Santa Barbara, la chiesa che scompare nell’indifferenza di troppi

Foto di Teresa Maria Rauzino

Quella dedicata alla protettrice dalle morti improvvise e violente è la più antica chiesa in assoluto di Rodi Garganico. La leggenda vuole che la giovane Barbara, osteggiata dal padre Dioscoro, fu rinchiusa in una torre per proteggerla dai suoi pretendenti. Quando si scoprì la sua fede cristiana, venne flagellata, torturata con il fuoco, subì il taglio del seno ed infine venne decapitata proprio da suo padre.

In origine proprio una torre, forse di vedetta come tante altre sulla costa garganica, costituì il primo nucleo della chiesa di Santa Barbara, situata fuori le antiche mura di Rodi Garganico nell’omonima baia a guardia di un piccolo feudo ed un antico scalo utilizzato dapprima dai Cavalieri Templari e poi da quelli di Malta, cui appartenne fino ai primi anni dell’Ottocento.

Le sue prime notizie certe risalgono al 1091: un documento informa che la chiesetta venne donata dai duchi longobardi alla chiesa di Santa Sofia di Benevento. Seguono un paio di secoli dei quali non si sa molto, ma durante i quali la chiesa dovette accumulare un discreto patrimonio terriero, fatto di uliveti e aranceti i cui frutti dovevano servire al sostentamento dei religiosi addetti, oltre a contribuire alle finanze della casa madre.

Carmine De Leo, ispettore onorario del Ministero per i Beni culturali, ipotizza che già allora Santa Barbara fosse munita di una torre di avvistamento normanna, di quelle utilizzate per prepararsi in tempo agli assalti dei pirati barbareschi. Nel 1310 si ritrova un altro cenno alla chiesa rodiana nelle Rationes Decimarum, gli elenchi delle decime pagate al Vaticano dalle sue articolazioni territoriali: allora la chiesa risultava appartenere ai Cavalieri di San Giovanni, ovvero all’Ordine di Malta. Probabile, dice De Leo, che come tante altre proprietà, fosse stata in precedenza tra i beni dei templari, molti dei quali passarono ai Cavalieri di Malta dopo lo scioglimento dell’Ordine del Tempio.

Nel 1645, come riportava una lapide murata sulla facciata, oggi scomparsa, la chiesa venne fatta restaurare dal commendatario dell’epoca, Vincenzo Grosso. Nel ‘700 l’abate Litterio Gristi, messinese, cavaliere di Malta, diede impulso alla coltivazione agrumaria nei terreni di proprietà della chiesa. Delle vicende di quel secolo si trovano molte notizie negli archivi di Foggia e Lucera: nel 1777, ad esempio, la torre viene restaurata. Dopo l’eversione della feudalità disposta nel 1806 dai napoleonici, i beni di Santa Barbara vengono devoluti al demanio e nel 1831 il governo borbonico comincia a perseguire giudizialmente tutti gli autori degli abusi che erano stati perpetrati in quegli anni.

Altre notizie, tra ‘800 e ‘900, ci giungono dalle pubblicazioni di storici locali, che ci fanno sapere – ad esempio – del quadro di Santa Barbara, passato in possesso di una famiglia locale. Da allora, una storia di abbandono, ma ancora non di degrado: negli anni ’80, le foto ci mostrano ancora una Santa Barbara trascurata e spoglia internamente ma integra nella sua struttura.

Foto di Teresa Maria Rauzino

Foto di Teresa Maria Rauzino

È col nuovo secolo che la situazione precipita. Prima viene trafugato il portale, poche pietre squadrate senza alcun valore artistico che una volta asportate causano il crollo di gran parte della facciata e del tetto. Nel Marzo del 2011 sparisce anche lo stemma di uno dei commendatari incastonato nel muro anteriore e raffigurante un leone dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, che dedicarono i loro sforzi a bonificare con terrazzamenti e canali di scolo il terreno circostante, convogliandovi le acque di alcune sorgenti ed utilizzandole per la coltivazione degli agrumi.

Nel frattempo restano inascoltati il grido d’allarme di pochi sensibili osservatori e gli appelli più volte lanciati, anche per il tramite del network di Rodi Garganico online, di adesione alla campagna “i luoghi del cuore“, il censimento nazionale promosso dal FAI – Fondo Ambiente Italiano – che chiede ai cittadini di indicare i luoghi che sentono particolarmente cari e importanti e che vorrebbero fossero ricordati e conservati intatti per le generazioni future.

La torre retrostante, con mura più robuste, resiste ancora agli assalti del tempo e degli uomini, ma i segni di degrado cominciano a farsi evidenti, annunciando un declino inarrestabile, una lenta agonia che ben presto metterà fine ad una gloriosa esistenza. La scomparsa definitiva di Santa Barbara e della sua torre è prossima ed un po’ tutti dovremo ritenerci responsabili di non aver saputo custodire e tramandare alle future generazioni un tassello di storia locale.

Le foto sono tratte dall’album “Chiesa di Santa Barbara” della fan page Facebook di Rodi Garganico online.

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