Don Michele Pio Cardone, un giovane sacerdote tra i giovani di Rodi Garganico

don michele pio cardoneSedici anni di sacerdozio. Sedici anni al servizio della comunità cristiana. Sedici anni di esperienza, di attività, di preghiera, di emozioni difficili da contenere in poche parole. Abbiamo voluto festeggiare questo anniversario incontrando ed intervistando Don Michele Pio Cardone, della Parrocchia Chiesa Madre San Nicola di Mira di Rodi Garganico (Fg), riflettendo su alcuni aspetti della sua esperienza e, più in generale, sulla figura del sacerdote.

Chi è il sacerdote oggi?

“Un uomo che celebra i misteri cristiani e cerca di portare l’annuncio evangelico a quanti più possibile,un uomo che sta vicino alle persone in tanti momenti della vita, quelli gioiosi e quelli tristi, un uomo che spesso percorre le strade alla ricerca degli ultimi che hanno bisogno di conforto materiale e non solo. Ma anche un uomo percepito come solo, come appartenente a un gruppo che si assottiglia, quindi anche costretto a farsi in quattro, a sostenere ritmi di “lavoro” sfiancanti che si ripercuotono su quella che dovrebbe essere la sua dimensione primaria, quella spirituale”.

Cosa si aspetta la gente dal sacerdote oggi?

Se si analizzano le attese che l’uomo contemporaneo ha nei confronti del sacerdote, si vedrà che, nel fondo, c’è in lui una sola, grande attesa: egli ha sete di Cristo. Il resto ciò che serve sul piano economico, sociale, politico lo può chiedere a tanti altri. Al sacerdote chiede Cristo!

Che cosa chiedono i giovani al sacerdote?

Chiedono di essere ascoltati. Molti sacerdoti fanno fatica ad entrare in relazione con i giovani: linguaggi incomprensibili, dialogo inesistente, ascolto negato e distanza, moralismo senza dialogo. I giovani hanno bisogno di Dio.

Parlaci di te, da quanti anni sei parroco?

Sono Parroco da 13 anni e sacerdote da 16 anni. Sono nato a Vieste l’11 Luglio 1971 e sono stato ordinato sacerdote il 30 Gennaio 1997 da Sua Eccellenza Monsignor Vincenzo D’Addario. Dopo numerosi interventi in televisione e radio nel 2007 ho pubblicato un libro sulle comunicazioni sociali dal titolo “Comunicare Comunicando”.

Ti trovi bene?

Tutti gli anni del mio parrocato li ho trascorsi a Rodi Garganico nella Parrocchia Chiesa Madre San Nicola di Mira dove mi trovo tuttora .Vivo molto bene questa esperienza.

Pensi che la parrocchia sia ancora un’istituzione valida?

Senza incertezze: parrocchia si! Ancora oggi, la gran parte dei credenti, e di coloro che sono alla ricerca del senso della vita, si rivolge alla parrocchia. Essa è una istituzione valida, al momento presente forse insostituibile, ma va rinnovata. Una provocatrice definizione della comunità parrocchiale: “un insieme di gente in cammino” verso la Verità che è Gesù Cristo. Tutti in cammino: parroco compreso!

Che cosa ti piace di te?

Lo dico senza alcuna ombra di superbia. Riconosco di essere umile, devoto, ubbidiente, studioso e attento ai problemi della fede e dell’evangelizzazione e collaboratore solerte.

Cosa vuoi dire alla gente di Rodi Garganico?

A tutti fedeli e non di Rodi Garganico vorrei dire che anche io conservo le caratteristiche di ogni comune mortale. Sono debole e forte al tempo stesso limitato e peccatore, bisognoso come tutti gli uomini dell’amore e della divina misericordia del Signore .

Qual è la tua esperienza piu’ bella?

Vivo esperienze belle ogni giorno. Cerco di non chiudere mai la porta del mio cuore a chi mi chiede Gesù, a chi mi domanda il dono della salvezza, a chi mi domanda che gli vengano asciugate le lacrime per l’amarezza provata a causa del peccato.

Qual è l’esperienza più brutta o tragica?

Anni fa ho vissuto momenti di grande paura perché a Rodi Garganico si era trasferita una persona con disturbi di personalità e aveva anche un avversione al sacro che si manifestava nell’odio verso i sacerdoti. Mi ha perseguitato per mesi e più volte ha tentato di colpirmi con un grosso coltello da cucina ma grazie a Dio alla mia calma e pazienza e poi grazie anche alle autorità competenti siamo riusciti ad allontanare questa persona da Rodi e a farla curare. Prego spesso per lei.

Spesso i giovani non riescono a coltivare le loro passioni. Quali sono i tuoi consigli?

Il discorso sui giovani merita alcune precisazioni. La comunità cristiana, che tanto parla di giovani, non si rende conto che c’è una grande distanza fra la Chiesa e i giovani perché si occupa solo dei giovani che la frequentano e si illude che questi siano più o meno quasi tutti i giovani.

E quando capisce che questi sono una minoranza, non si rende conto fino in fondo di quanto sia piccola, e soprattutto di quanto rapidamente si stia rimpicciolendo.

La maggioranza dei giovani è completamente estranea ai circuiti ecclesiali; sono privi delle più elementari conoscenze della vita cristiana, come possono constatare tutti gli insegnanti di lettere o di arte quando si trovano di fronte allo studio della Divina Commedia o dei Promessi Sposi o di Giotto o Michelangelo … Come può parlare loro della prospettiva cristiana della vita?

