Tribunale: Sindaci in campo contro il Ministro

Dopo quello che ritengono un affronto in seguito alla «marcia» su Roma per opporsi alla chiusura del Tribunale di Lucera, il comitato di difesa del palazzo di Giustizia di cui fanno parte i 32 sindaci del circondario sta pensando di costituire un nuovo partito, abbandonando così quelli di provenienza. «Da diversi anni assistiamo impotenti purtroppo» si legge nella nota diffusa dal comitato «al sistematico depauperamento delle istituzioni e dei servizi della provincia di Foggia. Nel corso degli anni sono spariti distretto militare, scuola di polizia, autorità agroalimentare, senza dimenticare la inesistenza dei servizi e delle strutture sanitarie, le carenze di collegamenti da e per Foggia, i problemi legati alla  viabilità precaria fino ad arrivare ai gravissimi provvedimenti adottati di recente da questo Governo tecnico, purtroppo sostenuto dai nostri politici».

Il riferimento è alla riforma della Giustizia «che vede la soppressione del Tribunale di Lucera e delle sezioni distaccate di Rodi Garganico e di Apricena»; l’autorizzazione «alla introspezione (ossia trivellazione in mare) per la ricerca di idrocarburi a poche miglia dalla costa garganica e dalle Isole Tremiti. L’amarezza e la delusione di noi sindaci del circondario» prosegue la nota «ha raggiunto il suo apice in occasione della nostra protesta a Roma di mercoledì. Ringraziamo la Presidenza della Repubblica, cui questo documento sarà recapitato, per aver ricevuto una delegazione dei 32 sindaci e quindi per aver preso conoscenza diretta delle ragioni da noi addotte contro la soppressione del Tribunale di Lucera e delle sezioni distaccate. Purtroppo non possiamo dire altrettanto del comportamento del ministro della Giustizia».

Al Guardasigilli il comitato foggiano contesta di «non aver inteso con proterva arroganza consentire nemmeno ad un suo funzionario di ricevere quanto meno una delegazione di noi Sindaci, che anzi siamo stati confinati e bloccati (come qualsiasi generico manifestante… che tali non eravamo) su di un marciapiede prospiciente piazza Cairoli in Roma, a circa 200 metri dal ministero stesso, addirittura circondati da carabinieri in tenuta antisommossa, Polizia e vigili urbani che hanno limitato i nostri movimenti con minaccia di più gravi costrizioni personali ove il gruppo (pur qualificato dalla presenza delle fasce tricolori col simbolo della Repubblica Italiana) di noi sindaci avesse sconfinato dal luogo in cui siamo stati relegati».

Da qui la decisione di farsi un proprio movimento politico. «Per tutte queste ragioni noi sindaci» prosegue la nota del comitato per la difesa del Tribunale lucerino «manifestiamo la nostra rabbia e il nostro disappunto nella nostra veste di rappresentanti periferici di quello stesso Governo che ci ha trattato in questo modo, per questo grave scontro  istituzionale perpetrato in spregio agli interessi di tutti i cittadini da noi rappresentanti e che solo grazie al nostro alto senso dello Stato non è sfociato in più gravi conseguenze. Annunciamo il nostro intento di autosospenderci dai rispettivi partiti politici di provenienza, gesto che potrebbe preludere alla nascita di un nuovo partito, un movimento politico di Capitanata».

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