Le educatrici tornano libere. I commenti della Procura

A distanza di undici giorni dall’arresto tornano libere le tre educatrici della Casa famiglia Il Melograno di Rodi Garganico arrestate dalla squadra mobile e poste ai “domiciliari” con l’accusa di maltrattamenti, sequestro di persone e lesioni, aggravate da crudeltà e motivi abietti, ai danni di sette minori ospiti della struttura, dai 4 ai 15 anni.

La decisione del Gip del Tribunale di Lucera, Ida Moretti, che aveva firmato le ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari e che ha ora messo in libertà le tre indagate, fa esultare gli avvocati difensori che parlano di inchiesta di gran lunga ridimensionata; e scatenala rabbia della Procura che parla di «decisione sbagliata, infondata e basata su presupposti giuridici erronei», preannunciando ricorso al Tribunale del riesame.

La decisione del Gip di rimettere in libertà A. S., 56 anni di Vieste, presidente della coop «Nemesi» e responsabile della comunità «Il Melograno» di Rodi; la nipote, A. S., 32 anni di Vico del Gargano, educatrice; e A. M. T., cinquantenne di Ischitella, coordinatrice della struttura, è stata presa ieri pomeriggio dopo il lungo incidente probatorio svoltosi per tutta la giornata di sabato al Tribunale di Lucera: alla presenza di gip, pm, indagati e loro difensori, erano stati sentiti i minorenni presunte vittime dei maltrattamenti. «Nel lungo incidente probatorio abbiamo fatto emergere l’inattendibilità delle versioni rese dalle presunte vittime», commenta l’avvocato Guido De Rossi che insieme al collega Massimo Fiorentino difende le tre educatrici: «Al termine dell’incidente probatorio avevamo chiesto al giudice la revoca delle ordinanze di custodia cautelare. Richiesta accolta dal magistrato secondo il quale sono venuti meno i gravi indizi di colpevolezza per i reati di maltrattamento e sequestro di persona. Per il giudice sussiste il reato di abuso dei mezzi di correzione per il quale non è prevista la custodia cautelare».

Durissimo il commento del procuratore capo di Lucera, Domenico Seccia, che già in occasione dell’arresto delle tre donne aveva polemizzato con il Gip per aver disposto i “domiciliari” al posto della detenzione in carcere: «Impugneremo il provvedimento del giudice di rimettere in libertà le tre indagate perché lo riteniamo sbagliato, infondato, basato su presupposti giuridici erronei. Come già avevamo impugnato davanti al Tribunale del riesame la decisione del gip di mandare ai domiciliari le tre indagate, impugneremo questa scarcerazione. Non è prima volta che provvedimenti del gip da noi impugnati vengono poi annullati dal Tribunale della libertà. In questo caso non riteniamo affatto che i piccoli siano inattendibili, peraltro le loro dichiarazioni erano state riscontrate da una serie di testimoni».

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