Terremoto nella sanità pugliese: annullate dalla consulta migliaia di assunzioni

Quelli che temevano di più la sentenza della Corte costituzionale, i lavoratori “schiavizzati” da aziende di servizi che speravano di essere internalizzati dalle società in house costituite dalle Asl, saranno i meno colpiti dal giudizio della Consulta: potranno anche essere assunti nelle società pararegionali, ma possono scordarsi un contratto a tempo indeterminato.

La legge 4 del 2010, quella che dettava norme urgenti in materia di sanità e di servizi sociali, è stata praticamente decimata in tutti gli articoli studiati ad hoc per declinare al passo la precarietà del lavoro nel sistema sanitario pugliese. Dopo la relazione del giudice Sabino Cassese, per migliaia di lavoratori che erano stati stabilizzati, assunti a tempo indeterminato, c’è la barriera insormontabile della Consulta.

“È una sconfitta politica”, osserva l’assessore alle politiche della salute, Tommaso Fiore. Ma lo dice, a caldo, conoscendo solo una parte della sentenza appena pubblicata e che gli avvocati della Regione stanno studiando. “Hanno lasciato in piedi il giocattolo delle società in house”, aggiunge l’assessore. Ma quello che è stato smontato è il complesso delle stabilizzazioni e delle assunzioni.

Per esempio è incostituzionale la norma che consentiva ai dirigenti medici di restare in servizio dopo cinque anni in una disciplina diversa di quella per la quale erano stati assunti. È illegittima anche la norma che ha permesso al personale a tempo indeterminato presso aziende o enti del servizio sanitario nazionale (SSN) ma in servizio a tempo determinato al 31 dicembre 2009 presso un’azienda o ente del servizio sanitario della Regione Puglia, di restare in Puglia a tempo indeterminato.

La mannaia dei giudici costituzionali colpisce anche la stabilizzazione degli ex Lsu in servizio da cinque anni nei servizi di riabilitazione, tossicodipendenze, assistenza domiciliare integrata e prevenzione. Così per i co. co. co adibiti al servizio di assistenza domiciliare, riabilitazione e integrazione scolastica.

Salta la norma per i medici precari del 118 da almeno tre anni. A farne le spese sono anche i medici precari che lavoravano per l’Ares e quelli in servizio negli istituti penitenziari. Ce n’è anche per i direttori generali: non perderanno il posto, ma non potranno avere uno stipendio annuo superiore ai 111mila euro.

E ancora: non è valida la riserva del 50 per cento dei posti nei concorsi per gli interni tra i quali erano stati ripescati (in modo incostituzionale) anche i titolari di rapporto di lavoro a tempo determinato nelle asl per progetti finalizzati. Via dai concorsi anche la riserva del 10 per cento per i lavoratori in mobilità delle cliniche private. Illegittime anche le norme che non escludono dalle norme di stabilizzazione “il personale delle aziende ospedalierouniversitarie o, comunque, non prevedono un rinvio a protocolli di intesa tra università ed enti ospedalieri né alcuna forma di intesa con il rettore”. La meno devastante delle censure costituzionali è appunto la parte che riguarda le internalizzazioni.

“La Corte smonta la nostra ipotesi del tempo indeterminato che per noi è un valore perché noi lottiamo contro ogni forma di precarietà. Per il resto – ha concluso l’assessore – le sentenze si applicano. Chiederemo subito un incontro al ministro Fitto, dopo gli impegni assunti per individuare una soluzione”. E così auspica il presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna: “Sono certo che il governo regionale troverà le soluzioni più opportune”. Per Rocco Palese (Pdl) “è una sconfitta amministrativa ed è una bocciatura dell’uso politicoelettorale di leggi regionali”.

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