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C’era una volta, capitolo sesto

tribunale-rodiHo finito il mio lavoro d’informazione (non saprei come definirlo diversamente, perdonatemi se non d’informazione pura si è trattato, ma almeno è stata vera. C’è stato di peggio e questo ultimo resoconto ne parla).

C’era una volta che una televisione di Stato, di fronte alla chiusura del presidio giudiziario di RODI GARGANICO, si dimostrò sensibile e partecipe. C’era una volta che quella televisione era Rai 1 e il programma sensibile e partecipe era quello della Vita in diretta.

C’era una volta che il conduttore di essa aveva fatto l’inviato della Rai in zone a rischio, dove imperversavano anche delle guerre, ed era stato obiettivo, vero, non allineato, e c’era una volta che corse anche dei rischi per informare l’Italia.

C’era ancora una volta che quella persona, da cronista, diventò conduttore e per farlo fece delle scelte opinabili e non rispettabili: adeguarsi alla politica del Governo di turno. Quella persona ignorò totalmente la verità; lui non poteva rischiare di non poter condurre trasmissioni televisive e si allineò e trattò i nostri intervistati come degli scolaretti a cui avevano rubato il panino con la mortadella, solo perché avevano in animo di lamentarsi, costoro, delle distanze da percorrere a causa della nuova geografia giudiziaria.

C’era una volta che quello non era un panino con la mortadella, ma il presidio giudiziario dell’unico Tribunale del Gargano. E c’era una volta che il conduttore la sparò grossa allorché esordì affermando che in Italia, tutte le volte che ci sono delle riforme, ciascuno le vuole purché non si tocchi il proprio giadino. Più o meno fu così. C’era una volta che quelle parole scatenarono l’indignazione di tutti; tu conduttore conoscevi la geografia dell’Italia, tu conduttore sapevi com’è fatto il Gargano; tu conduttore sapevi quali distanze fosse necessario percorrere fino a Foggia; tu sapevi….oppure non sapevi…oppure ti convinsero che le distanze si calcolano con il dito indice, come fecero i ministri. C’era una volta che scrissi che così i ministri calcolarono le distanze chilometriche.

C’era una volta che imposero all’Avvocato Domenico Afferante, durante quella trasmissione, di rispondere a determinate domande, impedendogli abilmente di approfondire il tema per il quale la TV era stata invitata. C’era una volta che quella trasmissione si rivelò inutile. C’era una volta una televisione di Stato che purtroppo esiste ancora. C’era una volta che l’informazione doveva essere vera, ma c’era pure che erano pochi i giornalisti che applicavano il principio.

C’era una volta che nonostante tutto, gli avvocati del Tribunale di Rodi Garganico continuarono a resistere, contro la riforma della geografia giudiziaria e contro il conduttore asservito al sistema. C’era una volta che gli avvocati restarono davanti al Tribunale di Rodi Garganico, per continuare la loro battaglia pacifica; sì, può sembrare un ossimoro, ma c’era una volta che anche una battaglia poteva essere pacifica. C’era una volta che gli avvocati decisero di protestare da soli, senza aiuti esterni e senza mass media asserviti, ché sarebbero stati controproducenti.

C’era una volta che l’informazione vera la fecero Marco Sciarra e Michele Azzellino sui loro blog e gli avvocati vollero ringraziarli.

C’era una volta che gli avvocati non ebbero neanche l’aiuto importante dei politici di tutti i Comuni interessati che si dimostrarono, se non totalmente insensibili al problema, sicuramente poco presenti e partecipi. C’era che quelli, gli avvocati, il 2 ottobre del 2013, presidiavano ancora il Tribunale affinché i fascicoli restassero a Rodi Garganico, e continuarono a resistere.

Resistere per esistere.

Chiudo. Grazie a chi mi ha letto. Non escludo di scrivere ancora qualcosa se il Tribunale di Rodi Garganico sopravviverà, e non sarà un C’era una volta, ma un C’E’. Spero, anche e soprattutto, di non aver infastidito. Si è trattato di un gioco… o forse no!

avv. Giuliano Iovane
dal presidio a difesa del Tribunale di Rodi Garganico

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