Ecomostro ‘Roccamare’ Rodi, WWF: rimangono gli abusi

Quella contro il pericoloso scempio edilizio ‘Roccamare’ a Rodi Garganico è una battaglia che il WWF conduce da tempo insieme ad altre associazioni ambientaliste e ai cittadini confinanti.

A seguito di un documentato esposto del 1999, ha preso via un dibattimento penale presso il Tribunale di Lucera che si è protratto dall’aprile 2004 al 23 ottobre 2008.

Ben sette, ricorda il WWF, sono stati i capi d’imputazione ed i reati contestati agli amministratori della Società Roccamare e al progettista come, tra l’altro, l’aver compiuto atti per indurre in errore il Comune di Rodi e ottenere così la concessione edilizia, avere esibito elaborati tecnici di progetto riportanti una falsa rappresentazione urbanistica della zona oggetto di intervento, l’abuso in atti d’ufficio commesso dal progettista nella sua qualità di assessore alla programmazione.

La sentenza del Tribunale di Lucera, pur avendo riconosciuto la responsabilità degli imputati in ordine a tutti i reati contestati, ha dichiarato di non doversi procedere per la maggior parte di essi per l’intervenuta prescrizione, mentre ha condannato gli imputati per i reati d’abuso in atti d’ufficio ed aggravamento del dissesto idrogeologico in atto per i fabbricati circostanti, stabilendo ,infine, la confisca del fabbricato.

Gli imputati hanno proposto Appello, chiedendo di essere assolti sia per i reati dichiarati prescritti che per quelli per i quali sono stati condannati.

Per contro nei giorni scorsi la Corte d’Appello di Bari ha respinto tale richiesta confermando la prescrizione di tutti i reati già dichiarata nei giudizi di primo grado e dichiarando anche la sopravvenuta prescrizione per il reato di abuso d’ufficio mentre ha assolto gli imputati per il solo capo d’imputazione di aggravamento del dissesto idrogeologico per i fabbricati circostanti, revocando anche la confisca del fabbricato.

‘Il non aver concesso l’assoluzione con formula piena in luogo della prescrizione per i reati contestati – osserva Carlo Fierro presidente del WWF Foggia – sta inequivocabilmente a significare che il Tribunale, sia in primo che in secondo grado, non ha creduto nelle tesi degli imputati. E’ importante anche ricordare che allo stato la concessione edilizia, rilasciata nel ’97 alla Società Roccamare, risulta annullata con provvedimento amministrativo della Provincia di Foggia del 16.11.2007, a cui il Comune di Rodi si è allineato con una ordinanza di demolizione datata 10 marzo 2010 e confermata in data 21 maggio 2010. Contro tali provvedimenti la Roccamare ha presentato ricorso e dovrà pronunciarsi il TAR di Bari ed anche in tale Sede il WWF Italia sarà presente per opporsi all’annullamento degli atti.’

In relazione alla costruzione il WWF ricorda che si tratta di un edificio a grezzo in area ad alto valore paesaggistico e panoramico, a meno di 50 metri di distanza dal mare. Un vero e proprio schiaffo all’ambiente e al paesaggio.

Le motivazioni della sentenza di primo grado hanno, infatti, illustrato dettagliatamente l’illegittimità della costruzione Roccamare che è stata realizzata alterando nei documenti progettuali misure di angoli e distanze. Il CTU nominato dal Tribunale nel procedimento di primo grado, con l’ausilio di una squadra di topografi, ha tracciato e picchettato sul terreno il limite della zona edificabile, constatando così che la costruzione Roccamare è collocata interamente all’esterno di tale limite in zona G1 – Salvaguardia Costa – assolutamente inedificabile, soggetta a vincolo paesaggistico ed in “Zona franosa I” del Piano di Fabbricazione.

La franosità della zona, osserva il WWF, ben nota fin dagli anni 50, trova una incontestabile conferma nella classificazione PG3 (massima pericolosità di frana) ed R4 (rischio frana molto elevato) attribuita dall’Autorità di Bacino della Puglia alla zona di Rodi al cui centro viene a trovarsi la costruzione Roccamare.

L’avv. Angelo P. Masucci, Legale del WWF Italia, che ha seguito l’intera vicenda giudiziaria di che trattasi nell’interesse dell’Associazione, così ha commentato: ” La Sentenza della Corte d’Appello di Bari, già dalla lettura del dispositivo della stessa datato 17.02.2012, permette di escludere nella maniera più categorica quanto da qualcuno falsamente propagandato, ossia che la Corte avrebbe affermato che la costruzione non è abusiva, così come avevano chiesto gli imputati. Al contrario i Giudici hanno trasmesso gli atti al Comune di Rodi Garganico per gli adempimenti amministrativi, evidentemente di natura repressiva dell’abuso.’

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