Trivellazioni in Adriatico, Clini: “Petrolio c’è una legge”

«Abbiamo semplicemente applicato la legge vigente. E l’ok non è alla coltivazione di idrocarburi in Adriatico ma alle sole prospezioni con tecnica air-gun per capire cosa c’è nel sottosuolo: la richiesta, con la normativa attuale, non poteva non essere presa in considerazione, visto che esclude le aree interdette (fino a 5 miglia dalle coste italiane e fino a 12 miglia dal limite esterno delle aree marine protette e di tutte le altre zone sottoposte a tutela, ndr). Anche le amministrazioni locali devono avere consapevolezza del contesto in cui ci si muove: tutti esercitino la loro responsabilità nell’ambito delle leggi, perché non vince chi strilla di più». Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini risponde così «all’insurrezione di Puglia» successiva alla divulgazione da parte dell’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro dell’ok del ministero alle prospezioni alle Isole Tremiti. E si meraviglia della meraviglia dall’assessore.

Ministro, l’assessore è rimasto sorpreso del suo ok alle prospezioni alle Tremiti alla vigilia di Ferragosto, nel periodo in cui la sua presenza in Puglia è stata frequente in relazione alla vicenda Ilva. Insomma, si chiedono in Puglia, poteva dirlo prima che scriverlo…

«Facciamo chiarezza sull’argomento, perché il primo a meravigliarsi della meraviglia sono io. In primo luogo, il ministero ha applicato semplicemente la legge: originariamente i permessi richiesti riguardavano anche aree che in base al decreto legislativo 128 del 2010 dovevano essere escluse. Successivamente, nel gennaio 2011, la società Petroceltic ha ripresentato al ministero dello Sviluppo economico una nuova istanza che esclude le aree interdette: a quel punto la richiesta doveva essere presa in considerazione».

Prendere in considerazione non significa dare l’ok.

«Sicuramente. E infatti l’iter è andato avanti. L’11 aprile del 2011 il ministero ha comunicato a tutte le amministrazioni interessate l’esistenza della richiesta e che ai sensi delle leggi vigenti poteva essere presa in esame. Successivamente, il 10 giugno 2011, la commissione di valutazione di impatto ambientale ha comunicato che le attività potevano essere ammesse esclusivamente per quanto attiene alla ricerca sismica con tecnica air-gun. Che, si badi, non è un ok alla coltivazione di idrocarburi».

Stiamo parlando di una vicenda dello scorso anno.

«Per questo mi meraviglio della meraviglia. In seguito alla decisione della commissione, la Regione Molise ha messo nero su bianco di non essere d’accordo con la valutazione della commissione. Che ha risposto nel novembre 2011 precisando che l’obiezione non era condivisibile perché non inerente al merito: si contestava la coltivazione degli idrocarburi ma l’autorizzazione riguarda solo le ricerche preliminari. Successivamente l’iter si è ripetuto con la Regione Puglia: parere contrario espresso a dicembre 2011, risposta negativa della commissione a marzo con le stesse motivazioni date al Molise».

E come si arriva all’ok di Ferragosto?

«Per me si arriva a maggio, non so perché l’assessore parli di Ferragosto: esaminate e respinte le obiezioni di Molise e Puglia, infatti, anche il ministero dei Beni culturali il 2 maggio scorso ha dato parere favorevole, dopo che il ministero dell’Ambiente lo aveva fatto nel giugno 2011. E quindi a maggio scorso io e il collega Lorenzo Ornaghi abbiamo firmato il parere di compatibilità ambientale che riguarda la sola prospezione geofisica con tecnica air-gun al di fuori delle aree di divieto. Come vede, non capisco la sorpresa dell’assessore: abbiamo mandato il nostro parere, abbiamo risposto formalmente, addirittura a marzo, e la procedura è stata gestita in maniera trasparente e pubblica».

Chiarita la forma, torniamo al contenuto: adesso si può procedere?

«L’autorizzazione finale, dopo il nostro parere di compatibilità, è di competenza del ministero dello Sviluppo economico».

A questo punto sembra evidente che si procederà.

«Dobbiamo rispettare la legge: se ci fosse una legge che vieta le prospezioni comunque e dovunque, bloccheremmo tutto. Ma non c’è. Io ho molto rispetto per le manifestazioni di 10 mila persone, come quella che c’è stata in Puglia nel gennaio scorso, ma questo governo rispetta la legge e quella italiana in materia è molto cautelativa: il limite di 12 miglia, nel Mediterraneo, c’è solo in Italia. Se poi questa legge non va bene, eventualmente si può cambiare. Ma non è compito del governo».

Insomma, tocca al Parlamento. Ma possibile che non si possa fare nient’altro che cambiare le leggi per evitare che si cerchi il petrolio al largo delle Tremiti, e poi a Monopoli e quindi a Otranto?

«Detto che non si poteva non dare l’ok alle prospezioni, dico anche che sull’uso energetico del Mare Adriatico è opportuna una valutazione comune, da Trieste a Otranto coinvolgendo anche Slovenia e Croazia. Se esiste una qualche potenzialità di valorizzazione energetica, questa deve essere oggetto di pianificazione. Perché la valutazione deve essere complessiva e non caso per caso. E la Regione Puglia conosce questa mia posizione».

In che senso?

«Nel senso che quando il presidente del Consiglio regionale pugliese mi ha chiesto la disponibilità per una conferenza internazionale delle regioni adriatiche, ho risposto — lo scorso 11 luglio — che sono assolutamente d’accordo: bisogna capire se ne vale la pena».

Come lo si capisce?

«Fermo restando che le imprese possono investire i loro soldi per esplorare le potenzialità dell’Adriatico, è doveroso che il governo con le Regioni interessate e gli altri Paesi adriatici valutino insieme un eventuale programma di sfruttamento: se c’è il petrolio, occorre capire se la prospettiva dello sfruttamento è di breve durata e se c’è il rischio che i costi superino la valorizzazione della risorsa. Bisogna pesare vantaggi e svantaggi e decidere».

A proposito di decisioni, e cambiando argomento, ieri è stato il quarto giorno di lavoro a Taranto per la commissione ministeriale che si occupa del riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per l’Ilva. Ci può anticipare qualcosa sull’esito dei lavori?

«Stiamo lavorando e prima della fine del lavoro non faremo considerazioni: a metà settembre sarò di nuovo a Taranto per incontrare anche le associazioni ambientaliste».

Sui parchi minerali, però, l’Arpa si è già espressa: vorrebbe che fossero coperti. Mentre l’Ilva ha fatto capire che paradossalmente sarebbe più facile spostarli che coprirli. Come se ne esce?

«Ho già fatto presente alla Regione che in questa fase in cui l’Arpa è coinvolta nel gruppo di lavoro per la nuova Aia, non è il caso che la stessa Arpa assuma iniziative individuali: è opportuno che faccia il suo lavoro all’interno della procedura. Non si può giocare su due tavoli: dichiarare all’esterno le soluzioni migliori e lavorare all’interno su altre. Se l’Arpa fa parte del gruppo di lavoro partecipa con gli altri. Se ognuno si mette a parlare della situazione che piace di più, abbiamo smesso di lavorare in gruppo».

Michelangelo Borrillo per Corriere del Mezzogiorno

 

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