Trivelle: il fronte del no

Monte Sant’Angelo, Bari. Poi Termoli. E forse Roma. Su questa direttrice geografica si snoderà il fondamentale percorso di protesta che prenderà corpo nei prossimi giorni per il no alle trivelle in Adriatico. Si parte proprio oggi con il doppio appuntamento sul Gargano e nel capoluogo barese. Alle 9,30 a Monte Sant’Angelo si riunisce la comunità del Parco e alle 10 a Bari presso la sede dell’ente Regione, a latere del consiglio regionale, il coordinatore della Rete Raffaele Vigilante si incontrerà con il governatore Nichi Vendola ed il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna. Obiettivo: concordare un percorso comune per scongiurare le trivellazioni nel mare del Gargano. Durante l’incontro sarà deciso anche l’iter legale da seguire.

Il doppio appuntamento di oggi fungerà in pratica da antipasto della grande manifestazione di protesta in calendario dopo domani giovedì 6 settembre a Termoli. Al vaglio anche la eventualità di un “sit in” di protesta dinanzi alla sede romana del ministero dell’Ambiente. In campo dunque i sindaci dell’area protetta, l’ente provincia, la regione Puglia, il comitato No Triv ed i tanti sindaci del basso adriatico, dal Molise all’Abruzzo per finire alla Puglia.

Neanche il tempo di digerire la decisione di qualche giorni fa del sì ministeriale alle indagini geosismiche, che nel popolo antitrivelle è schizzata a mille sia l’incredulità che lo sconcerto. La causa? Le dichiarazioni rilasciate dal ministro Clini alla stampa per giustificare il decreto. Dichiarazioni che hanno aumentato quell’opprimente senso di frustrazione che si è impadronito di chi per un anno e passa si è sbattuto e prodigato in tutti i modi per scongiurare il pericolo trivelle “sotto casa” e si è poi visto invece recapitare un provvedimento bis. A quel punto intenderlo come un vero e proprio atto provocatorio è stato un tutt’uno. “Intendiamo rivolgere alcune domande al ministro” controbattono dal comitato No Triv”: “Quante delle piattaforme esistenti in adriatico non sono più attive? E come verranno bonificate e smantellate? Cosa pensa di proporre per recuperare il ritardo italiano rispetto alla riduzione di emissioni di CO2? Come immagina la diffusione dei veicoli elettrici e l’utilizzo dei bio carburanti? Quale destino vuole riservare all’area marina protetta delle Isole Tremiti, se soggiogata agli interessi petroliferi?”.

Poi l’attacco – se si vuole di un certo peso – che denota quale sia il livello (altissimo) di tensione delle ultime ore: “Se un ministro dell’ambiente rinuncia a svolgere il suo ruolo oppure gli viene impedito di farlo, non crede sia più opportuno rinunciare all’incarico stesso? Una risposta è chiara: noi ci dimettiamo da questo ministro e dalla presunta appartenenza ad un’area protetta, minacciata da un governo tecnico pericoloso, liquidatore del nostro mare. In fondo non ne vale la pena, per usare le stesse parole del ministro. ” Eppure è notoria la preparazione di Clini (è dirigente ministeriale proprio all’Ambiente) in temi come la legge dei siti industriali inquinati, la condizione ambientale di Porto Marghera e della laguna di Venezia, dell’ex Enichem di Manfredonia e delle acque del golfo, dell’Italsider di Taranto e delle condizioni del Mar Piccolo, solo per restare in Adriatico e Ionio. “Proprio Clini” argomentano ancora dal comitato No Triv “dovrebbe essere il primo a mettere in guardia da modelli industriali ed energetici ormai “p reistorici ”. Invece non lo fa. Dicendo sì alle indagini geosismiche ha offeso le scelte economiche delle regioni adriatiche (pesca e turismo) e le scelte energetiche rinnovabili fatte in Puglia.”

Francesco Trotta per La Gazzetta del Mezzogiorno

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