Quando passione e curiosità fanno la differenza: il caso Parsley Joe

infinite-state-machine-parsley-joeParsley Joe, un giovane produttore di Rodi Garganico si è fatto un nome sotto l’egida dell’intraprendente etichetta tedesca Plasmapool. In occasione dell’uscita della prima parte del suo secondo album “Infinite State Machine”, che ha riscontrato da subito ottimi risultati nelle classifiche Dubstep e Glitch-hop di Beatport, il magazine online EDM culture ne ha approfittato per intervistarlo.

EDM: Innanzitutto Parsley Joe sta proprio per Giuseppe Petrosino, giusto? Raccontaci un po’ di te e come sei arrivato ad approcciarti con la musica elettronica.

PJ : Si esatto, quando 5-6 anni fa mi sono avvicinato alla musica elettronica, mi sono trovato a dover scegliere uno pseudonimo: sapevo che Petrosino in realtà significasse “prezzemolo”, così, quasi per gioco, cercai il termine in inglese: “parsley”… da lì il nickname “Parsley Joe”. Può sembrare strano, ma il mio avvicinamento alla musica elettronica è molto semplice, è il frutto spontaneo di due mie grandi passioni, la musica e l’informatica. Fin da piccolo giocavo a smontare e rimontare giochi elettronici o il mio pc e le sue parti per comprenderne il funzionamento e poi a programmare con linguaggi semplici. Allo stesso tempo però ho ricevuto un’educazione musicale conservatoriale (6 anni di chitarra classica). Poi ho scoperto i primi software professionali per comporre musica, e da allora non ho mai smesso di produrre.

EDM: Sappiamo che sono ormai più di 2 anni che sei nel rooster Plasmapool, come ti trovi?

PJ: Alla grande, la PME è davvero un’ottima grande famiglia. La possibilità di lavorare a contatto con i miti come Dyson e Fustang che ho sempre stimato e che hanno segnato la mia “EDM Culture” è sempre stata un grande fattore di motivazione per me. Inoltre lì ho avuto il piacere di conoscere e di collaborare con altri grandi artisti come gli italiani FatBlock e TheRio (che mi hanno un po’ fatto da maestri) e l’americano Pierce G.

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EDM: Anche nel tuo ultimo lavoro “Infinite State Machine Pt.1″ abbiamo notato una certa padronanza con vari generi, dalla progressive house alla dubstep… cos’è cambiato però rispetto al tuo primo album “Happy Endings”?

PJ: Happy Endings è stata una prima grande raccolta di mie esperienze, sfide personali e sperimentazioni. Grazie ad essa sento di essere artisticamente cresciuto davvero tanto, di aver iniziato un percorso (strano vero? Si parlava di “Finali Felici”! ). Invece Infinite State Machine (Parts 1 + 2) è incentrato su un unico grande tema, ossia l’informatica, e ho cercato di raccontare qua e là le differenze tra la creatività umana e quella di un’ideale “macchina a stati infiniti” (ossia capace di fare tutto, e in modo imprevedibile). Nella parte 2 cercherò di spiegare che è proprio grazie alla limitatezza dell’uomo che egli è in grado di comunicare emozioni attraverso la musica (ci sarò riuscito?).

EDM: Hai avuto l’opportunità di rilasciare remix ufficiali ad esempio per Mord Fustang, Miles Dyson, Hypster.. qual’è quello di cui vai più fiero?

PJ: Attualmente quello di Mord Fustang – The Electric Dream, ma solo perché forse sono affezionato a quella traccia: è stato il primo remix importante per me, ed inoltre ho dovuto superare una piccola selezione interna per poterlo rilasciare: per quel “piccolo” Parsley Joe di due anni fa era davvero qualcosa di grande.

EDM: Come ti approcci solitamente ai tuoi progetti?

PJ: Devo dire in modo un po’ casuale: ho un’ispirazione che va e viene. Per questo a volte parto con un’idea o una melodia in testa; altre volte parto allegramente a “caso” finché la traccia non prende un senso (o finché non finisce nel cestino perché non ha preso alcun senso).

EDM: In che consiste il tuo equipment?

PJ: Per ora ho solo un MacBook Air 2013 e una M-Audio Keystation Mini 32. Cerco di compensare però con tanta voglia di fare buona musica!

EDM: Quali artisti della scena ti influenzano maggiormente e con chi vorresti collaborare?

PJ: Wolfgang Gartner, deadmau5, Mord Fustang, Knife Party, Zomboy, KOAN Sound, Haywyre, Netsky e Savant sono solo alcuni dei “grandi” che mi hanno sempre ispirato. In realtà sono felice di collaborare con chiunque abbia voglia di creare qualcosa di interessante e originale… anche se, solo l’idea di un progetto a quattro mani con uno dei grandi nomi sopraelencati mi fa venire la pelle d’oca!

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