Soppressione tribunale di Lucera, la marcia su Roma

Quattro in meno rispetto all’incontro con il prefetto, ma anche tre in più rispetto a quell’appuntamento. Alla fine il borsino dice 18 (Lucera, Apricena, Rodi Garganico, Castelnuovo, Troia, Alberona, Biccari, Cagnano, Carlantino, Casalnuovo, Celle, Casalvecchio, Peschici, Pietra, Serracapriola, Volturara, Lesina, San Nicandro) come numero dei sindaci del circondario del tribunale di Lucera che si sono ritrovati l’altra mattina al Palazzo di Giustizia per discutere per la prima volta, anche in privato, della paventata soppressione del presidio giudiziario per la quale mancherebbe solo la firma del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Non sono stati certo la totalità, ma almeno più della metà dei 32 centri che si stanno interrogando sulle conseguenze della decisione del Governo Monti e stanno soprattutto cercando di fare fronte unico nelle proteste. Operazione tutt’altro che facile, anche a causa di un territorio eterogeneo sotto tutti i punti di vista, accomunato solo dal malcontento per uno Stato visto e percepito sempre più distante, e da un quadro politico che deve rispondere a logiche e dinamiche complesse, tant’è vero che più di qualcuno è tornato a proporre l’autosospensione dai rispettivi partiti di appartenenza.

Una cosa è certa: con buona pace del Comitato che ha cercato di tirarli per la giacchetta, e di quello di Lucera Pasquale Dotoli che ha cercato di convincerli, i primi cittadini non si dimetteranno sebbene tutti abbiano detto di essere disponibili, visto che al massimo lo farebbero solo insieme a deputati e senatori del territorio finora snobbati da un Governo che in effetti poi sostengono in Parlamento. Dopo la carrellata di dichiarazioni e posizioni, alla fine il gruppo di sindaci ha partorito un’iniziativa tutt’altro che soft e basata sul “vincolo della maggioranza” evocato dal sindaco di Biccari Gianfilippo Mignogna. L’obiettivo è anzitutto far arrivare le argomentazioni delle proteste dritte all’esecutivo nazionale, laddove finora sono state letteralmente rimbalzate. Da qui la proposta dirompente di Nicola Tavaglione, sindaco di Cagnano Varano, poi accolta e condivisa dal resto dell’assemblea: domani tutti i 32 sindaci, a bordo di un autobus già predisposto con tanto di percorso, si sono autoconvocati in mattinata al Quirinale e nel pomeriggio al ministero della Giustizia, con l’intenzione di non tornare fino a quando non riceveranno udienza, provocando quindi sul posto la “crisi istituzionale” che si vorrebbe attuare con le singole e contemporanee dimissioni.

“Abbiamo ragioni da vendere per questa ingiustizia – ha detto Tavaglione – per cui andiamo noi a raccontargliele direttamente, visto che da qui non ci vogliono ascoltare ”. Nella stessa giornata, inoltre, un’altra direttrice calda porterà a Bari e la sua (mediaticamente) ambita inaugurazione della Fiera del Levante prevista per venerdì, con l’atteso discorso del sindaco Michele Emiliano che pronuncerà alla presenza del premier e in cui potrebbe trovare spazio la questione del tribunale di Lucera.

Riccardo Zingaro per La Gazzetta del Mezzogiorno

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