Varano, la Regione vince la guerra delle vongole

GarganoC’è stato un tempo in cui il lago di Varano, il più grande specchio d’acqua costiero d’Italia, era dominio dei principi di Ischitella e Tarsia, gli antichi feudatari che ne gestivano metà ciascuno incassando i ricchi proventi della pesca. Sono passati più o meno 700 anni. E c’è voluto un giudice – della Repubblica italiana – per dire che quel diritto, esercitato per secoli, adesso è finito per sempre.

Il Consiglio di Stato (sentenza 2339/2013) ha dunque messo fine alla guerra delle vongole, una aspra contesa che per quasi due secoli ha visto contrapposti gli abitanti della zona e gli eredi delle famiglie nobiliari. Nell’ultima battaglia, quella decisiva, c’era da un lato la cooperativa Marica, che ha «ereditato» la concessione demaniale su 45 ettari del lago rilasciata dalla Regione nel 2005 alla ditta Ballarini. Dall’altra parte la società Solemar, che invece si riteneva titolare dei diritti esclusivi di pesca per averli ottenuto in concessione dagli eredi della famiglia Sansone, che a loro volta li avevano comprati nel corso dell’800 dai feudatari del luogo.

Quella del lago di Varano fu una delle prime questioni di cui si occupò la Corte di Cassazione della neonata Repubblica. Che nel 1947 giudicò «legittima» la divisione effettuata oltre un secolo prima, nel 1811, dal commissario del re Biase Zurlo, che in applicazione delle antiche leggi sulla eversione della feudalità divise il lago tra i Comuni di Ischitella, Cagnano Varano e Carpino (che dovettero accontentarsi degli usi civici) ed i principi di Ischitella e Tarsia (che conservarono il «godimento del totale prodotto della pesca»). Nel 1914 il lago divenne proprietà del demanio dello Stato, tuttavia la Cassazione confermò il privilegio feudale. Ora invece il Consiglio di Stato, ribadendo quanto già aveva osservato il Tar di Bari, ha stabilito che il diritto esclusivo dei principi feudali è morto con il testo unico sulla pesca, datato 1931: per conservare i «diritti esclusivi» derivanti da «antico titolo » era infatti necessario un atto di riconoscimento ministeriale. Che per Verano non è mai arrivato. La Regione (rappresentata dall’avvocato interno Leonilde Francesconi) ha di fatto «liberato» la laguna, che ora potrà avere una gestione più trasparente. Magari addirittura un piano regolatore. Sperando che non servano altri due secoli.

m. scagl.

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