Dieci anni fa la scomparsa di Filippo Fiorentino

filippo-fiorentinoDieci anni fa, il 20 febbraio, Filippo Fiorentino è stato rapito dal male del secolo, ricordarlo è un dovere di gratitudine per quanto ha donato negli oltre trent’anni d’insegnamento alla vita. Il primo incontro risale al 1973, nella comune passione per l’archeologia che ci ha portato a vivere fruttuose primavere di cultura per il Gargano; poi anche come professore e soprattutto amico.

Nel corso di questi anni averlo incontrato e poter costruire una relazione su diversi piani, fino alla sua scomparsa negli anni di una sua maturità rigogliosa e piena di frutti è stata per me un’esperienza incommensurabile. Quando nel cammino incroci una persona, qual era Lui, prendi a seguirlo e ti chiede di andare a fondo del tuo desiderio, nella ricerca delle motivazioni alla vita.

Sento ancora viva la sua voce, quella di chi è guida sicura, anche se non è più in mezzo a noi, e t’invita a interrogarti sul senso della vita. Vivo è il ricordo dell’ultimo incontro a Vico, vigilia di Natale del 2004, a casa del fratello Ninì; un incontro voluto, cercato più volte. Quasi al termine della conversazione mi propone un tema assai impegnativo: quale ruolo possono svolgere i laici nella società di oggi, facendomi “un espresso richiamo alle Confraternite”.

La sua presenza pulsante fluisce dalle risposte, che con attualità fornisce a chi lo interroga nei pensieri lasciati nei suoi scritti, da sempre patrimonio di tutti quelli che si muovono per incontrarlo. Provo a rileggere i suoi pensieri per costatarne la solidità con la quale continua a dare insegnamenti.

La scuola è stata il principale laboratorio umano, dove meglio e più, ha espresso le sue qualità di mediatore della vocazione dell’uomo: così scrive “formare l’uomo e rimasto per diversi anni il peculiare obiettivo … per una congenita mancanza d’idonei e attrezzati laboratori, (la scuola) ha stentato a promuovere una maturazione tecnica dei suoi alunni.” e ancora “La loro partecipazione e la severità culturale e didattica di non pochi educatori hanno, comunque, via via emancipato la scuola dalla dimensione di – bottega d’insegnamento -, fino a caratterizzarla come centro aperto ai più veri bisogni formativi e sociali”.

La sua attività fuori dal mondo scolastico è stata proiettata nel mondo culturale della società garganica, che ha beneficiato non poco della sua opera. Sul binomio “Scuola e cultura” così si esprime “Senza cultura e senza responsabilità non si fa scuola, si applicano solo norme e programmi ministeriali.”

Il valore che egli riconosce all’uomo quale custode del Creato e alla famiglia come centro di sviluppo della persona e della società, sono sufficienti per intuire la sua Fede profonda. In Filippo è sempre presente la visione antropocentrica del rapporto uomo-natura posta però in quella biocentrica, che considera l’uomo quale elemento della biosfera.

Nel dibattito culturale ed economico sul futuro del Promontorio egli afferma: “il paesaggio è sempre umanizzato, a mio modo di vedere: le nostre campagne coltivate, il nostro lago, le nostre montagne, non ci sono sta consegnate così dal Signore. La creazione di quest’universo è stata affidata all’uomo. Pertanto quando parliamo dell’ambiente, non parliamo di tutela astratta da sognatori … parliamo invece di un ambiente dal quale uomini del presente ma soprattutto le generazioni che seguono devono poter trarre le ragioni di sussistenza, del loro sviluppo economico”.

Il suo impegno nella società civile, si è reso concreto nell’operare e nel portare all’attenzione di tutti ciò che può deturpare il benessere di una società avvertendola sui mali che possono, affligerla: “Quando le affinità culturali stentano a comporsi nella morsa dell’affarismo, quando le radici della tradizione, non si saldano al presente fecondandolo e le vocazioni ambientali vengono compresse da strategie avventuristiche … quali realtà culturali si vanno sviluppando oggi, sotto gli occhi sconcertati di generazioni …. La paura del futuro dei giovani nasce dalla frattura esistente non solo tra istituzione scolastica e mondo della produzione, ma anche – anzi – fondamentale tra valori dell’agire degli individui, e dei gruppi”.

Filippo nella sua missione di educatore e di formatore della persona, si è caratterizzato come Maestro e mediatore della vocazione dell’uomo, capace di accompagnare nella crescita morale e spirituale.

Egli è stato guida all’ascolto e al discernimento di generazioni di ragazzi e ragazze, capace di orientare il cammino verso la responsabilità, che ognuno ha nei riguardi del più prossimo e della comunità. La crescita di una persona, necessita di mediazioni umane e soprattutto di mediatori umani: di maestri, cioè persone abili nel fare ed essere segno, capaci di orientare il cammino di una persona. I valori umani che sono alla base del vivere civile e della Fede, non si trasmettono per via intellettuale, ma all’interno di relazioni umane.

Questo è il patrimonio che Filippo ci ha lasciato, spetta a noi il compito di coltivarlo.

