Dagli ulivi e vitigni l’energia del futuro

ulivoOrti urbani, efficienza energetica, mobilità sostenibile e produzione di energia termica ed elettrica da fonti rinnovabili. È il mix di ricette per la sostenibilità che «Trenoverde», l’annuale campagna di Legambiente, ha recentemente sponsorizzato anche in Puglia. Il convoglio messo a disposizione da Ferrovie dello Stato ha lasciato Bari lunedì, due giorni fa, con il suo carico di 2mila visitatori in tre giorni. Particolare attenzione, quest’anno, è stata data dagli attivisti dell’associazione ambientalista alla riqualificazione urbana attraverso il recupero di aree e materiali altrimenti destinati rispettivamente al degrado o alla discarica (se non, come gli sfalci delle colture agricole, a pericolosi falò all’origine di molti incendi estivi). Con gli orti urbani si gioca una scommessa decisiva per la «riappropriazione» di cosiddetti non luoghi alla socialità. E insieme si aumenta la quantità di verde fruibile.

C’è una peculiarità che mette la Puglia al centro di un enorme progetto di valorizzazione di un prodotto che, al momento, gli agricoltori considerano un problema. Parliamo delle potenzialità insite nelle cosiddette biomasse costituite dalla potatura degli ulivi o dalle foglie e potature dei vitigni o degli agrumeti. Un recente studio della stessa Regione Puglia stima in 700mila tonnellate/anno il materiale vegetale proveniente dalle potature degli ulivi e 380mila tonnellate quello derivante dalle potature di vitigni e piante di agrumi. Smaltire questa massa di materiale non solo è un fastidio, ma costituisce un costo. Le recenti tecnologie consentono invece di trasformarle in energia elettrica e termica, peraltro con una resa (differenza tra l’energia utilizzata per bruciare le biomasse e quella prodotta) che è pari all’85%. Legambiente spinge per centrali di piccola taglia al fine di limitare il loro impatto ambientale. Le centrali a biomasse di Puglia, poi, avrebbero la patente della filiera «cortissima» giacché il materiale utile ad alimentare gli impianti sarebbe prodotto in un raggio di 30, massimo 40 km di distanza. Un modello decisamente contrario a quello «elefantiaco» di centrali di grossa taglia, alimentate da biomasse (oli) importate dall’estero.

Tra quanti sostengono Trenoverde di Legambiente anche «Renovo», una società che negli impianti a biomassa ha gran parte del suo «core business». «La campagna di Legambiente – spiega Raffaele De Berti, direttore finanziario dell’azienda mantovana – è una fantastica occasione per sensibilizzare la comunità sulle importanti opportunità offerte dalle biomasse». Occasioni che si potrebbero trasformare in impianti dalla potenza mai superiore a 1 megawatt. Due quelli proposti, uno a Sud, in Salento, l’altro a Nord, nel Barese, che si completerebbero con altri da 200 kilowatt di taglia. Il momento di riflessione che sta vivendo la Puglia proprio sugli impianti da energie rinnovabili, oggi alle prese con nuovi strumenti strategici di pianificazione e tutela del paesaggio, attende un nuovo impulso. Spesso si è parlato di biomasse. Quelle a filiera corta e cortissima costituiscono, secondo Legambiente, una delle ragionevoli risposte.

Giuseppe Armenise

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