C’era una volta

tribunale-rodi-garganicoC’era una volta un politico italiano, senatore della Repubblica e già Presidente del Consiglio. Costui, per alcune vicende giudiziarie che lo videro coinvolto, fu condannato ad una pena detentiva. La reazione dei politici fu diversa; c’erano coloro che auspicavano un intervento del Presidente della Repubblica affinché si desse un colpo di spugna alla vicenda, con la concessione della grazia al senatore. Naturalmente i sostenitori di questa soluzione erano tutti appartenenti al partito politico del politico condannato. Gli esponenti di un partito di sinistra al Governo, invece, in più riprese sostennero la tesi secondo cui: le sentenze vanno rispettate, applicate ed eseguite. Giusto principio, giusto davvero. Non può esistere una posizione processuale e sostanziale speciale, a seconda che una sentenza incida nella sfera di un politico importante rispetto a quella di un semplice cittadino. Sposai questa seconda posizione.

C’era una volta il Tribunale di Rodi Garganico (FG), sezione distaccata di Lucera (FG) che, in virtù (dico meglio: a causa) di una riforma (aggiungo: scellerata), è stato soppresso, com’è accaduto con altri presidi giudiziari italiani, definiti minori. Tralascio il momento delle proteste che videro coinvolti cittadini ed avvocati di Rodi Garganico e passo al dunque. Fu proposto un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale di Bari per ottenere la sospensione di ogni provvedimento che contemplasse la chiusura del Tribunale di Rodi Garganico!

Il TAR ordinò la riapertura.

Ripeto: il TAR ordinò la riapertura, sospendendo gli atti che ne avevano disposto la soppressione. Quel Tribunale fu chiuso e i fascicoli delle cause restarono all’interno della struttura. Sgomento totale. C’era un provvedimento giurisdizionale che imponeva la riapertura del Tribunale di Rodi Garganico che, invece, fu chiuso.

C’era una volta il principio secondo cui le sentenze (e qualsiasi provvedimento giurisdizionale) devono essere rispettate, applicate ed eseguite. Quel principio necessita di un correttivo, nel senso che resta valido solo se esse (le sentenze o altri provvedimenti), non incidono su atti del Governo di turno. Ho scritto di aver sposato la seconda posizione e chiedo la separazione, perché esistono diverse posizioni sostanziali e processuali! Se un provvedimento “colpisce” il Governo, esso non deve essere rispettato, applicato ed eseguito.

C’era una volta la sinistra, e io c’ero, oggi è solo un partito.

Giuliano Iovane

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