Nicola Parisi

14 commenti

  1. Caterina Romagnolo

    Persona fantastica professionalmente e umanamente…caro preside ancora oggi si sente la vostra mancanza, anche se continuate a vivere nei nostri cuori e nei nostri ricordi con i preziosi insegnamenti che ci avete lasciato.

  2. Di Fazio Claudio Domenico

    …….carissimo Filippo….quanti ricordi con te……amico sincero e trasparente come il mare della tua terra…….

  3. Tamara Delle Fave

    È stato un grande uomo…..un preside veramente eccezionale.. e un maestro di vita che ci ha aiutato a crescere… non ti dimenticheremo mai

  4. Rocco Delle Fave

    lui era una bravissima persona peccato se ne sia andato troppo presto

  5. Francesco Petrosino

    Un vero maestro di vita. Ciao Prof. Fiorentino.

  6. Chiara Cardillo

    Il mio prof che tanto mi ha insegnato…..soprattutto l’umanita’…..

  7. Max Conte

    Grande UOMO mio cugino. vorrei avere un pochino del suo grande e spessore culturale ed umano.

  8. Mario D

    In un giorno di settembre 1979 stavo percorrendo il viale della stazione (SannicandroG.) per prendere il treno della garganica per andare a San Severo per il primo giorno di scuola. Incontro una ragazza (vicina di casa) che anch’essa andava a scuola, ma a Rodi! Camminando insieme, mi dice: perchè non vieni a Rodi? Non so perchè, sentii che dovevo darle retta, dovevo andare a conoscere (almeno per curiosità) la scuola ITC di Rodi (di cui non sapevo neanche l’esistenza). Dopo aver fatto tutta la salita dalla stazione (di Rodi) alla vecchia sede ITC, dove vidi aranceti e un profumo di garganicità. Decisi che dovevo restare lì. Mi mandarono a parlare dal preside (all’epoca, credo facente funzioni). Mi trovai di fronte ad una persona, che pur essendo totalmente indaffarato per il primo giorno di scuola, mi fece sentire a mio agio e a casa; sentii fortemente l’umanità interiore di quell’uomo. Mi disse di andare in seconda B e poi avremmo sistemato l’iscrizione. Era il prof. Filippo Fiorentino; che fortuna averlo (pur solo) incontrato!

  9. Veneziani Loreto Pino Propulsione

    “Mela bacata”. L’appellativo che “consegnò” al sottoscritto. Col tempo avrei dovuto aver rivalsa… al contrario é diventato lo slogan del mio avvenire. Del mio “vivace” passato ciò è stata una sconfitta.. Il non APPRENDERE.
    Grande Signor Preside!!

  10. Vincenzo Campobasso

    Io, caro Filippo, non ti ho dimenticato e non lo farò. A ricordarmi di te, il mio epicedio (che qualcuno lesse durante la messa funebre, essendo io stesso molto emozionato per poterlo fare personalmente) COMMIATO Appena ieri l’altro io ripensavo a te ma non per atto d’egoismo; volevo darti gioia, volevo che leggessi le cose mie composte un poco anche per te, per ogni nostro amico, per quelli della nostra terra: poesie e poi i miei primi racconti (racconti d’iniziato, non pensati ancora un mese fa). Racconti in cui ho detto un po’ anche del tuo, del mio Gargano, racconti che ormai non leggerai. Io non ho fatto in tempo – e me ne dolgo, un poco con me stesso, molto con il destino che ti è stato avverso ed ha disposto che passassi innanzitempo nei libri della storia. Il nostro amico Pietro s’è fatto ambasciatore, sono passati solo tre minuti dalla novella triste. Una saetta, con il cielo azzurro, non m’avrebbe dato più spavento di quanto me n’ha dato questo tuono, un tuono che m’ha scosso interamente. Tu non sei più qui, io non ti scriverò altre missive, ma ti prometto, te lo giuro, io ti onorerò nella memoria, portandoti per sempre nel mio cuore, nella mente, ed onorando nel tuo nome questa landa da te ben onorata e ben voluta con il tuo fare, oltre che con il dire tuo facondo, dotto, letterato. Tu mi sei stato faro e m’hai spronato, anche se son di te nato ben prima, e m’hai raccomandato tante volte di star vicino ai nostri cittadini, nati o qui viventi, su questo Promontorio, fatto di pietra viva e tanto verde, di gente generosa, paziente ed operosa. Non ti deluderò, puoi starne certo: se gloria mi vien data, in parte sarà tua. Vincenzo Campobasso San Giovanni Rotondo, 20 Feb. 2005 (in DEDICHE ED EPICEDI)

  11. Nella Patantuono

    Grande preside grande Uomo!!!!

  12. Te ne sei andato via, Filippo, con gli occhi lucidi per la lontananza dal tuo Gargano, che ti aveva costretto a mollare e ad andare via. Non dovevi farlo … dovevi resistere!
    Una cultura infinita e soprattutto un grande cuore che pulsava di impegno e interessi poliedrici e passione civile! Resterai sempre nella mia mente.

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