Piano paesaggio, «in Puglia 10mila nuovi beni culturali»

GarganoTre anni d’attesa, ma ne è valsa la pena. L’assessore regionale all’Assetto del territorio, Angela Barbanente, annuncia con evidente soddisfazione che il ministero per i Beni culturali ha finalmente «sdoganato» l’assenso previsto per legge al Piano paesaggistico territoriale regionale (Pptr), primo in Italia a tradurre su un territorio i dettami del Codice dei beni culturali e del paesaggio, pietra miliare nella pianificazione territoriale giacché lo stesso ministero lo sta usando a metro e misura sia delle linee guida progressivamente, sia degli altri piani regionali in via di realizzazione.

Il Piano paesaggistico determina i confini dei vincoli (aree caratterizzate dalla presenza di beni meritevoli di tutela e valorizzazione sotto il profilo paesaggistico, culturale, storico, archeologico e ambientale) senza le incertezze che, negli ultimi anni, hanno fornito alibi a quanti, con l’etichetta del rischio d’impresa, hanno dissennatamente consumato il suolo e scempiato il territorio soprattutto in prossimità delle coste. «Ma con questo piano – commenta l’assessore – i trecento metri di rispetto dalla linea di costa non saranno più oggetto di una misurazione arbitraria. Questo non vuol dire che non si potrà più fare nulla vista mare ma, fatta salva la fascia dei 300 metri, sul litorale si potranno operare tutta una serie di interventi di riqualificazione e recupero con una differenza sostanziale rispetto al passato: le linee guida e i piani dicono esattamente come fare, come progettare le opere di riqualificazione per evitare improponibili impatti sul paesaggio. Il paesaggio – ha continuato l’assessore – è in continua evoluzione, non può essere congelato o museificato. È importante però, indirizzare chiunque operi nel territorio, in veste di progettista, di committente, di agricoltore; tutti devono essere indirizzati verso regole di trasformazione del paesaggio che ne elevino la qualità e la bellezza, piuttosto che essere sempre interventi che compromettano la qualità dei luoghi».

Il piano paesaggistico, per come è architettato, può avere ricadute non soltanto sull’urbanistica, ma persino sul modello di sviluppo di un intero territorio. La stagione che si apre adesso è stata illustrata ieri, oltre che dall’assessore Barbanente, anche dal direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia, Gregorio Angelini, e dal coordinatore scientifico della Carta dei Beni culturali, rettore dell’Università di Foggia, Giulio Volpe, il quale ha auspicato la creazione di un osservatorio per monitorare le trasformazioni del paesaggio. «Siamo partiti – ha spiegato – da un migliaio di beni culturali, ora in Puglia ne abbiamo censiti oltre 11mila. Ed è una cifra assolutamente sottostimata». Adesso il piano verrà adottato dalla giunta regionale e scatteranno i termini per il deposito di eventuali osservazioni dei portatori di interessi. Quindi il passaggio per l’approvazione definitiva in Consiglio regionale. I Comuni avranno due anni per adeguare i propri piani urbanistici. Ma molte amministrazioni locali si stanno già adeguando.

Giuseppe Armenise

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