Questi giovani non possono uscire di casa perché non hanno l’indipendenza economica; restano psicologicamente segnati dalla fragilità generata dalla mancanza di lavoro e quindi di un ruolo sociale; non hanno acquisito l’autonomia affettiva perché’ abituati , costretti a vivere dipendendo dalla famiglia di origine. Non possono assumere delle responsabilità sociali perché’ tutti i posti sono occupati dagli adulti fino a quando sono ottuagenari.

In questo tipo di contesto è difficile pensare che i giovani credenti e non possano coltivare le loro passioni.

Come vivi il tuo sacerdozio?

Essere sacerdote per me è una esperienza entusiasmante. Il ministero va “inventato” ogni giorno e quindi non ti lascia dormire tranquillo nel senso che è una passione e un impegno, una gioia e una inquietudine crescenti.

Qual è l’augurio che fai a te stesso e al tuo ministero?

Ogni anno ringrazio Dio per quel 30 gennaio 1997. Per me aver scelto la strada del ministero è stato semplicemente aver accolto un grande dono di Dio e sono felice, pur con tutti i miei limiti, di vivere questo servizio che dopo 16 anni mi appassiona come il primo giorno.

Cosa intendi fare nell’anno della fede?

Nell’anno della Fede sto molto insistendo in parrocchia perché ci sia un contatto maggiore e più profondo con la Parola di Dio. Tutte le iniziative vanno in questa direzione

Che sforzo richiede oggi essere sacerdote e a quali pericoli si va incontro?

Lo sforzo è grande. Il pericolo per il sacerdote è quello di esaurire le sue risorse spirituali per darle ai fedeli. È la famosa “eresia dell’azione”.

Perché sono cosi pochi i giovani che oggi nella nostra realtà rispondono sì alla chiamata di Dio?

La carenza di vocazioni, grazie a Dio, non è un fenomeno universale, ma tocca alcuni paesi dell’Occidente, tra cui l’Italia.

I motivi di tale carenza sono molti. Ne menziono alcuni. Il primo è dovuto certamente a un calo di natalità, che dalle nostre parti è vistoso. Inoltre, come ha ricordato Giovanni Paolo II, in una famiglia numerosa i figli vengono educati fin dall’inizio alla condivisione e pertanto anche a maggiore generosità e spirito di sacrificio. In tale contesto è più facile che sbocci la volontà di donare tutta la propria vita a Cristo e ai fratelli.

Ma oggi le famiglie numerose (e oggi per numerose non s’intendono quelle di una volta, ma quelle che hanno tre o quattro figli) sono poche, anzi molto poche. Di qui un ulteriore motivo di carenza di vocazioni.

Ma oltre a queste motivazioni, potrei dire di carattere sociologico, ve ne sono altre.

Tra queste la più vistosa è la mancanza di ideali.

La vita viene vista solo nella prospettiva del godimento, del divertimento. Ora consacrarsi al Signore è la cosa più bella che vi possa essere, ma non è percepita immediatamente come un divertimento, anzi, come la negazione del divertimento. La crisi di vocazioni è sintomo di una mancanza di fede, di spirito soprannaturale.

Quali sono le grandi figure di sacerdoti che ti sono stati d’esempio?

“Sono figlio di don Antonio Spalatro”, cosi scherzosamente mi presento ai miei amici che puntualmente mi chiedono qualcosa su questo sacerdote. Devo dire che la lettura di Don Antonio Spalatro “Diario Spirituale e Cronistoria” (a cura del Sac. Giorgio Trotta) mi ha cambiato letteralmente la vita.

Il libro mi fu regalato dal sacerdote don Tonino Baldi che ha seguito la mia vocazione. Don Antonio aveva sognato negli anni del seminario la parrocchia: «Sogno un campanile, un oratorio … Vorrei diventare un piccolo Curato D’Ars in miniatura » (Diario 26 maggio 1950).

Queste parole mi hanno sempre molto colpito in quanto denotano il mio ideale di sacerdote che deve essere umile e sempre disponibile.Nel suo diario mi colpivano molto anche i sacrifici che si imponeva anche difficili talvolta da capire per un giovane come me.

Io credo realmente che la mia vocazione sia figlia dell’opera di don Antonio Spalatro , nel senso che molti hanno cooperato non dico a crearla (ogni vocazione è creata da Dio) ma a farla venire fuori, e poi a nutrirla ma che i suoi scritti poi l’hanno fortificata. Nella mia vita di seminarista e sacerdote ho vissuto e vivo sempre grandi difficoltà ma ogni giorno penso a quanto don Antonio ha detto e fatto e chiedo a lui la forza e la grazia per andare avanti anzi leggo due volte al giorno la Preghiera per ottenere la glorificazione del servo di Dio Don Antonio Spalatro, che tanto mi solleva e mi dona serenità.

Grazie Don Michele Pio Cardone per la tua disponibilità e per questa bella chiacchierata. Ti faccio i migliori auguri condividendo con te la gioia e il dono che Dio ti ha riservato.

Vincenzo Pio Di Lella

5 commenti

  1. Avere un veramente meraviglioso 16 ° anniversario

  2. Angela la Gatta

    questo parroco mi ha spaventato,mi ha guardato e mi ha detto delle cose… che non commento.!!!

  3. Michele Panella

    DEVI COMMENTARE COSA TI HA DETTO????

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