Carpino, ecco la festa della transumanza

festa-transumanza-carpino-3L’altopiano di Carminizzo sul Gargano fa il pieno di turisti

La festa, ideata dall’eccentrico Luciano Castelluccia e organizzata dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con la fam. Facenna, è iniziata venerdì 25 aprile alle ore 6.00 con l’arrivo al punto d’incontro prestabilito degli appassionanti che volevano conoscere da vicino le tradizioni pastorali del Gargano raccontate dagli stessi esperti protagonisti. Dopo un breve tragitto in navetta si è giunti in località Tartareta nel territorio di Ischitella. Qui i partecipanti percorrendo le vie erbose piene di fango a causa della forte piogge cadute sul Gargano per tutta la notte hanno raggiunto la zona utilizzata dalla famiglia Facenna per far pascolare le vacche podoliche durante l’inverno.

All’inizio regna il silenzio. Poi, di colpo, l’arrivo dei pastori e più lentamente, da lontano, ecco scorgere la mandria di bovini anticipata dal frastuono di centinaia di zoccoli, campanacci e muggiti che letteralmente avvolgono i partecipanti come in un caloroso abbraccio. Segue la tradizionale consegna dei campanacci tipici e più grandi che grazie ai cinturoni vengono appesi al collo delle mucche più anziane e al torello della mandria.

Parte il corteo composto da 45 bovini e fin da subito non mancano le difficoltà dovute alla presenza di noi curiosi. Dietro la transumanza c’è una organizzazione perfetta che richiede mesi di preparazione: uno sforzo collettivo che si affida all’esperienza e al lavoro dei “transumanti”. La presenza di uomini non esperti complica il passaggio delle mucche e rende ancora più faticosa la transumanza degli animali, ma anche dei transumanti. Il percorso da compiere non è molto lungo perché è una transumanza di tipo verticale dal piano alla montagna di soli 8,75 km. Nel nostro caso dal piano si raggiunge Carpino ruotando intorno a poggio Pastromele, il colle sul quale è appoggiato il paese. Qui si compie un breve tragitto interno dove lungo le strade si fermano tutti: curiosi, famiglie, gente che si è data appuntamento per non perdere l’evento; e poi ci sono gli anziani che salutano e accolgono questo rito con un sorriso perso tra i ricordi, quando da bambini erano loro a mungere il latte con le mani. A questo punto si è percorsa la metà della transumanza e si aggregano i ritardatari e coloro che per motivi diversi hanno preferito un tragitto più breve.

Lungo la pianura di Carpino e nel percorso sul quale si svolgono durante le festività locali le tradizionali corse dei cavalli si giunge ai piedi di Monte Vernone. Iniziano i quasi due km più tosti con salite che raggiungono pendenze fino al 20%. Qualcuno intanto ha raccolto numerosi asparagi ma poi eccola lì…la destinazione, la masseria della famiglia Facenna in Località Caminizzo o meglio ancora “au Rerëtë”. Ce l’abbiamo fatta! Il paradiso in terra.

Tutt’intorno è verde spezzato dall’azzurro del cielo e del lago di Varano e dell’Adriatico. Vicino a noi galline e galli, mamma maiale e i suoi 8 piccolini, cavalli, conigli, pecore in lontananza e capre garganiche sui pascoli che vedremo scendere nel pomeriggio. I bovini sono liberi di pascolare nei verdi prati senza mai però entrare in contatto con la piccola mandria che era rimasta qui l’inverno per far crescere i vitelli più piccoli. Il tempo ha cancellato gli affetti ed adesso le due mandrie sono “nemiche”, ci spiega la massara Dora; ci vuole un po’ di tempo ed un particolare rituale di avvicinamento prima di metterli a dormire di nuovo insieme. Subito viene servita la colazione a base di latte di pecora e di taralli al vinëcottë, che in quest’angolo di Puglia si ricava dalla spremitura dei fichi nel mese di settembre. In contemporanea i massari Giacomino Facenna con i suoi tre figli, Marco, Bruno e Antonio insieme all’amico Luigi Giordano, mostrano ai turisti la mungitura delle vacche.

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Arriva il ricercatore di canti popolari Pio Gravina che mostra la costruzione dei cesti tipici ed è già ora di pranzo. Viene servito il panëcottë dei montanari con pane, cime di rape, verza, patate e olio di oliva, e poi segue la zuppa di ceci servita con pane abbrustolito. Uno dei momenti catartici è senz’altro la produzione dei formaggi, delle trecce e della ricotta. Tutti restano incantati e ammaliati da quella manualità antica e sempre uguale con la quale le mani scolpiscono la pasta di latte fino a modellare le forme definitive. Il sole è forte sopra il cielo di Carpino.

La sveglia all’alba, il percorso, il sole e le ripetute emozioni ubriacano i sensi. Tocca alla musica popolare diventare protagonista con una rappresentanza dei Cantori di Carpino capitanati da Nicola Cëfronnë, Mike Maccarone, Pio Gravina e i cunti di Carlo Zëccocchë intervallati dal podolico Luciano Castelluccia (già direttore artistico del Carpino Folk Festival), lo studioso Giovanni Rinaldi, il botanico Nello Biscotti e da un breve saluto del paesologo Franco Arminio.

Tocca ai casckavaddë podolici ristabilire il primato dei sapori ed avviarci verso Monte Vernone alla scoperta dei pascoli della capra garganica e delle erbe spontaneee commestibili. Il Gargano è il territorio in cui vive la popolazione che mangia più verdura in Europa e i garganici mangiano circa l’80% delle erbe che crescono nel proprio territorio. Ancora un’altra emozione per i presenti: il gregge di capre garganiche con il loro lungo pelo che scende dall’alto. Lo scenario d’insieme è incredibile, costellato dalle macere che sono la parte più ricca dell’ingegneria umana in questo paradiso.

A sera continua la musica, continuano le grigliate di carne, i formaggi, il vino e qualcuno si ferma nel buio a guardare le stelle, quelle del cielo e quelle della terra. Poi il diesel del gruppo elettrogeno finisce. Tutto questo concentrato d’emozioni solo per poco meno di 200 persone e solo per 20 euro a testa. Noi siamo pazzi e ci piace così.

La festa della transumanza sul Gargano interamente autofinanziata ha ottenuto il patrocinio del Parco Nazionale del Gargano, del Gal Gargano e del Comune di Carpino.

Ufficio Stampa
Associazione Culturale
Carpino Folk Festival

Le foto sono di Giuseppe de Grandis e Marco Sciarra

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