Redditi bassi e consumi alti: i pugliesi nella hit degli evasori

guardia-di-finanzaO sono spendaccioni o sono evasori. Delle due l’una. Non ci sono altre spiegazioni al fatto che i pugliesi vivono ben al di sopra delle proprie possibilità. Praticamente spendono più di quello che guadagnano. Almeno sulla carta. In realtà, infatti, il divario accentuato e persistente tra reddito disponibile e benessere effettivo delle famiglie vuol dire guadagni in nero e redditi occultati; in una parola evasione. A tracciare la mappa del rischio di infedeltà fiscale è “Il Sole 24 Ore” che, in un’indagine del Centro studi Sintesi, elabora un indicatore del potenziale di evasione. Nella classifica del rischio la Puglia balza ai primi posti insieme a quasi tutte le regioni del Mezzogiorno d’Italia.

Con Sicilia, Calabria, Sardegna e Campania la nostra regione, al quinto posto, è quella che ospita un gran numero di cittadini con un alto tenore di vita e un basso reddito. In alcuni casi, certo, si tratta di pugliesi in difficoltà che, con la crisi e improvvisi licenziamenti o cassa integrazione e conseguenti crolli del reddito, fanno ricorso ai risparmi, all’aiuto dei familiari o ai prestiti. Ma, complessivamente, il fenomeno perdura da anni ed è strutturale. I dati, dunque, diventano più di un semplice indizio: dietro quel divario tra livello di benessere e reddito disponibile si nasconderebbe una corposa economia sommersa fatta di lavoro nero e dichiarazioni fiscali taroccate.

L’indicatore elaborato dal Centro studi Sintesi segna, per la Puglia, quota 65 a differenza, per esempio, dell’Emilia Romagna che ha un punteggio di 147 ed è considerata la più virtuosa. Per leggere i numeri bisogna considerare che l’indicatore ha come media nazionale un valore pari a 100: i punteggi bassi denotano che i redditi sono tendenzialmente inferiori al tenore di vita e c’è un potenziale rischio di evasione fiscale; i punteggi superiori a 100, invece, dimostrano che i livelli di benessere sono inferiori o in linea con il reddito dichiarato. Per misurare il tenore di vita sono state considerate le spese per il carburante e per l’energia elettrica, i consumi alimentari, le automobili circolanti e il numero di abitazioni di lusso. In Puglia dunque ci sono auto di grossa cilindrata e ville a cinque stelle a fronte di redditi decisamente più modesti. C’è da dire, però, che il risultato pugliese, calcolato sulle dichiarazioni dei redditi 2011, è decisamente migliorato guadagnando 7 punti: nel 2010 l’indicatore del divario tra benessere e reddito nel tacco d’Italia segnava 58. In un anno, dunque, sono aumentati i redditi dichiarati al Fisco ed è diminuito il potenziale di evasione. La distanza dal Nord, dunque, si assottiglia ma la Puglia, con il Sud, rimane fanalino di coda. Una spiegazione può essere data anche dal più ampio ricorso al lavoro nero che si fa nel Mezzogiorno.

Nella classifica della fedeltà fiscale stilata provincia per provincia, tra quelle pugliesi è Bari quella, si fa per dire, più “virtuosa”: il capoluogo pugliese si piazza al 66esimo posto su 103 posizioni. Rispetto al 2010, però, quando si piazzò 63esima, la provincia di Bari perde tre posti. Più in basso si trova Taranto, 67esima con Sondrio e Oristano. Sono potenzialmente più inclini all’evasione i residenti nella provincia di Foggia, al 71esimo posto in compagnia dei contribuenti di Cosenza e Catanzaro: anche Foggia perde 7 posti rispetto al 2010. Rimane stabile al 77esimo posto Lecce dove si accentua il divario tra tenore di vita e dichiarazione dei redditi. A pari merito c’è Brindisi che guadagna, però, ben 10 posizioni da un anno all’altro. Nella hit nazionale le province ritenute fiscalmente più fedeli sono Milano e Bologna: auto di grossa cilindrata e ville con piscina, certo, ci sono, ma allo stesso tempo i redditi dichiarati sono più alti e dunque più in linea con il tenore di vita.

Da oggi, intanto, anche in Puglia entra in vigore il redditometro che stanerà proprio chi ha speso di più di quel che ha guadagnato. La luce rossa si accenderà per quei contribuenti per i quali risulterà un divario di almeno il 20% tra reddito dichiarato e reddito speso. A quel punto l’Agenzia delle Entrate invierà un avviso ai segnalati che dovranno giustificare le spese eccessive, dimostrando che si tratta di soldi risparmiati negli anni precedenti oppure di prestiti o donazioni da altri familiari. Ma non sarà ancora un accertamento formale, che scatterà solo in assenza di spiegazioni convincenti da parte del contribuente e dopo un contraddittorio più approfondito. I contribuenti pugliesi sono circa il 6% del totale in Italia e nell’ultimo anno hanno dichiarato oltre 40miliardi di euro.

Peraltro sono 4.933 gli evasori totali scoperti dalla Guardia di Finanza da gennaio ad oggi. Hanno nascosto redditi per 17,5 miliardi di euro e 1.771 di loro sono stati denunciati, nei casi più gravi, per omessa dichiarazione dei redditi. Si tratta – spiegano alla Guardia di Finanza – di soggetti che, pur svolgendo attività imprenditoriali o professionali, erano completamente sconosciuti al Fisco ed hanno vissuto alle spalle dei contribuenti onesti, usufruendo di servizi pubblici che non hanno mai contribuito a pagare, intestando spesso beni e patrimoni a prestanomi o a società di comodo.

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