Venerdì Santo, don Michele Pio Cardone: «Rodi non è il Far West»

don-michele-pio-cardoneStasera non parlo del Crocifisso e del suo dolore, ma voglio parlare a Lui, davanti a voi e anche a nome vostro. Signore Gesù, tu hai detto: «Oggi sarai con me in paradiso» (Lc 23,43). Mi piace pensare che tu rivolgi a noi queste parole per richiamarci a ridare a Rodi Garganico l’antica fama di “più bella città dei mortali”. Ci chiami a rendere Rodi Garganico la nostra città segno della Città Santa, della Nuova Gerusalemme (cfr. Ap 21, 1-27), non solo per le sue bellezze architettoniche, ma perchè agli afflitti viene reso il servizio della consolazione e quello della astersione delle lacrime (cfr. Is 25, 8; Ap 21, 4), perchè i concittadini si offrono amicizia, perchè l’indifferenza è rifiutata da tutti. Aiutaci a a fare nostre le parole di Papa Francesco “Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo custodi della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo”. Il Paradiso, se vogliamo, può essere già tra noi. Tocca a noi costruirlo e scoprirlo. Gesù,Rodi non è diventata una specie di Far West in cui vige l’anarchia e la violenta legge del più forte ma è una città piena d’amore di quell’amore che morendo sulla croce tu ci hai insegnato.

Non meravigliarti se in giorno santo come questo, voglio raccomandarti i morti e i vivi, di questa nostra città. Cosa ci aspetta? Non lo sappiamo ma perchè dobbiamo perdere la speranza e la fiducia? Aiutami, ti prego, a capire e ti prego aiuta a chi appartiene la competenza a decidere sempre per il bene della gente, della mia gente.

Ora Signore non posso fare a meno di parlarTi del tuo: «Ecco tua madre! Ecco tuo figlio » (Gv 19, 27). Ti voglio ricordare i Figli e i mariti che partivano e che partono ancora alla ricerca di una vita serena , spose e madri che piombano e sprofondano nella più tristi delle desolazioni. Per ogni madre i figli sono figli e nessuna vuole che il proprio figlio si allontani, viva e si senta straniero o clandestino. Tu, Gesù, hai affidato tua Madre a Giovanni e agli amici più cari, io stasera affido a te i giovani, i figli, assieme alle madri, le nostre madri Signore. Tu le conosci tutte e conosci il loro gran cuore Il tuo grido mi assorda: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». È lo stesso grido dei poveri della città. Gesù, mi sento così impotente nei confronti di chi ha perso il lavoro di chi in lacrime mi racconta la sua storia. Lo stesso sentimento provo per tanti giovani splendidi. Molti di loro, lo sai, sono giovani scartati dalla scaltrezza di molti mediocri … Io Parroco, dico loro di sperare, di non arrendersi, di lottare ma sono stanchi di aspettare. Certo Signore, per tua grazia, non mancano i giusti e gli onesti … anche se nella nostra terra c’è chi taglieggia chiedendo il pizzo; anche qui c’è chi spaccia e delinque; chi usa la violenza per trarne profitto. Anche tra i nostri adolescenti e non solo si afferma la moda del branco e si diffonde il malcostume del non rispetto per il debole. Aiutaci, Signore, a capire che vivere è anche altro.

Le tue parole: «Ho sete» (Gv 19,28), mi fanno pensare a Madre Teresa. Lei, piccola suora, si seppe fare Goccia nell’oceano dei bisogni dei poveri. Senza questa Goccia quanti poveri sarebbero stati ancora più soli e più poveri?

Fa’ che a noi non venga mai a mancare l’entusiasmo di far qualcosa per estinguere la tua sete che è dei tuoi figli; fa’ che i consigli dei finti buoni: «ma chi te lo fa fare!… finiscila!… chi ti credi di essere!… », non spenga la generosità di molti.

Hai detto: «Tutto è compiuto» (Gv 19,30). Risento ancora questa tua parola. Tu, coi tuoi 33 anni puoi esclamare di aver portato a compimento ogni cosa, noi invece abbiamo ancora tanto da fare e da impegnarci.

Nella nostra città tanto bene ancora si deve fare . Che ognuno faccia bene la sua parte. Che tutti – lo ripeto – possano cercare il bene comune.

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). Gesù sino alla fine hai gridato la tua fiducia nel Padre. Fattelo dire, sulla croce sembri un perdente. Invece fino alla fine hai detto no al disimpegno, all’inerzia, alla pigrizia. Fino alla fine ci hai insegnato che non c’è spazio per la neutralità. Che con te non si può giocare al ribasso. Fino alla fine ci hai insegnato che un mondo migliore è possibile e che è venuta l’ora di farlo. E allora facci capire che bisogna muoversi perché la Pasqua, è movimento; è vita; è danza di Dio con gli uomini e per gli uomini; è fuoco che arde anche nel nostro cuore; è luce che dilegua le tenebre della morte e si apre ai tepori primaverili della pace.

Aprici il cuore e donaci forza. Facci capire che è ora di muoversi perché laddove arrivi tu c’è sempre vita vera; perché Tu, il Cristo crocifisso e risorto, sei la nostra gioia e vuoi la nostra gioia …

Facci capire, Signore, che
il mondo si muove se noi ci muoviamo,
cambia se noi cambiamo,
si fa nuovo se noi ci facciamo nuove creature,
ma che il mondo peggiora se non sappiamo
cogliere il bello che tu hai messo
dentro ognuno di noi.
Il mondo nuovo incomincia
se ognuno comincia a divenire un «uomo nuovo».
E in questa città non saremo mai uomini nuovi se continueremo a puntarci il dito l’uno contro l’altro.
Signore dacci il coraggio di fare ognuno la propria parte
per non schierarci o non essere schierati
dalla parte di Giuda.
Voglio concludere con Maria, l’Addolorata, madre nella fede e della speranza:
Ave Maria

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