Violenze al «Melograno», fissata l’udienza preliminare

Il 31 ottobre si terrà l’udienza preliminare riguardante il procedimento penale nei riguardi di Nella Silvestri, 57 anni di Vieste, presidente della cooperativa “Nemesi” e responsabile della comunità “Il Melograno” di Rodi Garganico; della nipote, Antonietta Silvestri (educatrice), 32enne di Vico del Gargano; e Anna Tozzi cinquantunenne di Ischitella, coordinatrice della struttura. Il collegio difensivo è composto da Giulio Treggiani, Michele Curtotti, Matteo Starace e Guido de Rossi; legale di uno dei minori, Ivano De Rosa.

Il 31 ottobre si terrà l’udienza preliminare; il 15 novembre il dibattimento presso il tribunale di Lucera. Le tre donne furono arrestate e poste agli arresti domiciliari il 27 luglio dello scorso anno su provvedimento della magistratura lucerina. Accuse pesantissime nei riguardi delle imputate le quali devono rispondere di maltrattamenti, sequestro di persone, lesioni ai danni di sette minori con l’aggravante della crudeltà e dei motivi abietti e futili, oltre che di violenza privata. Le indagini condotte dal procuratore capo della repubblica di Lucera, Domenico Seccia, e dal Pm, Mara Flaiani. Secondo quanto accertato dai magistrati inquirenti, i bambini che venivano affidati erano costretti a mangiare il loro vomito quando rigettavano la cena perchè erano serviti gli avanzi; piccoli insultati pesantemente, frequenti le frasi “sei una p…come tua madre), “Puoi fare solo lo spacciatore”; “Non vali niente”. Altre forme di punizione, quali “l’obbligo di assumere cibi non graditi e di rimanere a tavola seduti da soli finchè non li si consuma”. Ragazzi tutti segnati da percorsi familiari difficili che determinavano anche i loro comportamenti. Già un mese prima dei provvedimenti della magistratura, erano circolate voci (riportate dalla Gazzetta) che riferivano di presunti maltrattamenti sui minori ospitati presso la comunità “Il Melograno”.

”Melograno” era ritenuta una assoluta novità nel campo dell’assistenza ai minori; rappresentava un utile contesto per tutti quei ragazzi provenienti da nuclei familiari con forti carenze di natura affettiva e non solo. L’inserimento è di natura temporanea ed ha come obiettivo il rientro in famiglia, l’af fido o l’adozione. Da ricordare che a febbraio del 2010 si sfiorò la tragedia a causa dell’incendio di alcuni materassi all’interno della struttura; inizialmente si pensò ad un incidente; a conclusione delle indagini venne accertato che si trattava di un atto doloso. Ad appiccare il fuoco era stato uno dei ragazzi arrestato e associato al “Fornelli”.

Francesco Mastropaolo per La Gazzetta del Mezzogiorno

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