Katia Ricciarelli ambasciatrice di turismo e lirica

Valorizzare l’opera di Giordano e tutto ciò che in città e provincia ha creato: due conservatori uno a Foggia l’altro a Rodi, un mito che si dilata e avvolge quanti seguono la passione della musica e ne son tanti. Anche per questo l’altra sera Katia Ricciarelli era a Rodi, cittadinanza onoraria e testimonial di una cultura musicale da tramandare. La visita al Comune, l’incontro con i ragazzi del conservatorio rodiano, presente anche il soprano nostrano Rosa Ricciotti, il presidente e il direttore del Conservatorio foggiano Enrico Sannoner, sindaci e autorità, non ultimi i ragazzi della sezione canto che si sono esibiti. «Ragazzi avete già sostenuto l’esame? Bene, adesso rifatelo con me…». E se la serata conviviale all’Hotel Pietre nere di Franco Mele era farcita di racconti e gag sulla vita e la carriera del grande soprano.

L’etichetta di ambasciatrice della cultura musicale e del turismo di Rodi le era stata già affibbiata dal sindaco Nicola Pinto suo vecchio amico, che stavolta ha preso la palla al balzo per riannodare un vecchio filo col Gargano e la cittadina in particolare. Passati i tempi in cui le volevano affibbiare un assessorato alla cultura, trapassati i giorni in cui nella vicina Vico l’allora sindaco Matteo Cannarozzi de Grazia la invitò a gestire culturalmente l’antico palazzo Della Bella per avviare un vecchio discorso di sinergia col territorio, la storia di Katia Ricciarelli che ha concesso anche qualche esibizione diventa ora pregna di impegni con e per il Gargano, da e per Rodi. Ambasciatrice della cultura, del bel canto del turismo rodiano.

Onde e ricordi scivolavano sulla battigia rodiana l’altra sera anche quando tra crucci e nostalgia Enrico Sannoner raccontava del suo incontro con il grande Pavarotti: «Una sera a Modena lo invitai a Foggia: mi disse Adua (la prima moglie) prendi nota, andiamo a Foggia, perchè no, rispolveriamo il grande Giordano. Appuntamento tra tre anni, non prima. L’agenda l’aveva zeppa Pavatotti». Come è finita lo sanno tutti. Il più grande non c’è più, oggi c’è Katia col suo mon amour per Rodi e il Gargano. «Sono sicuro che ti adopererai per la nostra città, il nostro Comune ». Katia annuiva tra albergatori curiosi, da Pietro Cotugno e Vincenzo D’Errico, Franco Mele, quelli della nouvelle vougue che vogliono imprimere una svolta ad un territorio non solo in termini di immagine. Tanti anche gli amministratori a salutare Katia, capelli bianchi, il solito charme e la semplicità di chi si approccia a qualcosa di nuovo con la curiosità di chi vuol sapere cosa c’è e cosa insegnare. Katia, ultimo testimonial della montagna del sole, pensando a quel Lucio Dalla cui era stato affidato il colpito dal Conservatorio foggiano di rielaborare l’opera giordaniana. «Era tutto pronto, poi…». Addio a Lucio, benvenuta Katia note suadente sul suo Gargano mon amour.

La Gazzetta del Mezzogiorno

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