Iscrizioni online, rischiano di saltarla i ceti meno abbienti

scuolaScade oggi il termine per la presentazione delle iscrizioni online nella scuola, ma in Capitanata rischiano di restare fuori qualche migliaio di studenti stando al sondaggio effettuato in prossimità della chiusura dei termini dalla Cisl scuola. I dati più preoccupati sono riferiti agli istituti professionali e alle scuole medie e delineano una situazione alquanto indicativa del livello «sociale» delle famiglie coinvolte. «La scarsa informatizzazione sia strumentale che culturale è piuttosto diffusa – dice il segretario della Cisl scuola, Francesco Basile – e può essere questa la causa principale del prevedibile crollo di iscrizioni».

Ma andiamo con ordine. In base a un campione di 25 scuole medie per monitorare le iscrizioni dalla terza media al primo superiore, la Cisl scuola rileva che il 28% degli alunni di terza media non ha ancora fatto l’iscrizione al primo superiore. A macchia di leopardo invece il dato riferito alle scuole superiori (dieci quelle monitorate). Nei licei le iscrizioni sono pressoché in linea con quelle attese, mentre negli istituti tecnici i numeri risultano leggermente inferiori rispetto alle previsioni. Il dato in assoluto più grave riguarda gli istituti professionali: risultano pervenute solo il 50% delle iscrizioni rispetto allo scorso anno (il sondaggio è stato condotto qualche giorno prima delle elezioni del 24-25 febbraio). «Tenuto conto che i figli dei professionisti e dei lavoratori stabili e del ceto medio-alto frequentano prevalentemente licei e poi istituti tecnici – l’analisi di Basile – ne consegue che il meccanismo delle iscrizioni on line danneggia quasi prevalentemente chi non dispone di adeguate competenze informatiche e chi versa in condizioni economiche disagiate tanto da non potersi permettere tali strumenti».

I termini si sono aperti il 21 gennaio scorso, «ma le famiglie pur avendo ricevuto il massimo dell’assistenza tecnica dalle scuole – sottolinea il segretario della Cisl – hanno manifestato in tutto questo tempo una certa ritrosia nell’adempiere a un compito previsto dalla legge». In ogni caso il sindacato ha contestato le parole del ministro dell’Istruzione, Profumo, che ha preteso il «rispetto delle date» e dunque escludendo qualsiasi ipotesi di proroga dei termini come invece lo stesso sindacato ha auspicato tenuto conto della situazione che potrebbe manifestarsi in Capitanata. «Sono parole – dice Basile – che ci sembrano autoritarie e rischiano di essere altamente penalizzanti proprio verso chi ha maggiore bisogno di istruzione». Una speranza per i ritardatari esiste: le scuole hanno tempo fino al 10 marzo per immettere i dati nel sistema, come si comporteranno davanti a una scheda compilata alla vecchia maniera?

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