Solo la Corte Costituzionale potrà evitare la soppressione del Tribunale

tribunale-luceraMentre continua la questua di promesse nei palazzi della politica di Roma, a cui periodicamente fanno vista le delegazioni dei territori interessati dalla riforma della geografia giudiziaria, sembra ancora più evidente rispetto alle ultime settimane che solo le decisioni della Corte Costituzionale possono fermare il processo di soppressione di 31 tribunali italiani e di tutte le 220 sedi distaccate. In questi mesi comitati piccoli e grandi si sono aggrappati alle speranze di salvezza che hanno trovato nella recente campagna elettorale un ottimo brodo di coltura, cassa di risonanza di comunicatori mediatici che facevano a gara nel salvaguardare i presidi giudiziari nei territori in cui tenevano il comizio del giorno.

L’udienza davanti alla Consulta è stata già fissata per il prossimo 2 luglio, dopo una prima data che invece risaliva a ottobre, ossia successiva all’entrata in vigore dei decreti legislativi prevista per il 13 settembre. L’anticipazione è stata vista anche come un segnale “incoraggiante”, e per ironia della sorte si chiama proprio Giancarlo Coraggio, magistrato napoletano ex presidente del Consiglio di Stato, il giudice relatore nel procedimento alla Corte Costituzionale invocata per la discussione di ben nove ricorsi sullo stesso argomento. In realtà l’esito è tutt’altro che certo, anche perché tra i maggiori sostenitori della riforma c’è proprio la categoria dei giudici che non hanno fatto mistero di gradire una nuova organizzazione della geografia italiana, con meno sedi e uffici dislocati sul territorio nazionale.

Nel frattempo il fortino alzato dal ministero della Giustizia continua a reggere anche perché sostenuto dalla netta presa di posizione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano contro ogni ipotesi di deroga, mentre l’attuale ministro Anna Maria Cancellieri continua a rilasciare dichiarazioni interlocutorie nel bel mezzo del braccio di ferro in corso con il Parlamento che vorrebbe mettere mano almeno parzialmente alla riforma, con dichiarazioni da battaglia arrivate praticamente da tutte le forze politiche. E così continuano a girare bozze di decreti correttivi e soluzioni addirittura inedite finora, come una che vorrebbe che i sei presidi del maxi Comitato “Sei da salvare ” (Lucera, Chiavari, Tolmezzo, Pinerolo, Bassano del Grappa e Rossano Calabro) siano almeno ridotte a “sedi distaccate” dei rispettivi tribunali a cui dovrebbero essere accorpate.

In Via Arenula hanno fatto già sapere che ormai è molto difficile fermare il processo di riorganizzazione che per la Capitanata ha già un suo orientamento piuttosto definito, almeno a giudicare dal parere consultivo espresso dal Consiglio giudiziario della Corte di Appello di Bari: due soli palazzi per un solo tribunale di Capitanata con sede a Foggia che sarà affiancato per cinque anni solo dall’attuale immobile di Lucera in cui confluirebbero le attività delle due sue sedi distaccate di Apricena e Rodi Garganico. Tutto il resto della provincia accorpato al capoluogo, ovvero le attività finora svolte anche a San Severo, Manfredonia, Cerignola e Trinitapoli.

Riccardo Zingaro

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