Trivellazioni, il comunicato del Comitato per la tutela del mare del Gargano

Il recente decreto dei ministeri dei beni ambientali e dei beni culturali che permette alla società irlandese “Petrolceltic Elsa” l’attività iniziale di studi geologici esplorativi del sottosuolo minerario, i cui esiti positivi darebbero sicuramente il via alla perforazione del fondo marino con la costruzione di infrastrutture petrolifere lungo le linee costiere molisane e pugliesi, con gravi danni all’ambiente, alla fauna e alla flora marina e negative ripercussioni per l’economia turistica e lo sviluppo sostenibile del territorio, denota la volontà del governo di sfruttare il mare Adriatico per scopi energetici.

Non comprendiamo le ragioni di tale volontà, anche dal punto di vista economico visto i guadagni del tutto irrisori previsti per le casse dello stato. E’ del tutto evidente invece la potente azione delle multinazionali del petrolio.

Visto che il decreto legislativo n. 128 del 2011 permette la ricerca e la coltivazione di petrolio oltre le 5 miglia dalla costa italiana e oltre le 12 miglia dalle aree marine protette, riteniamo che la volontà del governo sia condivisa dalle segreterie nazionali dei partiti che non hanno prodotto in Parlamento una proposta di legge per vietare, sempre e comunque, la coltivazione di petrolio nei mari italiani, nonostante le forti resistenze delle istituzioni e delle associazioni dei territori coinvolti.

Il decreto legislativo n. 128 del 2011 non prende in considerazione elementi fondamentali quali la posizione geografica, la bellezza della costa adriatica, le conseguenze sociali ed economiche a lungo termine, la qualità scarsa del petrolio presente, non considera possibili e probabili forti impatti ambientali quali subsidenza, scoppi di pozzi, dispersione nel mare di rifiuti speciali, anche tossivi, ad esempio fanghi e fluidi perforanti o acque di risulta.

Come già ampiamente documentato da autorevoli studi scientifici il petrolio dell’Adriatico è di pessima qualità contenendo gas sulfurei e avendo una catena chimica del carbonio molto lunga, tanto che dalla raffinazione non è possibile ottenere idrocarburi leggeri quali le benzine.

Il decreto che autorizza la Petrolceltic, collegato a semplici prescrizioni sul rilevamento della presenza di cetacei, sottovaluta i rilevamenti geosismici che avvengono con l’ausilio di dispositivi air gun. Tecnica che si basa su fenomeni di riflessione e di rifrazione delle onde elastiche generate da una sorgente artificiale, la cui velocità di propagazione dipende dal tipo di roccia, con produzione di esplosioni mediante micidiali bolle d’aria che si propagano nell’acqua con effetti devastanti sulla vita della fauna acquatica: mortalità elevate nelle immediate adiacenze degli spari e danni permanenti a vari apparati degli animali colpiti con conseguenze sulla vita di relazione e sulla capacità di sopravvivenza in un sistema ampiamente competitivo come quello acquatico. Le specie interessate non sono solo i mammiferi marini, soggetti maggiormente sensibili, ma anche pesci, tartarughe e invertebrati. In particolare, in essi si riscontrano cambiamenti nel comportamento, elevato livello di stress, indebolimento del sistema immunitario, allontanamento dall’habitat, perdita dell’udito temporanea o permanente, morte o danneggiamento delle larve di pesci ed invertebrati.

Vasta la letteratura scientifica che addebita ai dispositivi “airgun” lo spiaggiamento in tutto il mondo di tartarughe, balene, delfini, rendendo chiara l’idea di un mondo aggredito da scelte, progetti, comportamenti non certamente sostenibili. Gli spiaggiamenti avvengono continuamente anche sulle coste del mare Adriatico. Lo spiaggiamento di sette capodogli sulla costa del Gargano nord nel dicembre 2009 non può essere ritenuto, secondo autorevoli pareri scientifici, del tutto indipendente dalla possibilità che gli animali siano stati colpiti da queste onde sonore.

