Tremiti, la Puglia contro Clini

“Una follia” per gli ambientalisti; “faremo ricorso”, annuncia la Regione. L’assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro annuncia l’impugnazione dei provvedimenti del governo che autorizzeranno le trivellazioni al largo delle isole Tremiti mentre un coro di proteste si alza per quello che viene chiamato “l’attentato di Ferragosto” del ministro Corrado Clini. L’attenzione della Regione Puglia e lo sdegno di politici e associazioni si concentrano contro i pareri dei ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali appena rilasciati all’interno del procedimento per l’autorizzazione alle prospezioni sismiche a Petroceltic nello specchio di mare delle Tremiti, nell’ambito di una richiesta di riperimetrazione. Parere che rilasciato dal ministro dell’Ambiente, in prima fila in Puglia nella questione dell’Ilva di Taranto, fa dire del ministro “dottor Jeckill e mister Hyde”, per usare l’espressione del presidente del consiglio regionale, Onofrio Introna. Il parere del ministero conferma infatti – per dirla con Nicastro – “la direzione ostinata del governo nazionale verso lo sfruttamento massivo delle fonti energetiche fossili”, e, stando i timori di chi in questi mesi si è battuto contro le trivelle alle Tremiti (come Lucio Dalla), “creando un pericoloso precedente per il destino del nostro mare, viste le numerose altre richieste di prospezioni geosismiche che giacciono in attesa del via libera”.

La Regione annuncia dunque il ricorso contro il governo (“Non consentiremo mai che le conseguenze delle scelte calate dall’alto ricadano sul Puglia e sui pugliesi”), ma gli ambientalisti sono sul piede di guerra. “E’ una follia”, tuonano da Legambiente. “L’autorizzazione alle prospezioni di Petroceltic priverebbe la Puglia del suo bene più prezioso: il mare”, spiega il presidente pugliese, Francesco Tarantini. “L’estrazione del petrolio al largo delle Tremiti – afferma – è un progetto folle che ipoteca lo sviluppo futuro della nostra economia, fondata sull’uso sostenibile del mare, sul turismo e sulla pesca”. Proprio Legambiente, insieme alle altre associazioni ambientaliste, lo scorso mese di giugno aveva fatto ricorso al Tar del Lazio contro il decreto con cui il ministero dell’Ambiente dava il via libera alle ispezioni in Adriatico, nei pressi delle acque che circondano le Tremiti.

“Nei mari del Belpaese, come risulta dal dossier nazionale di Legambiente ‘Trivella Selvaggia’, presentato in Puglia con la collaborazione di Goletta Verde – evidenzia Legambiente – sono già attive 9 piattaforme di estrazione petrolifera ma, grazie ai colpi di spugna normativi dell’ultimo anno, si potrebbero aggiungere almeno altre 70 trivelle per una superficie di 30mila km di mare. Attualmente, 10.266 km2 di mare italiano sono oggetto di 19 permessi di ricerca petrolifera già rilasciati (gli ultimi due sono stati sbloccati il 15 giugno scorso nel tratto abruzzese di Adriatico di fronte la costa tra Vasto e Ortona); 17.644 km2 di mare minacciati da 41 richieste di ricerca petrolifera non ancora rilasciate ma in attesa di valutazione e autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico”. In definitiva, “tra aree già trivellate e quelle che a breve rischiano la stessa sorte, si tratta di circa 29.700 kmq di mare, una superficie più grande di quella della regione Sardegna”.

“Il grido d’allarme lanciato dagli enti locali che si erano espressi negativamente è rimasto totalmente inascoltato ed è questa l’ennesima prova della preoccupante disattenzione del potere centrale verso il territorio, spogliato di qualsiasi valore che non sia permeato di squallida mercificazione”. La voce del sindaco delle Isole Tremiti, Antonio Fentini, si sposa a quelle di politici, comitati e associazioni. “Da oltre 20 anni il Comune – afferma – si batte per valorizzare l’area protetta marina, proponendosi come suo naturale gestore istituzionale, ma nulla ottiene dal ministero dell’Ambiente, incapace di leggere dietro tale richiesta il tentativo di offrire alla riserva condizioni di fruibilità sostenibile”. “Le Istole Tremiti – annuncia – non si arrendono al potere che decide senza ascoltare; esse saranno capaci di gridare al ‘sordò e di rilanciare, con più veemenza e coraggio, insieme a tutte le altre istituzioni, la battaglia contro il protervo potere di chi ha deciso di cancellarle per sostituirle con un arcipelago di piattaforme petrolifere”.

Ma è lunga la scia di ‘no’. “L’improvvisa e improvvida decisione del ministro – afferma l’europarlamentare di Fli, Salvatore Tatarella – va combattuta in ogni sede, dal Parlamento alle aule giudiziarie, ma non mancheranno di farsi sentire i cittadini pugliesi e tutti gli amanti dell’incantevole mare di Tremiti”. “Ribadiamo il nostro no già espresso all’unanimità da tutto il Consiglio regionale”, afferma il capogruppo del Pdl alla Regione, Rocco Palese. “Ribadiamo – aggiunge – il nostro deciso e secco ‘no’ a ogni ipotesi di trivellazione per la ricerca di petrolio alle Tremiti o in qualsiasi altro tratto di costa e di mare pugliese. Su questo abbiamo sottoscritto e votato all’unanimità un ordine del giorno in Consiglio regionale, esprimendo con forza la volontà di tutte le forze politiche di preservare il nostro territorio. Volontà della quale il ministro Clini e l’intero governo Monti non potranno non tener conto”.

“Autorizzare le trivellazioni alle Tremiti è un omicidio per il territorio”, sostiene il consigliere regionale di Sel, Michele Ventricelli. “Solo poche settimane prima della pausa estiva – ricorda – lo stesso ministro ci aveva rassicurato su questo fronte ed ora siamo costretti ad assistere ad un’autorizzazione a bruciapelo in uno dei luoghi più belli che la Puglia vanta”. “Le sofferenze umane, economiche, occupazionali e sociali che ancora si stanno consumando sulla pelle dei pugliesi per la vicenda Ilva, che Clini personalmente ha visto e toccato, evidentemente – sostengono in un comunicato congiunto i presidenti dei gruppi consiliari regionali de La Puglia per Vendola, Angelo Disabato, e di Sinistra Ecologia e Libertà, Michele Losappio – non sono bastate per comprendere che è giunto il momento di dire basta e farla finita con atti irresponsabili nei confronti di chi crede e sta lavorando per un cambiamento che coniughi sviluppo, salute, occupazione, se il ministro Clini tornando a Roma dopo qualche giorno autorizza le prospezioni della multinazionale Petroceltic”.

“Avevamo avuto assicurazioni – auspica il consigliere regionale dell’Udc e componente della Commissione Ambiente, Peppino Longo – che il nostro mare non sarebbe stato più minacciato dai cercatori di oro nero e, invece, ecco che ci ritroviamo catapultati in questa nuova brutta realtà”. Il “Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” in una nota esprime “tutta la sua delusione e rabbia di fronte all’ennesimo attentato di ferragosto del ministro Corrado Clini”.

Fonte: la Repubblica

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