Piano paesaggistico territoriale della Puglia: c’è una tregua armata

consiglio-regione-puglia-salaLa quiete in aula, il pepe della contestazione nei corridoi. Bassi, bassissimi, sostanzialmente pacificati i toni del confronto sul piano paesaggistico territoriale regionale (Pptr) organizzato ieri per iniziativa del presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna, tra l’assessore alla Qualità del territorio, Angela Barbanente, e una ventina di consiglieri regionali (sono quelli che partecipano attivamente sul totale di 33 potenzialmente presenti, alcuni dei quali, però, si limitano ad affacciarsi in aula per poi uscirvi subito dopo). Quiete in aula, dunque, che però non ha evitato uscite, comunicati stampa al vetriolo e proposte di modifica, a latere del tavolo di confronto, della delibera di adozione del Pptr.

Gli argomenti usati dall’assessore paiono quietare la tempesta di «patos politico», che i commenti trapelati a mezzo stampa nei giorni scorsi avrebbero ben lasciato presagire. E già perché, dopo settimane di polemiche balneari se non addirittura vere e proprie guerre di religione su lacci e lacciuoli che il Pptr avrebbe introdotto, paralizzando di fatto il sistema produttivo e il mercato delle costruzioni in Puglia, i consiglieri hanno ricevuto ieri in risposta il merito dei contenuti della vasta documentazione prodotta dagli uffici dell’assessorato alla Qualità del territorio, e hanno scoperto che il Pptr: è improntato alla flessibilità dei contenuti, che peraltro l’assessore ha implementato assicurando la disponibilità ad accettare osservazioni anche cinque minuti prima della discussione in aula, introduce strumenti concreti di semplificazione amministrativa, dona certezze nella perimetrazione dei vincoli, segna il superamento del parere vincolante delle sovrintendenze, determina il passaggio da un meccanismo di comando, controllo e sanzione ad uno meno cogente e più partecipativo basato su indirizzi e direttive, sancisce l’esclusione dei piani resi conformi al Pptr dai procedimenti di Valutazione ambientale strategica.

Parola d’ordine, per l’assessore Barbanente, processi partecipati «per consentire alle popolazioni locali di prendere coscienza dei valori patrimoniali del territorio. I processi di governance attivati dal piano dovrebbero a loro volta sviluppare politiche rivolte ai produttori del paesaggio urbano e agroforestale. Questa impostazione culturale del piano pugliese indirizza il Pptr ad assumere alcune strategie, che ruotano intorno allo scenario di uno sviluppo locale autosostenibile».

Interventi dalla platea (Caroppo, Congedo e Ruocco del Pdl, Galati di PpV, Negro dell’Udc, Curto di Fli e Martucci di Moderati e popolari), Barbanente risponde alle domande. Strette di mano e soddisfazione per il confronto in atto (ci si rivede già oggi con le categorie produttive, le associazioni e i Comuni del Barese). Poi, però, «off shore», il capogruppo Pdl, Ignazio Zullo, fa arrivare alle redazioni una nota in cui «accusa» l’assessore di essere una «cattedratica astratta», che «non può credere puntigliosamente di trasferire la sua idea di crescita urbanistica a tutti i Comuni della Puglia». Il senatore Pdl, Massimo Cassano ripropone la revoca di «un “progetto” contestato duramente non solo dai primi cittadini d’opposizione, ma anche da esponenti Pd». Nel pomeriggio, l’ex assessore Pd, Fabiano Amati, aveva lanciato la proposta di modifica delle norme di attuazione introducendo «una disposizione che, nelle more degli adeguamenti comunali al Pptr, faccia ricadere sotto la regolamentazione paesaggistica dei ‘vecchi’ Putt l’esercizio dei diritti edificatori già consentiti dagli strumenti urbanistici comunali vigenti». Salvatore Negro (Udc) ha poi proposto lo stanziamento di 1 milione a sostegno dei Comuni perché procedano all’adeguamento dei propri piani urbanistici al Pptr.

Complimenti alla disponibilità al confronto della Barbanente da Michele Losappio (Sel) che giudica «sbagliata la richiesta di revoca del Pptr avanzata dal Pdl». Sostegno al Pptr da Legacoop Puglia, la quale auspica che «i Comuni si apprestino ad aggiornare i propri strumenti urbanistici».

Giuseppe Armenise

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