Puglia, 2 anni per dire addio alle discariche

discaricaDi corsa verso il 2015 che, quanto a raccolta dei rifiuti in Puglia, non è più solo un obiettivo, ma una necessità. Secondo i calcoli degli uffici regionali, restano poco meno di due anni prima che si esauriscano gli spazi disponibili nelle nostre discariche per ospitare più o meno circa 3 milioni di tonnellate di rifiuti. Attualmente viene portato alle discariche circa il 70% di quanto raccolto. Secondo il piano regionale dei rifiuti adottato dalla giunta regionale su proposta dell’assessore alla Qualità dell’Ambiente, Lorenzo Nicastro, bisognerà che questa percentuale scenda fino al 5,25% di fine 2015. Obiettivo «discarica 0» perché, se si continuasse col ritmo di oggi, le discariche non ce la farebbero più.

Il successo di questo progetto che per la Puglia, visti i risultati attuali della raccolta differenziata, pare quasi una fatica di Sisifo, dipende da una serie di condizioni che occorre si realizzino simultaneamente. Si è parlato molto, in questi anni, dell’impiantistica come segmento centrale in una corretta gestione del ciclo dei rifiuti. E tuttavia gli impianti, affidati in gestione ai privati, rappresentano una soluzione e insieme un problema. Perché funzionino e siano economicamente sostenibili, gli impianti hanno necessità di essere alimentati da una certa quantità non negoziabile di rifiuti indifferenziati. E la Regione, nei contratti stipulati con gli impiantisti tra 2003 e 2004, si è impegnata a garantire questa quantità invariabile. È evidente che questo impegno cozza con una crescita eccessiva della raccolta differenziata. La verità è che gli impianti dovrebbero essere al centro di una fase transitoria del ciclo di gestione, al termine del quale tutti i rifiuti (e il condizionale è d’obbligo) dovrebbero tornare come materia prima (plastica, vetro, carta, rifiuti organici) nel ciclo di produzione o, come nel caso del compost (concime), nel ciclo della natura. Nell’ipotesi ottimistica della Regione, la percentuale di rifiuti riciclati e recuperati dovrebbe superare il 72% del totale e solo il 18,3%, una volta trattato dagli impianti, dovrebbe diventare Css (combustibile solido secondario) prima di tornare anch’esso nel ciclo produttivo attraverso il recupero di materia (a freddo).

Da una rapida rassegna, il sistema degli impianti in Puglia mostra ancora qualche falla. Una recente indagine condotta proprio sulla nostra regione dal Consorzio italiano compostatori (Cic) ha evidenziato come in provincia di Foggia siano autorizzati due impianti per la produzione di compost a Deliceto e Cerignola. Il primo è autorizzato per trattare circa 11mila tonnellate anno, ma il compost prodotto non è considerato di qualità così come ancore per il secondo impianto, gestito dal consorzio Foggia/ 4 e autorizzato al trattamento di 15mila tonnellate di rifiuti all’anno. A pieno regime, invece, funziona l’impianto di compostaggio Tersan di Molfetta, il più grande di Puglia, autorizzato a trattare 219mila tonnellate di rifiuti all’anno. Sempre a Molfetta ce ne sarebbe un altro di impianto, stavolta pubblico (Asm), che però al momento è chiuso, in attesa di poter ripartire e occupare sia il segmento della digestione anaerobica (con produzione finale di gas) che quello della produzione di compost. Tratterà circa 30mila tonnellate di rifiuti all’anno. A Conversano impianto complesso di biostabilizzazione, selezione e produzione Cdr (Css). A Brindisi, l’impianto esistente ma in disuso è attualmente sottoposto a Valutazione di impatto ambientale. Taranto ha il maggior numero di impianti: a Laterza è attivo un impianto di compostaggio privato che tratta 45mila tonnellate all’anno, a Ginosa marina impianto da 80mila tonnellate gestito da Pura, società di Aqp, a Manduria, l’impianto privato tratta 90mila tonnellate e avviato le procedure per il via libera al trattamento anaerobico di altre 30mila, a Statte l’impianto pubblico tratta 14.600 tonnellate di rifiuti all’anno, nello stesso sito anche un inceneritore. I due impianti leccesi sono uno non operativo (a Calimera) l’altro (a Ugento) è in attesa di autorizzazioni. Ci sono poi i tre inceneritori privati.

Giuseppe Armenise

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