Dopo sarà un giorno diverso, illuminato dall’intelligenza e dal coraggio dei giovani

mare-rodi-garganico“Anche se con ritardo, dovuto ad incognite tecnico-contabili non del tutto risolte dal Governo centrale, è stato approvato il bilancio di previsione del 2014. Il bilancio è stato approvato nonostante la macroscopica debitoria del nostro Comune. Abbiamo reagito con determinazione alla catastrofica situazione economica ereditata da chi ci ha preceduto (…).”

È, questa, l’ouverture dell’ultimo messaggio firmato da uno sparuto gruppo di ripugnanti antropoidi che fingono di essere amministratori di questa città, ma che sono venuti al mondo solo per distruggerla, e così hanno fatto sotto lo sguardo irretito di tutti!

Fortuna per gli abitanti normali della città che questi esseri sono destinati ad autodistruggersi; ne sono rimasti solo cinque, e, dopo ancora un altro, tutti a casa per il sollievo di ciascuno di noi; viaggio di ritorno, quindi, con la stessa astronave piena di stupidaggini e di promesse impossibili, debiti cambiari, insomma, di matrice elettorale, disonorati e protestati, ma sempre e solo per colpa di qualcun altro.

Ma è ora di finirla con questa ridicola storia di debiti cui ormai non crede più nessuno; sarebbe molto più utile il silenzio, eloquente, sobrio, riflettuto a lungo, piuttosto che il frastuono della menzogna; sarebbe molto più credibile, condivisibile, l’ammissione di difficoltà oggettive congiunturali nazionali nella gestione dei bilanci pubblici, che non la stupro della verità, o anche la masturbazione della conoscenza, che si identifica poi con l’ignoranza allo stato primitivo trasformata in arroganza.

Solo due considerazioni su quel manifesto, peraltro, incautamente affisso accanto ad altro di vicinanza solidale a chi è stato vittima degli ultimi episodi vandalici per una strana, ma simbolica, coincidenza spazio/tempo; la prima è che il bilancio comunale 2014 è stato approvato a termine di legge abbondantemente scaduto (30 settembre 2014), ma la colpa, secondo gli antropoidi, è del “governo centrale”, che non ha risolto le incognite tecnico-contabili (?!); la seconda è che gli stessi antropoidi hanno saputo reagire con “determinazione, da buoni padri di famiglia (sic erat scriptum) alla catastrofica situazione economica ereditata da chi li ha preceduti”.

Premesso, quindi, che la colpa è sempre di un altro, allora mi chiedo: se costoro non avessero avuto l’aiutino di Stato di oltre un milione di euro per il pagamento dei debiti pregressi, così come del resto hanno fatto tutti gli altri comuni, dal più piccolo, come il comune di Isole Tremiti, al più grande, come il comune di Roma, avrebbero, sempre questi stessi maghi della finanza locale, riscosso gli oltre sette milioni di accertamenti tributari conservati nel famoso armadietto comunale chiuso?

Io dico di no, perché costoro, da buoni padri degli amici della grande famiglia, avrebbero senz’altro preferito provocare la dichiarazione di dissesto finanziario del comune, che, ormai tutti sanno, avere radici lontane, affondate in atti che si appartengono ad un inglorioso passato, piuttosto che riscuotere da tutti il tributo dovuto e perseguire, come si conviene, chi da sempre non adempie al suo dovere fiscale.

Questa mia riflessione è avvalorata dai tanti, qualcuno proprio recentissimo a sfogliare l’albo (dei ricordi) on line del comune, atti di indirizzo approvati da questi cinque personaggi che indegnamente ci governano e pensano di poterci rappresentare, ovvero dalle diverse modifiche ai regolamenti comunali che tendono ad allungare, con scadenze anche decennali, i tempi di riscossione delle imposte, sempre con il pretesto di voler far bene alla povera gente; imposte che, è bene che tutti sappiano, in questo nostro grande paese baloccato sono pagate spontaneamente solo dalla brava gente, ma che, invece, sono del tutto ignorate da chi ama definirsi “costruttore” del bene comune (piuttosto che del suo!) e sostenitore dell’economia locale!

Sarebbe molto utile che il Sindaco per compiacere alla povera gente potesse pubblicare sul profilo del comune, dopo gli annunci delle sagre e di tutte le sue idiozie, anche gli elenchi dei contribuenti che pagano volontariamente le tasse – e, quindi, sostengono i servizi pubblici – per innescare un percorso virtuoso di implicita conoscenza di tutti coloro che, invece, non le pagano o, peggio, le fanno pagare agli altri.

Mi chiedo, allora, se non sia proprio giunto il momento di aprire gli occhi e di chiudere finalmente gli asini nella stalla, ponendo così fine al capitolo più nero, più oscuro, più disutile della nostra piccola storia locale, fingendo di aver vissuto solo un incubo poco meno che cosciente per salutare l’inizio di un nuovo corso, mi auguro, non molto lontano ed illuminato dall’intelligenza e dal coraggio dei giovani.

Donato Petrosino

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