Il Questore di Foggia: «Qui è il farwest»

questore-foggia-silvisAutobombe, attentati incendiari, omicidi, rapine spettacolari, traffico di armi e di droga e una violenza sorda, sotterranea che si nutre di paura e omertà e cresce di giorno in giorno. Non siamo nel cuore della Sicilia, né in Aspromonte o nella Terra dei fuochi. Ma nel nord della Puglia, nella provincia di Foggia, dopo Bolzano la più grande d’Italia per estensione: 7 mila metri quadrati, 61 Comuni, 700 mila abitanti. Una pianura sterminata e ricca, il Tavoliere, dove si producono in abbondanza vino, grano, olio, e che si estende ai piedi del Gargano, un promontorio a picco su un mare splendido, che, con le sue spiagge, i suoi antichi borghi, la foresta Umbra, è tra le mete turistiche italiane preferite dagli stranieri. Chi non conosce Peschici, Vieste, Rodi Garganico, Vico? Una grande bellezza che non riesce a diventare redditizia e che anzi rischia di andare perduta, sopraffatta dal degrado, dall’abbandono, dalla esasperazione di chi non ne può più ed è costretto a mollare.

Qui è il farwest

“Qui è il farwest”, denuncia a FUTURO QUOTIDIANO il questore Pier Nicola Silvis, che, dopo aver girato tutta l’Italia, è stato inviato in prima linea proprio nella sua terra, una terra che ama -si capisce da come ne parla- e che vorrebbe sottrarre al declino al quale sembra essere inevitabilmente destinata. “Siamo in guerra. Ogni giorno combattiamo la nostra battaglia contro nemici spietati e organizzati”, dice. “Ma nessuno ne parla. Non ne parlano i giornali, le tv, i politici. E il silenzio non ci aiuta certo a vincere. Abbiamo bisogno di far sapere alla gente quello che accade intorno a noi, di spiegare a chi è scoraggiato e non ne può più che non è solo, che noi ci siamo e che insieme possiamo farcela. Per questo chiedo aiuto ai media e chiedo di puntare i riflettori su questo pezzo d’Italia. Penso che sia utile spiegare che non si deve restare zitti a subire e che sia utile spiegare cosa stanno facendo lo stato, le forze dell’ordine, le istituzioni”. Proprio durante l’intervista Silvis riceve la notizia di un altro ordigno esploso in città. Soltanto pochi giorni fa, riferisce, è stata piazzata una bomba a San Severo, e una donna è rimasta ferita.“Questa terra è in ginocchio e noi siamo in trincea. I commercianti, gli imprenditori sono terrorizzati. Qui si spara e si ammazza con una facilità inaudita e una ferocia senza pari”. Le cifre lo confermano: c’è un attentato ogni 16 ore, un furto d’auto ogni tre ore, 8 negozianti su 10 vengono taglieggiati. Ed è lunga la scia dei morti, tra cui c’è chi non paga il pizzo. Il Tavoliere, in particolare la zona che comprende appunto San Severo, grosso centro agricolo di oltre 60 mila abitanti, sono sotto il completo dominio di un’ organizzazione che è saldamente radicata da più 30 anni sul territorio ed è divisa in tre grossi clan che si occupano soprattutto di estorsioni , stupefacenti e truffe alle assicurazioni.

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Quando Raffaele Cutolo voleva conquistare Foggia

A spargerne i primi semi fu proprio lo storico boss della Camorra Raffaele Cutolo (cfr intervista video di Joe Marrazzo), prima di essere condannato a scontare 13 egastoli con il 41 bis. O’ professore venne qui il 5 gennaio del 1979. “Tenne un summit all’Hotel Flora con i pregiudicati locali – ricorda il questore – il suo obiettivo era quello di colonizzare la provincia. Invece accadde qualcosa di inspiegabile. La criminalità locale respinse i napoletani e si mise in proprio. E’ così che nacque la ‘Società Foggiana’, che è un cartello di famiglie assolutamente autoctono, senza legami con nessuno, né con la Camorra appunto, né con la Mafia, né con la ‘Ndrangheta, né tantomeno con la Sacra Corona Unita, attiva in Salento o con altri organizzazioni criminali straniere”. Nessun rito di iniziazione, nessun patto di sangue, nessun santo protettore. Nessun padrino riconosciuto: fa il boss chi tiene l’elenco completo di quelli che devono pagare. Ma neppure nessun pentito. “Ce ne sono un paio che si dicono pronti a collaborare -ammette il questore- ma dobbiamo verificarne l’attendibilità”. Insomma, gli uomini della “Società” vivono sott’acqua, ma sono spavaldi e senza pietà. Quanto al denaro, non lo ostentano per non rendersi riconoscibili e per lo più lo utilizzano in spese legali, per gli stipendi degli aderenti al clan e per mantenere le famiglie di chi sta in carcere. Niente a che vedere con il lusso e con lo sfarzo di certi camorristi. E questo non voler dare nell’occhio è un loro grande punto di forza. Come lo è il fatto che lascino alla microcriminalità un’ assoluta libertà di azione nel settore dei furti e delle rapine, dove è Cerignola, che si trova più a Sud, nella Valle dell’Ofanto, ad avere il primato assoluto. Qui agisce una Mala che assomiglia molto a quella anni Settanta del Brenta di Felice Maniero, specializzata nell’assalto ai portavalori. Spettacolari le modalità delle azioni. I blitz hanno la caratteristica di essere condotti spesso dinanzi a testimoni increduli e con un dispiegamento di mezzi e di armi da grande fiction.

