Puglia: Comuni in rosso, in 14 rischiano il «crac»

giustiziaNei bilanci dei Comuni pugliesi sono nascosti debiti per 2,2 miliardi di euro, pari a circa 550 euro per ciascun cittadino. E un crescente numero di amministrazioni locali si trova in situazione di squilibrio economico-finanziario, cioè con le spese che superano le entrate. Non è il crac, ma alcuni casi vanno osservati con grande attenzione tanto da aver fatto scattare le procedure di rientro previste dalla legge: il più importante è Foggia, in situazione di squilibrio dal 2009 e oggi sottoposta a procedura di riequilibrio. A fare il punto della situazione è stata la Corte dei Conti, che ha presentato la relazione sulla finanza degli enti locali.

Ed in Puglia il quadro è di vigile attenzione, perché alcuni Comuni si trovano in stato di squilibrio ormai fisiologico: 14 quelli accertati nei bilanci 2011, già 12 (ma il dato è parziale perché i termini di approvazione dei consuntivi non sono ancora scaduti) quelli dichiarati in via presuntiva per il 2012. Ed altri 25 Comuni (da Toritto a Vieste, da Salice Salentino a Mottola) sono secondo la Corte in situazione di «squilibrio effettivo »: nel 2011, pur avendo chiuso i bilanci con un avanzo di amministrazione positivo, hanno presentato differenze negative rispetto a fondi vincolati, spese in conto capitale, ammortamenti e debiti fuori bilancio che portano comunque la gestione ordinaria in «rosso».

Nei casi di squilibrio la legge prevede l’intervento della Corte dei Conti, che controlla i bilanci e impone le misure di correzione urgenti: in caso di mancato adempimento scattano una serie di sanzioni (che possono arrivare allo scioglimento del Consiglio comunale), ma per i cittadini queste situazioni significano un incremento delle tasse locali e dei costi dei servizi a domanda individuale (dalle mense ai trasporti agli asili nido).

Ne sanno qualcosa a Foggia, in squilibrio strutturale ormai da 4 anni seppur con saldi decrescenti (46 milioni nel 2009, 22,2 nel 2010, 13,5 nel 2011). Per tentare di evitare il crac il Comune ha chiesto 37,4 milioni attraverso la procedura di riequilibrio pluriennale, una sorta di pre-dissesto che blocca gli eventuali pignoramenti e consente di attingere a un fondo rotativo statale. A fronte del prestito, però, scatteranno le aliquote massime e una serie di vincoli di spesa: si evita comunque il dissesto (che comporta anche l’azzeramento dell’amministrazione), cosa che negli ultimi due anni ha interessato sia San Nicandro Garganico (2012) e Zapponeta (2013).

In situazione di pre-dissesto si trova anche Casarano, in squilibrio finanziario ormai dal 2009: l’amministrazione salentina ha chiesto al fondo rotativo un prestito di 5 milioni, ma sui conti dell’ente è aperta un’indagine della Guardia di Finanza: tra le spese nel mirino, i fondi per le stagioni teatrali e una fideiussione da 1,3 milioni per la ristrutturazione dello stadio comunale.

Complessivamente, ricorda la Corte dei Conti, dal 1989 a oggi sono 37 i Comuni pugliesi che hanno dichiarato il dissesto. Dopo Taranto (2007) non si sono più registrati casi eclatanti, anche se ci sono 5 procedure di dissesto ancora aperte: oltre a quella del capoluogo jonico e dei due piccoli centri dauni, ci sono Guagnano e Palagianello che risalgono addirittura al 1989 e al 1995. Sul fronte complessivo dei bilanci, ai 2,2 miliardi di debiti (in lieve diminuzione rispetto al 2010) si contrappone un patrimonio valutato in 7,7 miliardi. Sono 6 (tutti medio-piccoli) i Comuni che nel 2011 non hanno rispettato in vincoli del Patto di stabilità – esponendosi alle relative sanzioni – mentre il quadro relativo al 2012 si conoscerà soltanto a fine anno.

Massimiliano Scagliarini

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