Terremoti: l’inchiesta dell’Espresso che preoccupa la Capitanata

terremotoUn’inchiesta di Fabrizio Gatti, giornalista de L’Espresso, presenta il conto di quanti sarebbero i morti, città per città, in caso di terremoto. I dati provengono direttamente dalla banca dati della Protezione civile e servono per pianificare l’emergenza in caso di terremoto. Una scheda per comune. E leggerle, fa paura.

“Se confrontiamo il database riservato della Protezione civile con la media mondiale” scrive Gatti “finiamo direttamente tra i Paesi arretrati. Ipotizzando un sisma di magnitudo 7 nell’Appennino meridionale, intensità ritenuta possibile perché già registrata in passato, si prevedono fino a 11.000 morti e più di 15.000 feriti. La media mondiale per un sisma di quel livello si ferma a 6.500 morti e 20.500 feriti. In Giappone a 50 morti e 250 feriti. La grande differenza nei numeri tra Italia e Giappone è chiaramente dovuta alle tecniche di costruzione impiegate e agli investimenti nella prevenzione”.

La banca dati è da anni sfruttata dalla Protezione civile. “E’ stata realizzata da un gruppo di lavoro del Servizio sismico nazionale guidato da un ingegnere, Giampiero Orsini. L’intensità di un terremoto viene calata sul patrimonio edilizio attuale della città presa in considerazione. Il calcolo tiene conto di parametri locali come la densità degli abitanti, la vulnerabilità degli edifici in base all’anno e al materiale di costruzione, l’altezza dei palazzi e tutto quanto la Protezione civile aggiorna nel Sige, il sistema informatico di gestione delle emergenze”.

Ogni scheda offre tre scenari: terremoti di intensità più bassa (maggiore probabilità che si verifichino nell’arco di 50 anni), media e forte (corrispondenti alla massima intensità storica registrata in quel luogo). Gli “Scenari di danno comunali” così ottenuti sono comunque approssimati, basandosi su un calcolo statistico. La qualità delle costruzioni è un’altra variabile decisiva. (…) Molto dipende dal tipo di suolo, dalla qualità del cemento usato, dall’eventuale sovrapposizione di più onde sismiche durante il terremoto. E soprattutto dalla professionalità di progettisti e costruttori. Per questo gli stessi scenari di danno, nel loro range di variabilità della stima, ipotizzano anche conseguenze più gravi, considerandole però meno probabili.

L’Italia è pronta a tutto questo? Secondo Gatti “Sembra proprio di no. Abbiamo fatto un giro di telefonate a funzionari pubblici delle questure e delle prefetture di Roma, Potenza, Napoli, Catanzaro, Reggio Calabria e Catania. E praticamente nessuno, alla pari degli abitanti di queste città, è consapevole del rischio. La stessa macchina dei soccorsi, che in Friuli e in Irpinia poteva contare sui militari di leva, si appoggerebbe oggi soltanto sui vigili del fuoco e su pochissimi gruppi di volontari specializzati nelle operazioni di ricerca dei feriti e di recupero dei cadaveri”.

E la Capitanata? A San Severo verrebbero coinvolte 25.442 persone, di cui 22.661 rimarrebbero senza tetto. A Rodi Garganico 2.023 i cittadini coinvolti, 1.519 i senza tetto, Manfredonia 1.087 e 10.437, Cerignola 1.313 e 10.545. Pesanti quindi le conseguenze se una di queste città venisse oggi colpita da un terremoto pari alla massima intensità già registrata localmente.

C’è un nemico sotto i nostri piedi pronto a colpirci in qualunque momento. Spendiamo decine di miliardi di euro per comprare aerei e missili da schierare contro eserciti fantasma. Ma dedichiamo pochi spiccioli per difenderci dall’unico attacco reale che in pochi secondi potrebbe uccidere decine di migliaia di persone.

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