Il Maestro Sangillo, cavaliere al merito della Repubblica Italiana

Domenico SangilloDomenico Sangillo, poliedrico artista di Rodi Garganico, è stato insignito dal presidente Giorgio Napolitano dell’alta onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana. Il riconoscimento, conferito con decreto del 2 giugno 2012, gli è stato rilasciato dal Prefetto di Foggia in data 4 novembre 2012.

Sangillo è nato a Rodi Garganico nel 1922, in quel Gargano che, con la sua naturale tavolozza mediterranea, da sempre è stato un magnetico polo di attrazione per i “maestri del colore” italiani e stranieri. Ma lui dal Gargano decise di trasferirsi a Roma; fu dalla capitale che, divenuto uno degli artisti più significativi del “tonalismo” romano che faceva capo a Mafai, Scipione e Lazzaro, lanciò l’immagine dello Sperone in tutta Italia.

E’ sempre il Gargano ad attrarlo come un ricordo atavico, una necessità del sangue: dopo molti anni vi ritorna, e, finché ne ha la forza, continua a dipingere suggestivi olii su tela, con fulmineo tocco, quasi che l’improvvisa “illuminazione” gli possa sfuggire, come acqua tra le dita aperte. Scaglie di colore, fuso e sovrapposto a creare un tipico fermento, vibrazione, lievitazione. E’ soltanto la luce a far questo oppure è l’irrequieta sensibilità di Sangillo che trasmette alle cose le emozioni che porta dentro? L’atmosfera soffusa è creata dalla magia del mezzo tono. Eppure il colore trionfa in ogni tela con alternanze di toni ora tenui, ora violenti, sempre vitali.

«I ritmi melodici che formano la vasta sinfonia dei quadri di Sangillo – osservava Milo Corso Malverna – sono come una musica in sordina, un magico coro a bocca chiusa». Rocce, lago e cielo non hanno bisogno di essere amati, lo sono già da tempo immemorabile…

La sua Terra gli si presenta nella sua essenza ancestrale: Gargano eterno: Carsico cetaceo, / mistero / dei remoti universi.

Un ricordo antico lo lega alla sua Rodi lambita dal grecale: In cima / al Talero / una casetta vetusta, / dove si accapigliano / i venti di mare, / dove inerti / marciscono / le foglie del castagno, / dove, sbiaditi / dimorano / i miei giuochi / di un tempo.

Sangillo ama le atmosfere brumose. Il Varano diventerà il suo rifugio. Qui, gli sarà possibile «addormentarsi e svegliarsi in un capanno, avvertendo il sommesso respiro del lago»: Gocce di luna / smerlettano la giuncaia. / Un leggero zeffiro / soffia sul lago, / mentre eco dei pescatori / si perde nel gorgo del mistero.

Lunghe notti passate nell’attesa del giorno, a osservare il Firmamento: Cade una stella; / nel tempo della sua scia / si dissolve la mia memoria.

Una vita segnata da quotidiani incroci tra la vita e la morte: Due usci contigui: / un tocco rosa / un drappo nero. // Incontro / di inesausti / viandanti.

Una sofferenza rinnovata da ricordi che non lasciano varchi: Lapilli / di ricordi / ardono / nella memoria, / or che / martoriata / cerca / requie.

Ma il vitalismo dell’artista continua a ispirargli “palpiti” di vita profondi. La forza di Sangillo è proprio qui. E continua, ogni giorno, ad emozionarci, come in questa lirica d’amore: Vorrei spandermi / dentro di te / come acqua / tra le rocce, / lambire / i granelli del tuo mistero; / ma tu / sei / chiarore lunare, / ove scivola / il mio tempo.

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