Zona 167: il dissequestro dopo il nulla osta dell’Ente Parco

Dissequestrato dopo quattro mesi dalla Procura di Lucera il cantiere edile che si estende su 21mila metri quadri in località Fonta­nelle, destinato alla costruzione di 8 palazzine per complessivi 48 appartamenti per un valore stimato dagli investigatori in 20 milioni di euro; i carabinieri posero i sigilli su ordine del pm a fine marzo scorso per presunte violazioni in materia edilizia e ambientale, secondo quanto fu detto nella conferenza stampa dell’Arma.

Il presupposto principale del sequestro era la mancanza di nulla osta ai lavori dell’ente parco del Gargano; che invece per la difesa era scontato avendo l’ente già approvato in passato il piano regolatore ge­nerale di Rodi in cui ricadevano alcuni piani di zona compreso quello oggetto dell’indagine; il problema è stato ora superato con il «via libera» dell’ente par­co chiesto dal Comune di Rodi. Da qui la decisione del pm Ales­sio Marangelli di accogliere il ricorso dei difensori dei 7 in­dagati e dissequestrare il can­tiere edile, con l’obbligo per le quattro imprese edili di esegui­re una serie di lavori di restyling ordinati dal Parco del Gargano.

L’inchiesta vede indagate 7 persone, tra titolari delle 4 im­prese e tecnici: sono difesi dagli avvocati Michele Vaira, Gia­nluca Ursitti e Mario Follieri. L’accusa – dissero i carabinieri­ – era aver costruito in un’area protetta del parco del Gargano «sulla base di permessi edilizi privi dell’obbligatoria e preven­tiva autorizzazione paesaggisti­ca dell’ente parco». I difensori presentarono ricorso al Tribu­nale del riesame di Foggia che lo respinse il 19 aprile, in quanto agli atti del procedimento am­ministrativo che aveva condotto il Comune di Rodi a rilasciare il permesso di costruire, mancava il nulla osta dell’ente parco ri­tenuto necessario. I giudici del riesame sostennero, nel confer­mare il sequestro preventivo del cantiere, che la mancata richie­sta di nulla osta all’ente parco aveva impedito a quest’ultimo organismo di avere conoscenza sia della realizzazione delle pa­lazzine sia di valutare la com­patibilità del progetto con le esigenze di tutela dell’area protet­ta. Per la difesa invece non c’è stato alcun abuso: l’autorizza­zione paesaggistica del parco era stata in realtà ottenuta – di­cono i difensori – in virtù del silenzio-assenso nell’ambito della procedura con cui l’ente approvò anni prima il piano re­golatore generale del comune di Rodi, nei quali erano assorbiti anche i piani di zona risalenti agli anni Ottanta. Preso atto della decisione del Tribunale del riesame, il Comu­ne di Rodi ha chiesto all’ente parco «un’istanza di rilascio di nulla-osta, seppure ex post» ri­marcano i difensori dei 7 inda­gati «allegando la documentazione relativa al piano di zona e quella, ritenuta necessaria dall’ente parco che, a seguito di approfondita istruttoria, il 19 Lu­glio ha accolto la richiesta».

Nel dire «si ai lavori l’ente parco ha posto l’accento su tre aspetti: aveva già rilasciato in passato parere favorevole al prg di Rodi nel quale rientra il piano di zona oggetto del sequestro del can­tiere; le palazzine sono compa­tibili dal punto di vista ambien­tale; il piano di zona è conforme ad altre costruzioni analoghe già autorizzate nella stessa area. Sulla scorta di questa auto­rizzazione rilasciata dall’ente parco gli avv. Ursitti, Vaira e Follieri hanno chiesto e ottenu­to dal pm Marangelli il disse­questro delle otto palazzine, su­bordinato a eseguire lavori or­dinati dall’ente parco.

1 Commento

  1. …e il tutto si risolve così con un brindisi Cacc’e Mmitte di Lucera?
    A me sembra molto poco e ridicolo per giustificare un simile polverone.

    Persino quanto ho scritto io stesso sull’argomento non compensa nè l’esposizione alla pubblica critica del sottoscritto, nè tanto meno la briga che mi sono preso per schierarmi dalla parte delle persone che sono state colpite da quanto è successo.

    Spero proprio che si definiscano meglio le responsabilità delle persone che hanno inizializzato questo triste ed assurdo episodio.

    Non se ne può veramente più di questa burocrazia e comunque Il Parco Nazionale Del Gargano, avrebbe potuto ritirarsi come parte civile da questa faccenda, ammesso e non concesso che il Parco Nazionale Del Gargano si sia trovato per BUROCRAZIA come parte civile.

    Attendo ora gli sviluppi delle indagini, ancora in corso da parte della Procura lucerina, per far luce su quella che si preannuncia essere una vicenda molto intricata e individuare nomi e volti dei responsabili.
    http://tcp.c-php.com/wp/?p=2472&cpage=1#comment-279

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

error: Se ti interessa un contenuto contattaci su blog@rodigarganico.info!

Condividi il post con i tuoi amici