L’esperienza di Mauro del Giudice vicepretore di Rodi Garganico

il Magistrato Mauro del GiudiceL’inflessibile giudice istruttore del processo Matteotti fece tremare il Duce. Originario di Rodi Garganico, raccontava così la sua esperienza di vicepretore proprio a Rodi negli anni tra il 1886 ed il 1888.

«Il coraggio nei giovani se irrita i cuori dei codardi, piace invece ed è apprezzato dagli animi generosi e leali.

Paolo Mazzella, allora procuratore del re a Lucera e che poi raggiunse nella magistratura il posto altissimo di primo presidente della Corte di Cassazione, non esitò, ad occasione che sul finire di quello stesso anno si era verificata la vacanza del posto di vice pretore mandamentale in Rodi Garganico, a proporre in sostituzione del dimissionario avv. Antonio de Grazia il mio nome come successore, come ebbe a parlarne all’on. Deputato Carlo Libetta, che di questa pretura s’interessava per me. La proposta del cav. Mazzella venne accettata e fu fatta propria dalla procura generale del ministero. Così ottenni la nomina desiderata, ed entrai in possesso dell’ufficio addì 27 Febbrajo del 1886.

Cominciava per me un nuovo periodo di vita, periodo di intenso lavoro e di studio e che poneva finalmente termine alla noia e al cattivo umore, da cui ero stato tormentato per oltre tre anni. Il mio coraggio si ridestava; l’avvenire si presentava alla mia mente meno buio di come me lo andavo immaginando prima; rinverdiva in me la speranza di potere un giorno uscire finalmente da Rodi, che mi faceva l’effetto di una vasta prigione.

Ma un imprevisto avvenimento venne all’improvviso a gittare turbamento e lo scompiglio nel mio animo. Non erano trascorsi ancora venti giorni da quando avevo preso possesso della carica, allorché, all’improvviso, pervenne al titolare della pretura l’ordine di recarsi senza indugio a reggere la Pretura viciniore di Viesti, che per la partenza del titolare era rimasta vacante.

Non potrei facilmente descrivere lo stato di agitazione e di perplessità in cui mi precipitò questo inatteso evento. Avevo pochissima pratica dell’ufficio ed avevo sperato di fare qualche tirocinio sotto la direzione del titolare, allo scopo d’impratichirmi a poco a poco dei vari rami del servizio, e l’improvvisa partenza del Pretore faceva crollare questa speranza, ponendomi bruscamente di fronte a difficoltà impreviste.

Ma la fortuna in quel frangente mi soccorse come meglio non avrei potuto attendermi. Era cancelliere della pretura il signor Adriano Fabrocini, vecchio, esperto ed intelligente funzionario, che proveniva dall’amministrazione del cessato regime borbonico. Comunque per la sua nobiltà e cultura non solo giuridica, ma anche letteraria avrebbe meritato di salire a’ posti superiori, ma un po’ per mancanza di appoggio e di protezioni ed un po’ perché proveniva dall’organico del vecchio regime, era dopo tanti anni di lodevole servizio rimasto cancelliere di Pretura. Trovavasi da sei o sette anni a Rodi, ove aveva maritato l’unica sua figliuola. Col Fabrocini avevo, fin dal mio ritorno da Napoli, stretto cordiale amicizia, la quale durò fino a che visse. Egli, scorto il mio imbarazzo, mi disse: “Non si scoraggi; vedrà che riuscirà a superare agevolmente tutte le difficoltà che prevede, a condizione però che s’impegni a dedicare il suo tempo all’ufficio. “Regnum regnare docet”. Occorre che ella si occupi in ispecial modo a studiarsi le produzioni delle cause civili e commerciali che sarà chiamato a decidere: quanto al resto si fidi di me, ché sarà mia cura pensare al disbrigo della posta ed al buon andamento del servizio nella parte esclusivamente burocratica, a cui cercherò gradatamente estradarla. Vedrà che in meno di un mese, se verrà tutti i giorni in pretura, s’impossesserà della pratica di tutti i rami del servizio e ne saprà forse più dello stesso titolare”.

Il discorso del Fabrocini mi rianimò, ed io mi misi alacremente al lavoro, ponendo in non calo qualunque altra occupazione. Infatti la reggenza ebbe la durata di quasi cinque mesi; e le cose procedettero come meglio non avrei potuto desiderare. In quel lasso di tempo acquistai la conoscenza completa di tutti i rami di servizio della Pretura. Nel successivo anno 1887 vennero in Rodi il procuratore del Re, cav Giuseppe Calvitti, succeduto al Mazzella che era passato nella magistratura giudicante, e il Giudice capo cav. Filippo Riora per un processo di interdizione di una signorina inferma di mente; e poiché, per l’assenza del titolare, mi trovavo a reggere temporaneamente l’Ufficio, dovetti far loro, per così dire, gli onori di casa, ed accompagnarli per il paese. Entrambi mi eccitarono a fare domanda di ammissione agli esami pratici di Pretore, che dovevano aver luogo nella primavera del successivo anno 1888. Seguii il loro consiglio, senza però della cosa fare nulla trapelare in paese e nella famiglia. Nell’Aprile del 1888, avendo avuto invito di presentarmi davanti la Corte di Appello per sostenere gli esami, partii dicendo in famiglia che mi assentavo per fare una corsa a Napoli.

Venni in Trani e subii l’esame, riportando quaranta punti su di un massimo di 44, riuscendo il primo fra i quindici che affrontavano la prova. Telegrafai a mio padre l’esito dell’esame, ed a casa mia rimasero stupiti, giacché avevano saputo che mi ero recato a Napoli. Tornato in famiglia, fui festosamente accolto, come pure ebbi le congratulazioni di amici e congiunti, essendosi sparsa la notizia in paese dell’esito favorevolissimo dell’esame da me subito (sostenuto)».

Mauro Del Giudice

(Dalle Memorie autobiografiche inedite, trascritte da Teresa Maria Rauzino)

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