Verso il 2015, bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco

festa-san-antonioGrande movimento anche quest’anno in occasione della festa di San Giovanni Bosco a Rodi Garganico nella Chiesa Madre di San Nicola di Mira. Il parroco don Michele Pio Cardone molto vicino ai giovani rodiani nel presentare il programma della festa ha ricordato che nel 2015 ricorrerà il Bicentenario della nascita di Don Bosco e che per tal motivo la festa di quest’anno e dell’anno prossimo saranno piene di iniziative: “Oggi più che mai la figura di San Giovanni Bosco è fondamentale, in tempi dominati da quella che il Papa saggiamente chiama emergenza educativa, le sue enormi qualità educative e formative ancor oggi sono sotto gli occhi di tutti, non è sbagliato definirlo un grande santo della contemporaneità. San Giovanni Bosco intuì che senza bontà, senza una sana dose di saggezza, non si educa e che i metodi bruschi non servono a nulla. Indubbiamente non fu mai incline al lassismo o alla indulgenza, ma saper saggiamente coniugare rigore, rispetto delle regole con i modi gentili ed amorevoli. La sua fu la prova tangibile che non é possibile educare bene senza amore e rispetto. L’amore appiana tante situazioni difficili ed un tocco di tenerezza sa facilitare molto i rapporti umani. Quella tenerezza di cui ci parla tanto Papa Francesco. Ecco, la forza dirompente del sorriso e della comprensione.

Don Bosco è qualcosa di più di un riferimento nella vita di Papa Francesco. A cominciare dalla terra di origine della famiglia: le stesse colline astigiane. I Bergoglio partirono nel 1929 da Portacomaro, un paesino vicino ad Asti. Lì erano arrivati da Castelnuovo, agli inizi dell’Ottocento. Il padre del futuro Papa aveva ventun anni. Anche da Cardinale, Bergoglio ha mantenuto i contatti con i cugini piemontesi, infilando nei messaggi qualche espressione in piemontese. La lingua che parlava don Bosco. Papa Francesco conserva nel suo breviario («gli sono affezionatissimo: è la prima cosa che apro al mattino e l’ultima che chiudo quando vado a dormire») la poesia Rassa nostrana (la nostra razza) del poeta torinese Nino Costa. San Giovanni Bosco attribuì grande importanza ai ragazzi. Comprese con largo anticipo che la società ha bisogno di ragazzi seri, ma educati e preparati e che senza un nuovo umanesimo, coniugato a rigorosa preparazione, non si va da nessuna parte. Valorizzò il mondo delle parrocchie che contribuirono a togliere letteralmente dalla strada molti ragazzi con la centralità dei cortili e degli oratori.

Oggi sentiamo la mancanza dei vecchi e cari oratori quando le parrocchie erano autentici e grandi centri di raccolta. Non che la colpa oggi sia dei parroci, ma di una società che cerca di sminuire il valore e la forza di unione delle parrocchie che, fortunatamente, grazie a bravi preti, stanno recuperando la loro centralità. Insomma, San Giovanni Bosco fu un instancabile santo educatore, a tutto campo e persona dotata di enorme cuore e sensibilità. Oggi in tema educativo avremmo bisogno di tanta gente come lui e dei suoi valori”. Il parroco nell’esortare noi giovani ad amare San Giovanni Bosco e in lui Gesù ci ha invitati ad essere coraggiosi testimoni del Vangelo e a concluso la sua catechesi proprio con le parole di San Giovanni Bosco: “Guai a chi lavora aspettando le lodi del mondo: il mondo è un cattivo pagatore e paga sempre con l’ingratitudine”. Noi tutti abbiamo accolto le sue parole con gioia.

Tina Guerra

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