I danni all’ecosistema, durante i successivi scavi di pozzi esplorativi, sono accertati da una vasta letteratura scientifica. L’Enviromental Protection Agency (EPA) ha rilevato nei fluidi perforanti a base di acqua anche la presenza di metalli quali mercurio, arsenico, vanadio, piombo, zinco, alluminio, cromo, oltre a arsenico, benzene, toluene, xylene. Peraltro, la trivellazione del sottosuolo comporta spesso quale sostanza di risulta acqua miscelata a sostanze oleose con concentrazioni rilevanti di rame, cadmio,cromo, rame, nickel, piombo, zinco, berillio, ferro, bario, nonché isotopi 226 e 228 del radon, gas comunemente riconosciuto come radioattivo.

La Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna ( ricercatrice presso l’Istituto per la Sostenibilità della California State University at Northridge di Los Angeles) ha segnalato che nelle acque abruzzesi antistanti Ortona, durante l’estate del 2008, dopo solo due mesi di permanenza di un pozzo esplorativo la qualità dell’acqua marina prossima ad esso è diventata torbida, densa e melmosa, inquinata da sostanze non compatibili con le attività economiche, sociali, culturali di aree costiere fortemente antropizzate e in un mare chiuso come quello Adriatico.

Oltre agli aspetti etici, ambientali e naturalistici, intesi come necessità e responsabilità di conservare le migliori condizioni per favorire la biodiversità, il governo e il Parlamento italiano non considerano le esigenze economiche dell’attività di pesca che si svolge lungo tutto l’Adriatico e che per vari altri fattori, legati a problemi di inquinamento del mare e a eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche, soffre già di una crisi forte e prolungata nel tempo che sta già lasciando a casa migliaia di lavoratori.

Oltre al Parco Nazionale del Gargano, a numerosi parchi regionali, riserve naturali statali e regionali, sono centinaia i monumenti naturali, i parchi suburbani, i parchi provinciali, le oasi di associazioni ambientaliste (WWF, Pro Natura, LIPU) riconosciute come aree naturali protette, e innumerevoli i siti appartenenti alla Rete Natura 2000, considerati di grande valore in quanto habitat naturali dagli eccezionali esemplari di fauna e flora, istituiti nel quadro della “direttiva habitat”, al fine di preservare specie ed habitat per proteggere la biodiversità nell’ambito del territorio dell’Unione europea, tenendo in conto gli aspetti economici, sociali e culturali locali e regionali nel quadro di uno sviluppo sostenibile.

Il mare Adriatico deve essere difeso e tutelato dall’attività estrattiva del petrolio, incluso il progetto in esame, che è da ritenersi in forte e totale contrasto con l’ambiente, l’economia, la storia, le tradizioni che si svolgono lungo la costa adriatica del Molise e della Puglia, peraltro un territorio ampiamente antropizzato, soprattutto durante la stagione estiva, che promuove e valorizza in ogni occasione il turismo di qualità, i prodotti ittici, i sempre più numerosi prodotti agricoli “slow food”, la consolidata immagine di territorio sano che si avvia verso uno sviluppo sempre più sostenibile.

L’estrazione di scarse quantità di petrolio pesante, ricco di zolfo, con guadagni irrisori da parte dello Stato, non deve e non può giustificare l’aggressione alle attività produttive, alla salute pubblica, ai delicati equilibri di flora e fauna di gran parte del mare Adriatico, del quale chiediamo da tempo l’inserimento tra i siti del patrimonio mondiale dell’Unesco con una petizione pubblica promossa dall’Associazione Onlus “Habitat Lab” di Annika Patregnani, al fine di promuoverlo, valorizzarlo e portarne a soluzione le criticità.

Il Comitato per la tutela del mare del Gargano è al fianco di istituzioni, partiti e associazioni che si oppongono, senza se e senza ma, alla ricerca e alla coltivazione di petrolio nei mari italiani; nel contempo, si porrà in aperto contrasto con istituzioni, partiti e associazioni che intenderanno mettere in campo con il governo trattative relative alla distanza dalla costa per le ragioni ampiamente sopra espresse.

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