Cittadinanza autonoma dalla Politica, non dalla Repubblica

Protesta chiusura Tribunale Rodi Garganico

Foto di Teresa Maria Rauzino

Continuo a credere che la proposta autonomista e provocatoria anche del nostro consiglio comunale sia una scelta che non porterà assolutamente a nulla, se non a dare l’impressione di essere dei “poveracci”.

Lo penso per una serie di motivi.

Il primo viene dall’esame delle motivazioni che hanno spinto i sindaci, e non solo, a proporre questo gesto da loro considerato forte. Si aspettano, plausibilmente, che questa presa di posizione possa suscitare una certa impressione sul governo.

Ma a me pare dimentichino chi siano i nostri politici di Roma. Non è certo gente da cedere dinanzi ad un obbligo istituzionale, figurarsi morale. In Italia, iniziative molto più poderose di questa hanno sempre fallito: la stessa “Padania” di Bossi viene considerata un’utopia folkloristica nonostante vanti rappresentanti in parlamento.

E questo perché le istituzioni centrali e la politica che si svolge in quelle stanze sono assolutamente distaccati dalla base nazionale dello Stato.

In altri termini, i cittadini vengono coinvolti esclusivamente in occasione delle tornate elettorali, quando agli uomini politici serve una legittimazione costituzionale alla permanenza nelle camere del potere.

Anche ripercorrendo la nostra storia, i movimenti spontanei dal basso non hanno mai, dico mai, veramente avuto un peso specifico sulle decisioni della politica se non quando sostenute da poteri (economici) forti.

E’ sempre stato così, e noi non siamo avulsi dalla storia.

Peraltro la presa di posizione dei sindaci non ha avuto ancora alcun risalto nazionale. Altro che boom mediatico. A questo si aggiunge la visione emotiva che, giustamente e comprensibilmente, i professionisti e i politici locali hanno della protesta che con tanto merito e ardore stanno conducendo.

Ma è un amore non ricambiato.

Avverto e sono partecipe delle emozioni di questo momento, ma, allo stesso tempo, a mente lucida, mi pare che il pericolo maggiore sia che ciò che a noi pare sia, e viviamo come, una grande impresa ed una grande rivoluzione, a Roma giunga solo come il leggero ronzio di un moscerino. E poi vi sono ovvie ragioni di mantenimento dell’ordine pubblico.

Anzi da questo punto di vista, questo tipo di iniziative (a cui peraltro non crede nessuno, per l’impossibilità stessa di un’attuazione…) potrebbero addirittura avere un effetto contrario rispetto a quello sperato. Lo Stato è, prima di tutto, tutore dell’ordine pubblico e dell’unità del Paese, non può certo farsi mettere in scacco da uno sparuto gruppo di sindaci. Ma neanche da un intero territorio che, per quanto possa (meritoriamente!) scendere in piazza all’unisono, resta comunque un piccolo territorio privo di contropartita sia economica che politica. Per il governo centrale, “cedere” davanti a questo genere di “intimidazioni” e provocazioni significherebbe lanciare il messaggio complessivo per cui è sufficiente paventare minacce anche grottesche per ottenere un ripensamento delle posizioni assunte dal governo.

È un po’ la stessa logica per cui quando c’è un rapimento non si consente ai parenti della vittima di pagare il riscatto.

Alle “minacce” e alle provocazioni un governo non può cedere. Per la garanzia della sua stessa esistenza.

Questa è la logica che si persegue nella gestione dell’ordine pubblico. Allora se si vogliono (davvero) ottenere le cose, occorre pensare con la mente degli altri. E non solo agire purchè sia, per dire di aver fatto qualcosa (anche se assolutamente inutile).

Di certo non serve limitarsi ai gesti dichiaratamente simbolici (le dimissioni di tutti i sindaci del Gargano dovevano essere reali, concrete e ovviamente non ritirate per nessuna ragione al mondo. Questo sì che avrebbe creato una vera “questione Gargano”. Ma le poltrone sono così comode e così difficili da raggiungere!)

La mobilitazione organizzata dei cittadini è poi fondamentale. Fondamentale innanzitutto per avvertire l’appartenenza ad un destino comune, per accrescere la coscienza di una fraternità originaria e congenita, per difendere in maniera temeraria le proprie istituzioni e la propria stessa persistenza civica. Mobilitazione che però non può considerarsi esiziale, purtroppo, per il raggiungimento dell’obiettivo ultimo. Per questo motivo le manifestazioni dovrebbero essere sostenute da forme di “resistenza” civica organizzata, facendo leva sui poteri che i cittadini hanno e non su quelli che non hanno.

L’iniziativa autonomistica dei sindaci, a questo punto, non appare altro che una ruota di pavone; cosa credete che stia facendo la Cancellieri a Roma mentre qui si protesta con tanto ardimento e si arriva a porre un referendum di secessione?

Che si stia preoccupando? Forse sta prendendo un caffè al bar… al massimo sta facendo finta di ascoltare qualcuno.

In queste cose non si può bluffare come ad un normale gioco di carte. L’avversario è più forte, è più grande ed ha una capacità d’intervento e di comprensione della realtà notevolmente superiori.

Dovremmo riflettere sui poteri che abbiamo e su quelli che potremmo accrescere. A mio parere, peraltro, è un errore in sè per i cittadini combattere a fianco dei politici, anche locali, perchè è come combattere a fianco del “nemico” (senza voler dare a questo termine un’accezione negativa).

I politici locali dovrebbero risolvere il problema non solo perchè è loro dovere, ma perchè diversamente la popolazione, alla prima occasione utile, DISERTEREBBE le urne.

Questa è una intimidazione che la cittadinanza può fare, è in suo potere farla.

Tutti sanno come funzionano le campagne elettorali.

I politici locali sono “i rastrellatori” di voti sul territorio, sono loro che “suggeriscono” alle popolazioni chi votare. Se la cittadinanza si separasse, divenisse più autonoma dai politici locali, anche i politici a livello regionale e nazionale perderebbero la loro radice sul territorio. In questo modo, invece, i politici locali facendo (anche magari a ragione) bella mostra di sè a fianco dei cittadini, non fanno altro che guadagnarsi voti e preferenze da consegnare poi agli stessi politici contro cui si sta combattendo e protestando!

Si capisce che è assurdo…

Per quanto mi riguarda, un politico (locale in questo caso) è meritevole della mia preferenza solo se e quando raggiunge l’obiettivo.Non mi serve che appaia, non mi serve che stia al mio fianco nella manifestazione, mi serve solo che ponga in essere azioni serie e consistenti e raggiunga l’obiettivo.

No obiettivo, no voto.

Punto.

Corinna Panella

1 Commento

  1. Domenico Summa

    Alla padania non conviene staccarsi, quelli chiagn’n e fottn, campano sulle nostre spalle. I loro prodotti li vendono solo al sud, noi produciamo il 24% del PIL e viene investito solo il 18%.
    Se la padania si stacca, dove butterebbero le loro scorie?

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

error: Se ti interessa un contenuto contattaci su blog@rodigarganico.info!
Condividi il post con i tuoi amici