano è quindi passato ad organizzare corsi per imprenditori di birra artigianale di valenza nazionale, grazie anche alla presenza di docenti come Stefano Buiatti dell’Università di Udine, Teo Musso del birrificio Le Baladin, Leonardo Di Vincenzo titolare di Birra del Borgo, Luigi Serpe mastro birraio di fama indiscussa e altri importantissimi nomi nel campo dell’impiantistica. La partecipazione ai corsi ha coinvolto molti giovani delle regioni centro-meridionali d’Italia, alcuni dei quali hanno sviluppato progetti che oggi vantano produzioni di eccellenza nel panorama nazionale. Ed è proprio con la collaborazione di uno di loro che sorge la specializzazione su ricette con un impiego di essenze e materie prime che nascono e crescono sul nostro Gargano.

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Gargantua, scelto come denominazione dall’impresa produttrice, è un nome mitologico, che troviamo spesso collegato a toponimi quali il Mont Gargan nella regione parigina (l’attuale Mont Saint Michel) e persino nel nome del Monte Gargano in Italia. Fino al XIII secolo i due luoghi, seppure molto distanti tra loro, portavano ancora il medesimo nome di Mont Gargan (o Monte Gargano in Italia). Essi erano e sono ancora oggi legati al culto micaelico dell’Arcangelo della tradizione cristiana, mutuato con identiche caratteristiche dal dio celtico Lugh Belenos, che esprimeva anch’esso una funzione guerriera e sacerdotale.

I nomi di Gargantua e Lugh Belenos (dunque varianti di San Michele), si trovano spesso appaiati: fu questo probabilmente l’elemento che portò i cronisti del XII secolo a concepire una parentela tra le due figure. Grande mangiatore e bevitore, capace di incredibili prodezze grazie alla sua notevole corporatura, Gargantua era un gigante buono. In tutte le tradizioni egli appare sempre benvoluto, simpatico e godereccio. Un nome, dunque, che concilia in un’unica figura l’intero Gargano, dal suo passato mitologico fino al suo presente, ancora tutto da scoprire, di terra benevola, salace e godereccia.

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