Il prefetto: «Manca la reazione dei cittadini»

prefetto_latella-luisaL’ennesimo grido d’allarme sulla situazione della criminalità l’ha lanciato il prefetto Luisa Latella incontrando l’altra sera i giornalisti. «Non vedo reazioni al reato, Foggia e la Capitanata sono ad un bivio e se non reagiscono rischiano di essere risucchiate dalla delinquenza»: da qui l’appello ai cittadini «perchè ci sia una reazione di tutti noi, noi siamo lo Stato, tutti e non solo le istituzioni». I numeri dicono che a Foggia nel primo quadrimestre ci sono stati 395 danneggiamenti, 38 danneggiamenti seguiti da incendi e sole 14 denunce (in provincia i numeri parlano di 1077 danneggiamenti, 135 incendi e 59 denunce di estorsione). «C’è un atteggiamento culturale che indica una vicinanza con la criminalità» l’analisi del prefetto.

«Spesso una parte dell’imprenditoria china la testa, ma lo fa per quieto vivere. Abbiamo scelto di riunire il comitato per l’ordine e la sicurezza allargato anche al magistrato della dda perché gli episodi di natura estorsiva si sono ripetuti». Il territorio «è caratterizzato da una forte illegalità, diffusa in tutti i settori non solo imprenditoriali ma anche quelli della pubblica amministrazione: si è anche accentuato per la crisi economica anche il numero dei reati legati alla microcriminalità. Quello che abbiamo condiviso l’altro pomeriggio nel corso della riunione» ha detto il prefetto «è che manca una reazione al reato. Da qui nasce la posizione del procuratore aggiunto della Dda Pasquale Drago che ha affermato che l’imprenditoria foggiana china un po’ troppo la testa alla criminalità. Io ho definito questa terra una provincia in bilico. Foggia è ad un bivio. Però ci tengo a dire che in questo territorio ci sono ancora tantissime forze sane».

La reazione «non deve esser fatta solo di manifestazioni, cortei e convegni. Ci vogliono atti concreti, ovvero denunce; il criminale va messo nell’angolo. Dobbiamo collaborare tutti alla stessa stregua, il rischio è che l’imprenditoria possa cadere nelle mani della criminalità. Non si può pensare che la militarizzazione di un territorio possa risolvere i problemi e salvi dalla criminalità. In una provincia di quasi 800mila persone c’è un tasso di illegalità di quasi il 40%, il che significa che buona parte dei foggiani ha la tendenza a delinquere. E’ assurdo pensare che dietro ogni cittadino si possa mettere un carabiniere o un poliziotto».

Quanto alle intimidazioni spesso firmate dal racket «toccano un po’ tutti, dal piccolo commerciante al grande imprenditore. Il problema della criminalità organizzata è innanzitutto quello di affermare il proprio potere sul territorio: per questo dico che è pericolosa la mancata collaborazione, perché quel potere si consolida e diventa definitivo. Il fenomeno mafioso si riuscirà a sradicare quando si cambierà la mentalità, cioè quando la reazione non viene solo da chi sta in divisa ed interviene con la magistratura quando il reato si è già realizzato. Ora c’è una nuova forte aggressione criminale sul territorio: l’intensificazione della presenza di forze dell’ordine è costante, ma non basta il controllo del territorio. Ci deve essere una reazione che parte dal basso e che deve partire da tutti: solo così si può sconfiggere una criminalità che diventa sempre più pesante ed invadente».

1 Commento

  1. Corri Corì

    Aspettare il cambiamento di “mentalità” per sradicare il fenomeno mafioso mi pare davvero l’ennesima ammissione di fallimento delle istituzioni oltre che una colpevole utopia.
    Il rapporto tra subcultura e criminalità è biunivoco: non solo la prima alimenta la seconda, ma la criminalità, agendo come un’erba infestante, soffoca le forze positive della popolazione, con il rischio che anche queste siano ad un certo punto costrette a ripiegarsi su se stesse.
    Se a questo si aggiunge che i soggetti più giovani e intellettualmente più forti troppo spesso sono costretti ad abbandonare le comunità provinciali d’origine e che qui restano a pascere le fasce sociali più deboli e più facilmente reclutabili dai gruppi criminali (criminalità forse da noi non ancora organizzata, ma che si sta organizzando…), se si considera tutto questo, allora il prefetto e le istituzioni non possono pensare di riversare sulla popolazione che c’è (e non su quella che ci piacerebbe ci fosse) l’onere di porre argine ai fenomeni delittuosi che si stanno verificando.
    Se serve una militarizzazione del territorio, che si faccia una militarizzazione del territorio. Adesso che potrebbe bastare. Tra un po’ di tempo certamente non basterà neppure quella.
    La storia c’insegna che la mafia nasce in piccolo, e spesso nasce persino con delle “giustificazioni” legittime, ma poi si rigonfia e si ramifica e si attacca ad ogni aspetto della vita, politica, commerciale, sociale.
    Che le istituzioni intervengano bruscamente e la smettano di cercare scuse.
    Serve urgentemente un loro intervento serio. Serio.

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