Sequestro edilizio: la posizione ufficiale del sindaco d’Anelli

In relazione alla nota vicenda riportata dagli organi di stampa in merito al sequestro di 8 palazzine in zona 167 della località Convento, nell’auspicare che si faccia al più presto chiarezza e ribadendo il grande rispetto nei confronti della magistratura inquirente lucerina, pur ancora ignorando le precise motivazioni che hanno condotto all’inchiesta ancora in corso, è con grande senso di responsabilità e certezza che affermo che il Comune di Rodi Garganico ha da sempre – ed in particolare negli ultimi dieci anni che mi hanno visto ricoprire il ruolo di sindaco pro tempore – rilasciato permessi di costruire solo se preventivamente corredati di tutta la documentazione istituzionale prevista.

Sono dunque rammaricato nell’apprendere che qualcuno ha pubblicato frettolosamente notizie non corrispondenti ai fatti. Ribadisco che questa amministrazione comunale è totalmente estranea ai fatti contestati e che l’ufficio tecnico comunale è composto da professionisti, i quali hanno adottato comportamenti civili e degni di persone capaci ed oneste. È di dominio pubblico, infatti, la severità con la quale l’ufficio tecnico del Comune di Rodi Garganico si esprime in merito alle pratiche edilizie sottoposte al suo esame.

A mio avviso, peraltro, non ricorrono i presupposti previsti per il sequesto preventivo. È vero, infatti, che la normativa impone il parere preventivo dell’Ente Parco quando l’edificazione abbia avuto luogo dopo il 5 Agosto 1995, ovvero dopo l’istituzione del Parco Nazionale del Gargano. Ma è altrettanto evidente l’assoluta chiarezza delle norme transitorie ove recitano che tutto ciò che è ricompreso in un piano attuativo redatto prima del 5 Agosto 1995 è escluso da tale obbligo.

Ebbene, la zona in discussione è antropizzata ed urbanizzata già dagli anni 90, prima con le case popolari dell’IACP e poi con altra zona 167 denominata “Rodi dell’unità”. Infatti, il piano di fabbricazione di cui è dotato il Comune di Rodi Garganico – con le relative varianti regolarmente asseverate e avvenute tra gli anni 1978 e 1981 – è stato inglobato nel Piano Regolatore Generale approvato in data antecedente all’istituzione dell’Ente Parco Nazionale del Gargano. Tale posizione, peraltro, è anche stata ribadita dallo stesso Ente Parco in una comunicazione inoltrata al Comune di Rodi Garganico nei giorni scorsi.

Auspico, quindi, che la magistratura faccia al più presto chiarezza nell’intera vicenda, anche perchè le palazzine sono già in parte abitate e ci sono 48 famiglie in attesa che vengano tutelate le loro legittime aspettative.

2 commenti

  1. Salve,
    Dei dettagli burocratici di questa faccenda conosco poco, ma quello che vedo in locazione e leggo dalle dichiarazioni pubbliche dell’attuale sindaco di Rodi, mi sembra che faccia senso.
    Qui si provoca il crollo di parecchie persone e società per fare scoop giornalistici e sollevare dei polveroni inutili e dannosi, specialmente per quelli che sono a valle del CAOS.
    Intanto Google continua a indicizzare diffamanti articoli sulla nostra bella Rodi.

    Ho frequentato negli ultimi anni la zona in questione che conosco bene, e adesso mi chiedo come mai abbiano aspettato tanto prima di reclamare la mancanza dei presunti permessi dell’ente Parco.
    Immagino che c’è gente comune in quegli appartamenti che ha acceso dei mutui, cosa ne sarà di costoro?

    Ma perchè non parlamentare, invece di avviare una campagna legale e burocratica che porterà alla rovina di un sacco di persone?
    Comunque direi che è proprio il caso di fare chiarezza e condivido in pieno la posizione presa dal sidaco di Rodi Garganico.

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