Le erbe commestibili della Foresta Umbra

erbe-garganoC’è la stracciabraghe, così chiamata per via delle spine che strappavano via i vestiti. Ma anche l’asparago del pungitopo, il terebinto, il succialmele, il mareciuolo e la più nota borragine. Le erbe commestibili della Foresta Umbra sono innumerevoli: ben lo sapevano le comunità rurali del posto, che ancora a metà ‘800 sperimentavano, per via dell’estrema povertà, il loro uso in cucina. A volte rischiando anche di persona, visto che spesso ci si poteva imbattere in varietà velenose.

Ancora oggi presso i mercati di Vico del Gargano, Sannicandro o di Foggia è possibile imbattersi nei terrazzani, raccoglitori di piante ed essenza di campagna. Ricchissime di antiossidanti, dai bassi valori di nitrati e, se usate in insalata, apportatrici anche di vitamine, oggi queste erbe sono in piena rivalutazione, riutilizzate nei piatti tipici del posto e oggetto di studi. Delle 133 specie rintracciate in tutto il Gargano e dintorni, ben 20 sono endemiche della foresta e vengono utilizzate principalmente nella preparazione del pancotto, il tipo pasto del pastore garganico: per arricchire il pane bollito e condito con olio veniva aggiunta una misticanza a base di queste varie verdure. Ma anche per condire la classica insalata di arance locali come nel caso di fiori di succiamele.

Per saperne di più, molto bello il volume del botanico Nello Biscotti “Botanica delle erbe eduli. Peregrinazioni fitoalimurgiche dal Gargano alle Puglie” – Ed. Centro Grafico Foggia. (ANSA)

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