Casa Sollievo: passivo a quota 148 milioni

casa-sollievo-della-sofferenzaIl debito complessivo ammonta oggi a 340 milioni di euro, somma che crescerà di altri 50 milioni a giugno con l’approvazione dei bilanci 2012. Nei conti dei tre enti ecclesiastici pugliesi c’è un disequilibrio strutturale che li sta lentamente portando al tracollo, schiacciati dalla loro natura ibrida: pubblici dal punto di vista delle prestazioni, privati da quello della gestione. E del meccanismo di rimborso applicato dalle Regioni.

La crisi del Miulli di Acquaviva, con 150 milioni di debiti e una procedura di concordato preventivo già avviata, è dunque solo un pezzo del problema. Ci sono infatti anche i 148 milioni di passivo accumulato negli ultimi anni dalla Casa Sollievo di San Giovanni Rotondo, e i 40 del Panico di Tricase, che alla pari del Miulli sono a tutti gli effetti inseriti nella rete del servizio sanitario regionale e che, con la progressiva chiusura degli ospedali «pubblici» più vicini, si trovano a dover fornire un numero sempre crescente di prestazioni a fronte di un tetto massimo di rimborsi di gran lunga più basso.

Nel 2012 il Dief ha assegnato agli enti ecclesiastici 390 milioni di euro (210 a San Giovanni Rotondo, 110 al Miulli, 71 a Tricase), in base alla somma tra il tetto di spesa e il valore della mobilità: San Giovanni, per dire, garantisce prestazioni per 30 milioni ai residenti di Molise e Campania, mentre il Miulli sviluppa 5 milioni di fatturato con Matera e la sua provincia. Il problema, dal punto di vista degli enti, è che quelle somme non coprono i costi effettivamente sostenuti per i ricoveri, le analisi, gli interventi e le altre prestazioni sanitarie.

Questo per almeno due ordini di ragioni. Primo, perché i rimborsi vengono erogati sulla base dei «Drg», i listini delle prestazioni, il cui ultimo adeguamento risale a 16 anni fa. Secondo perché i tagli conseguenti al piano di rientro hanno rovesciato sugli ospedali ecclesiastici (almeno su due, Tricase e Acquaviva) un numero di utenti maggiore rispetto al trend storico.

L’altro nodo riguarda le cosiddette funzioni non tariffate, cioè i fondi che la Regione stanzia per rimborsare tutto ciò che non rientra nei Drg. Sono somme che vengono assegnate in maniera assolutamente discrezionale, tanto che la Regione le ha utilizzate anche per tappare le falle nei bilanci delle aziende ospedaliere: lo ha fatto ad esempio nel 2012, erogando 100 milioni al Policlinico e agli Ospedali Riuniti di Foggia. Tutto legittimo, trattandosi di scelte discrezionali. Ma gli enti ecclesiastici chiedono almeno che le funzioni assistenziali (l’emergenza, piuttosto che le stroke-unit) vengano valorizzate allo stesso modo rispetto agli ospedali pubblici.

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