Trivelle alle Tremiti? «Pronti alle barricate»

Con le temperature africane di questo primo scorcio di aprile – che di fatto segnano l’apertura della stagione balneare, manna dal cielo per il piccolo arcipelago diomedeo – la notizia dell’«ok» alla ditta irlandese Petroceltic Elsa rilasciato dal Governo ha l’effetto del tappo che sopprime le speranze di un futuro migliore. E per una terra, che grazie al buon Dio, ha tutto per proporsi come il centro turistico di eccellenza del Gargano e della Puglia, ma si dibatte anche tra mille problemi, il tutto rischia di profilarsi come il “classico colpo del ko”.

Il «sì» della ministra dell’ambiente Prestigiacomo alla ditta irlandese Petroceltic Elsa alle “indagini” nel sottosuolo marino per scovare petrolio, ha mandato su tutte le furie i residenti. Lo stillicidio di notizie, con i timori trasformati in un incubo nel giro di dodici mesi, partito lo scorso anno (va ricordato che il 27 aprile 2010 presso l’arcipelago diomedeo si riunì in seduta congiunta consiglio comunale locale e quello provinciale per dire no alla trivellazioni) ha esasperato lo sparuto gruppo di abitanti dell’isola, quello che resta lì tutto l’anno, anche quando calato il sipario della scintillante estate tutta colori e profumi, affronta il duro inverno fatto di sacrifici e di lunghe giornate immersi nel silenzio e nelle ristrettezze.

«Passeranno sui nostri corpi, perché quando ci trattano come polli da spennare, incuranti dei nostri interessi, noi reagiamo». Alle Tremiti il tenore delle considerazioni che si ascoltano ai crocicchi dell’isola di San Nicola e San Domino, dove si estendono i centri abitati, sono questi. E tornano in auge, tra i tremitesi, atavici sospetti: «Non siamo Italia, ma altro…». «Non ci considerano mai, si ricordano di noi solo quando fa comodo loro».

Gabriele Fentini, ex assessore all’ambiente, insieme all’ex presidente dell’assise Arturo Santoro, annunciano sit in di protesta. «Dovranno passare sui nostri corpi». «Io vivo qui da ragazzo, ed ho quasi settant’anni, tutto ciò che intendono fare, per noi è inaccettabile» s’erge Santoro, che alle Tremiti gestisce un ristorante “Il Belvedere” ed una pompa di benzina. Ci faremo sentire. Santoro, che alle Tremiti passa per il sub, attività svolta per decenni, dell’arcipelago, conosce a menadito gli ambienti straordinari e suggestivi della riserva marina del Parco nazionale del Gargano ed avverte: «I nostri fondali sono a rischio. Per via delle correnti che circolano a tre miglia dalle Tremiti, quelle che vanno al nord verso Pescara e quelle che vengono verso le nostre coste, ebbene, per via di queste correnti, ci ritroviamo il giorno dopo sulle nostre spiagge tutto ciò che viene buttato in acqua. Come è già accaduto in passato, quando abbiamo trovato di tutto sulle dune di Costaripa e di Baia Santa Barbara».

Sulla stessa lunghezza d’onda Maurizio Mastrototaro che fa lo chef – ristoratore (piccolo Hotel Oasi), plurimenzionato in numerose riviste di settore come “Sapori e Piaceri”, “La cucina Italiana”, “Tutto Pesce”, “Guida ai Ristoranti Italiani di Pesce”, e numerose altre riviste come “Partiamo”, “Donna Moderna”, “in Vacanza” etc.: dobbiamo mobilitarci. A capo della “rivolta” pongono però sempre lui, Peppino Calabrese, l’ex sindaco fino ad un mese fa: «Mi cercano, mi telefonano, mi chiedono cosa fare, è ovvio che faremo le barricate » rivela. Già nella sola fase d’esplorazione dei fondali” denuncia il Wwf “l’utilizzo di spari di Air-Gun potrebbe determinare diminuzioni del pescato tra il 45% e il 70% in un raggio di quaranta miglia nautiche, ossia circa settanta chilometri». «L’insediamento delle piattaforme e la successiva estrazione di petrolio» continua l’associazione «potrebbero generare impatti devastanti sull’ecosistema marino e delle coste nonché alle attività economiche della pesca e del turismo». In particolare la preoccupazione deriva dal flusso continuo di inquinanti che sarebbero dispersi in mare, molti dei quali tossici (come l’idrogeno solforato, il piombo, il cromo e il mercurio) o potenti cancerogeni (come il toluene, il benzene e lo xilene).

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