Venerdì Santo: il discorso del Parroco in occasione della processione

Stasera non parlo del Crocifisso e del suo dolore, ma voglio parlare a Lui, davanti a voi e anche a nome vostro. Signore Gesù, tu hai detto: «Oggi sarai con me in paradiso» (Lc 23,43). Mi piace pensare che tu rivolgi a noi queste parole per richiamarci a ridare a Rodi Garganico l’antica fama di “più bella città dei mortali”. Ci chiami a rendere Rodi Garganico la nostra città segno della Città Santa, della Nuova Gerusalemme (cfr. Ap 21, 1-27), non solo per le sue bellezze architettoniche, ma perché agli afflitti viene reso il servizio della consolazione e quello della astersione delle lacrime (cfr. Is 25, 8; Ap 21, 4), perchè i concittadini si offrono amicizia, perché l’indifferenza è rifiutata da tutti. Aiutaci a credere che sia vero ciò che affermava Madre Teresa: “Il Paradiso è amare come Dio ama, servire come Dio serve, aiutare come Dio aiuta”. Il Paradiso, se vogliamo, può essere già tra noi. Tocca a noi costruirlo e scoprirlo.

Non meravigliarti se in giorno santo come questo, voglio raccomandarti i morti e i vivi, di questa nostra città. Cosa ci aspetta? Non lo sappiamo ma perchè dobbiamo perdere la speranza e la fiducia? Aiutami, ti prego, a capire e ti prego aiuta a chi appartiene la competenza a decidere sempre per il bene della gente, della mia gente.

Ora Signore non posso fare a meno di parlarTi del tuo: «Ecco tua madre! Ecco tuo figlio » (Gv 19, 27). Ti voglio ricordare i Figli e i mariti che partivano e che partono ancora, spose e madri che piombano e sprofondano nella più tristi delle desolazioni. Per ogni madre i figli sono figli e nessuna vuole che il proprio figlio si allontani, viva e si senta straniero o clandestino. Tu, Gesù, hai affidato tua Madre a Giovanni e agli amici più cari, io stasera affido a te i giovani, i figli, assieme alle madri, le nostre madri Signore.

Il tuo grido mi assorda: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». È lo stesso grido dei poveri della città. Gesù, mi sento così impotente nei confronti di chi ha perso il lavoro di chi in lacrime mi racconta la sua storia. Lo stesso sentimento provo per tanti giovani splendidi. Molti di loro, lo sai, sono giovani scartati dalla scaltrezza di molti mediocri… Io Parroco, dico loro di sperare, di non arrendersi, di lottare ma sono stanchi di aspettare. Certo Signore, per tua grazia, non mancano i giusti e gli onesti… Ma anche nelle nostre terre ci sono i venditori di promesse che mai vengono mantenute; anche qui c’è chi taglieggia chiedendo il pizzo; anche qui c’è chi spaccia e delinque; chi usa la violenza per trarne profitto. Anche tra i nostri adolescenti e non solo si afferma la moda del branco e si diffonde il malcostume del non rispetto per il debole. Aiutaci, Signore, a capire che vivere è anche altro.

Le tue parole: «Ho sete» (Gv 19,28), mi fanno pensare ancora a Madre Teresa. Lei, piccola suora, si seppe fare Goccia nell’oceano dei bisogni dei poveri. Senza questa Goccia quanti poveri sarebbero stati ancora più soli e più poveri?

Fa’ che a noi non venga mai a mancare l’entusiasmo di far qualcosa per estinguere la tua sete che è dei tuoi figli; fa’ che i consigli dei finti buoni: «ma chi te lo fa fare!… finiscila!… chi ti credi di essere!… », non spenga la generosità di molti.

Hai detto: «Tutto è compiuto» (Gv 19,30). Risento ancora questa tua parola. Tu, coi tuoi 33 anni puoi esclamare di aver portato a compimento ogni cosa, noi invece abbiamo ancora tanto da fare e da impegnarci.

Nella nostra città tanto bene ancora si deve fare. Che ognuno faccia bene la sua parte. Che tutti – lo ripeto – possano cercare il bene comune.

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). Gesù sino alla fine hai gridato la tua fiducia nel Padre. Fattelo dire, sulla croce sembri un perdente. Invece fino alla fine hai detto no al disimpegno, all’inerzia, alla pigrizia. Fino alla fine ci hai insegnato che non c’è spazio per la neutralità. Che con te non si può giocare al ribasso. Fino alla fine ci hai insegnato che un mondo migliore è possibile e che è venuta l’ora di farlo. E allora facci capire che bisogna muoversi perché la Pasqua, è movimento; è vita; è danza di Dio con gli uomini e per gli uomini; è fuoco che arde anche nel nostro cuore; è luce che dilegua le tenebre della morte e si apre ai tepori primaverili della pace.

Aprici il cuore e donaci forza. Facci capire che è ora di muoversi perché laddove arrivi tu c’è sempre vita vera; perché Tu, il Cristo crocifisso e risorto, sei la nostra gioia e vuoi la nostra gioia…

Facci capire, Signore, che il mondo si muove se noi ci muoviamo, cambia se noi cambiamo, si fa nuovo se noi ci facciamo nuove creature, ma che il mondo peggiora se non sappiamo cogliere il bello che tu hai messo dentro ognuno di noi. Il mondo nuovo incomincia se ognuno comincia a divenire un «uomo nuovo». La primavera incomincia con il primo fiore, il giorno con il primo barlume, la notte con la prima stella, il torrente con la prima goccia, il fuoco con la prima scintilla, l’amore con il primo sogno. Signore dacci il coraggio di fare ognuno la propria parte per non schierarci o non essere schierati dalla parte di Giuda.

Voglio concludere con Maria, l’Addolorata, madre nella fede e della speranza: Ave Maria

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