Fontana ricorda Filippo Fiorentino

Sei anni fa, di questi giorni, moriva Filippo Fiorentino, un Uomo di cui il Gargano si è privato troppo presto, suo malgrado. Non riusciamo neanche a immaginare cosa sarebbe successo se fosse rimasto fra noi. La presidente di Italia Nostra-Sezione Gargano, Menuccia Fontana, lo ricorda sull’ultimo numero di “Gargano nuovo” (febbraio 2011).

“Caro Filippo, è passato qualche anno da quel gelido giorno di febbraio in cui ci hai lasciato; oggi invece è primavera o almeno così sembra, qui non è accaduto niente di significativo, il nostro Parco non ha un presidente ma un commissario a cui si concedono proroghe, per rimandare il più possibile l’atto politico di nominarne un altro.

“Ti parlo come se tu non fossi assente perché chi come te ha lasciato a questa terra un patrimonio culturale e nobili ideali, in un certo senso ha decretato anche la sua immortalità fra gli ideali, quelli che ci hanno accumunato: il grande amore per il Gargano e la speranza, sì proprio la speranza, che gli uomini che hanno in mano i destini di questa terra possano un giorno vederla come un grande patrimonio della collettività e promuoverla valorizzando le sue peculiarità e con questo obbiettivo iniziò un lungo percorso insieme.

“L’istituzione del Parco animò le nostre conversazioni che si arricchirono di prestigiosi interlocutori: Antonio Cederna, Sabino Acquaviva, Gianluigi Ceruti. Il Parco avrebbe posto un freno alla cementificazione dissennata di quegli anni, sognavamo un piano concertato che fosse anche strumento urbanistico per i paesi che ne fanno parte, purtroppo non è ancora così.

“Per l’istituzione del Parco abbiamo speso molte energie. Noi eravamo in comitato promotore con altri amici, pochi ma molto motivati: Nello Biscotti, Sabino Acquaviva, tu, io e qualcun altro. Quando venne per conoscere il Gargano Gianluigi Ceruti, il padre della legge 394, gli mostrammo questa terra con orgoglio e preoccupazione, e tu fosti guida di eccezione tra i vicoli di Peschici, Vieste e Vico in una giornata di febbraio battuta da una gelida tramontana che rendeva nitida ogni cosa, sembrava che il Gargano avesse indossato il vestito della festa per l’ospite di riguardo. Gianluigi Ceruti rimase affascinato da questa terra e dalla tua forte personalità. Ti definì un uomo di grande equilibrio intellettuale che non si sottrae agli slanci del sentimento.

“Proprio come tu sei, non riesco a parlare di te al passato perché ti vedo ancora tra noi, sento i tuoi toni appassionati quando parlavi di giardini, quando ti dicevo dell’impegno dell’associazione per sollevare questo straordinario paesaggio che è anche frutti, profumi, storiche architetture, luoghi a te molto cari a cui hai ridato valore con i tuoi scritti. Tu mi hai incoraggiato ad andare avanti e lo hai fatto anche con le parole che scrivevi su ogni tuo libro quando me lo donavi; le ho rilette tutte e l’impegno continua.

“Io non so dove tu sia, ma se potessi parlare vorrei che lo facessi con questi versi di un poeta che amavi:

«Mai così bella ti vidi
terra dei miei avi
o forse già dormo
poggiato alla tua zolla
come sulle ginocchia materne».

Menuccia Fontana
“Gargano nuovo” (febbraio 2011)

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