Le venti giornate di Rodi Garganico. The day after

protesta-tribunale-rodiIl giorno dopo è tutto ancora più difficile da digerire, ma sorridi al solo pensiero che per prelevare i fascicoli dal Tribunale di Rodi Garganico soppresso, sono intervenute in massa le forze di Polizia, pronte allo scontro fisico con “i dimostranti delle 20 giornate di Rodi”; tapini coloro che hanno “organizzato” l’attacco, ché hanno ritenuto che gli avvocati di Rodi Garganico e zone limitrofe non sapessero cosa vuol dire rispettare un provvedimento giurisdizionale, per quanto abnorme. Tapini, perché non conoscevano il nostro motto che, fin dalle prime battute, è stato primum non nocere  – anzitutto non nuocere a nessuno -. Invece, costoro, si sono immaginati di trovare sul luogo dei novelli Masaniello. E penso agli agenti, qualcuno dei quali è stato richiamato in servizio perché magari aveva il sabato libero, partire alla volta di Rodi Garganico e, durante il percorso, lucidare i manganelli, perché chissà cosa gli avevano raccontato di noi. La delusione dev’essere stata grande.

Primun non nocere, anche se quel provvedimento è abnorme. Sì, abnorme, perché il giorno dopo è quello dei mille pensieri che riportano al percorso che hai condiviso con gli altri amici e colleghi ed è anche il momento in cui vai a rileggere, con maggiore serenità e raziocinio, i motivi per i quali un T.A.R ha condiviso la scellerata riforma della geografia giudiziaria, almeno per quanto riguarda la chiusura del Tribunale di RODI GARGANICO, distante miglia dalla sede accorpante. Il giorno dopo leggi con raziocinio e cerchi nelle motivazioni del provvedimento di chiusura lo stesso raziocinio. Leggi e rileggi le carte del T.A.R. e ti sforzi di convincerti che loro sono “esperti” e conoscono la materia, per cui è solo colpa tua se non cogli quali sono state le ragioni della avversa decisione. E si riprova, si rilegge, perché è il giorno dopo, e bisogna mettere da parte gli entusiasmi delle prime ore; il giorno dopo è il momento di capire, ma non capisci ancora il perché. E allora t’incazzi con te stesso. Oh, fai l’avvocato! Leggi meglio, dev’esserci qualcosa che ti sfugge. Il giorno dopo ci hai messo il tuo raziocinio ma non lo hai trovato nel provvedimento che ha sancito la catalessi del Tribunale di Rodi Garganico, perché non è morto il nostro presidio giudiziario e rivivrà. E così il giorno dopo diventa quello della rabbia maggiore, perché ti rendi conto che hanno chiuso il tuo Tribunale sulla base di un nulla giuridico.

Il giorno dopo è quello degli abbracci fra quelli che hanno combattuto, ciascuno con una sua storia da raccontare, ciascuno con i suoi problemi, le sue ansie e i suoi ricordi, sviscerati come mai prima nel bivacco organizzato davanti al Tribunale. Ognuno ha scoperto cosa c’è sotto la toga dell’altro. Fra tutti i pacifici manifestanti ricordo Sveva, la bambina di Annalisa, di pochi mesi, che mi ha conquistato e che ho fotografato, col permesso della madre, e che sicuramente è stata la più piccola resistente. Bellissima! Voi tapini avete avuto paura anche di Sveva e avete inviato agenti in tenuta antisommossa. Sarebbe stato meglio fornirli di un biberon di latte per la piccola. Ah, anche qualche pannolino sarebbe stato gradito.

Il giorno dopo è anche il ricordo recente di persone che non avevi mai conosciuto prima, se non superficialmente, e che hai apprezzato da subito per la loro intelligenza, sensibilità, cultura e partecipazione assolutamente disinteressate: Teresa Maria Rauzino e Raffaele Vigilante, non avvocati, ai quali si dovrebbe dare una laurea honoris causa in giurisprudenza. I nostri, Marco Sciarra e Michele Azzellino, che prima o poi vorrei incontrare di persona, che hanno pubblicato quotidianamente le cronache della “resistenza pacifica”.

Noi ci batteremo ancora con il coltello fra i denti per riconquistare il Tribunale di Rodi Garganico ed inizieremo presto. Una chiosa, per coloro che hanno ordinato l’attacco a Rodi Garganico: il coltello fra i denti è solo una metafora, non allertate le forze di Polizia, sarebbe inutile. O è meglio che vi spieghi cos’è una metafora, non vorrei mai… Ah, se manderete ancora gli agenti, ricordate loro di portare qualcosa per Sveva.

“Mettete dei fiori nei vostri cannoni…”, cantavano I Giganti nel 1964, qui i manganelli e le armi non servono.

avv. Giuliano Iovane

4 commenti

  1. Lucia Cardillo

    Abito di fronte al “nostro” tribunale e quando ieri mattina, precisamente alle 6,30, è arrivato quel dispiegamento di forze militari anch’io ho sorriso (amaramente) per l’inutilità di quello spreco di risorse umane e di mezzi… Da rodiana voglio ringraziare tutti voi che avete “combattuto” e sofferto per salvare il nostro tribunale, siete stati davvero meravigliosi!!! io ho visto le notti insonni che avete passato sotto una tenda improvvisata o dentro le vostre macchine qui nel piazzale, fermi e tenaci anche sotto gli acquazzoni dell’ultima settimana… grazie per il vostro entusiasmo che ci ha coinvolto e ci ha fatto sperare in un finale diverso…

  2. non avrebbero dovuto trovare i fascicoli ma la loro cenere

  3. Max Conte

    sembra che abbiamo definitivamente perduto la guerra. Abbiamo solo ricevuto un buffetto pesante ma un buffetto perche il ricorso pende. E confido che quando sarà discusso in pubblica udienza i nostri Difensori avranno modo e tempo di illustrare le nostre ragioni. Ora si trattava di erigere una barriera, di stoppare un provvedimento iniquo. Operazione riuscita a metà e solo con le nostre forze e l’aiuto del Prof. Follieri. Ora occorre prepararsi per il merito ed insistere e resistere mentre ci avviciniamo a Foggia. Ciao a tutti e coraggio non è ancora finita

  4. Tutela Tribunale Rodi Gco

    bravo, ripartiamo ,anzi, siamo già ripartiti!

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