Riflettori spenti e silenzio

“Eppure, tutto ciò non fa notizia!”, commenta Silvis. “Ma lo ripeto e lo ripeterò instancabilmente, se non si accendono i riflettori su episodi di tali proporzionim, la gente continuerà a credere che l’unica risposta possibile sia non vedere, non sentire, non parlare, perché non sa niente di quello che facciamo noi contrastare tutto ciò. Non conosce la nostra risposta, non sa che lo Stato c’è ed è fortemente presente. Non glielo dice nessuno. E non capisco perché. E non capisco neppure perchè quando una cosa del genere succede in Calabria, o in Campania o in Sicilia o nel Nord, invece i media accendano subito tutti i riflettori”. Il questore cita come esempio clamoroso una grossa operazione messa a segno dalla polizia di Foggia un anno fa. Centinaia di perquisizioni, una trentina di arresti, un enorme quantitativo di droga sequestrata e la scoperta di un immenso deposito di armi, un vero e proprio supermarket, decine di pistole di tutti i tipi, fucili, kalashnikov, persino una mitragliatrice da combattimento, bombe a mano, giubbetti antiproiettile. E un book con foto e prezzi. “Una breve sui giornali. Tutto qui”. Perchè allora quando due giorni dopo vennero sequestrate quattro pistole in Calabria ci fu una grandissima risonanza mediatica? Perchè?, si chiede Silvis.

viesteSul Gargano la Mafia dei Montanari con due clan in guerra

La stessa inquietante nebbia omertosa e la stessa indifferenza dei mezzi di informazione avvolge il Gargano, la perla dell’Adriatico pugliese, dove è attiva la “Mafia dei Montanari”, gente dura che non conosce pietà e di cui sono principali vittime gli imprenditori che operano nel settore turistico. Due sono le famiglie che si contendono il potere e che si fanno la guerra i Li Bergolis e i Romito. Tantissimo il sangue versato fino ad oggi. E alto il prezzo pagato in termini economici da chi vive sotto la loro insopportabile cappa. “Il rischio grande ora è -tiene a sottolineare il questore- che queste tre entità si alleino, si confederino. Se succedesse sarebbe davvero un disastro. E’ questo che dobbiamo evitare con ogni mezzo. In primo luogo – ribadisce- attraverso l’informazione che è il veicolo della cultura e dell’educazione antiracket. Solo così la società civile potrà avere la meglio”.

Attivato il Nucleo Investigativo Antiracket. Ecco a chi chiedere aiuto

In quest’ultimo anno le denunce di tentativi di estorsione sono aumentate addirittura del 30%: e questo è un segnale positivo. Non significa che è aumentata la pressione della criminalità ma che i cittadini hanno capito che occorre mostrare coraggio, alzare la testa. Certo la mafia sta reagendo e con le bombe. Ma è in difficoltà, per la prima volta in tanti anni. E lo sarà ancora di più d’ora in avanti, assicura Silvis. E’ nato da pochi giorni infatti il Nucleo Investigativo Antiracket, il cui obiettivo è quello di aiutare le vittime, incoraggiandole a fare segnalazioni anche in forma anonima attraverso queste utenze ad hoc: 0881.668780; nia.questurafg@gmail.com. Uno strumento utile che da una parte agevolerà le indagini e dall’altra consentirà di offrire loro il supporto necessario. Un duro colpo per i gangster e i commandos delle praterie del Tavoliere e delle grotte del Gargano.

Velia Iacovino per Futuro Quotidiano

1 Commento

  1. Michele Panella

    HA RAGIONE..!!!!..SOLO CHE BISOGNA ANCHE CAPIRE IL PERCHE’ TUTTO QUESTO..!!!!!

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