La rottura di una condotta idrica dietro il dissesto di fascia costiera

La causa del dissesto che sta interessando una fascia costiera di Rodi Garganico sarebbe dovuta alla rottura di una conduttura dell’acquedotto. L’amministrazione comunale ha emesso alcune ordinanze di sgombero di abitazioni interessate dal movimento franoso che, fortunatamente, sono disabitate. L’intera area è costantemente monitorata e tenuta sotto stretta osservazione – assicura il sindaco, Carmine d’Anelli – e a giorni saranno resi noti i risultati delle indagini che ci consentiranno di avere un quadro preciso della situazione. Il fenomeno riguarda una parte del centro abitato, precisamente Corso Giannone, un’area di pregio paesaggistico, una vera e propria finestra sul mare che consente di allungare lo sguardo fino a scorgere le sinuose linee dell’arcipelago delle Isole Tremiti. L’intera zona è stata transennata e l’Ufficio tecnico comunale sta monitorando il movimento franoso con una strumentazione costituita da inclinometri, piezometri ed estensimetri. Ricordiamo che la Regione, avendo classificato tutta la costa di Rodi Garganico a rischio idrogeologico, ha ben chiaro il quadro ambientale di Rodi Garganico, in particolare, la morfologia della sua costa, tant’è che ha inserito l’area comunale tra quelle a rischio dissesto.

L’assessore regionale alle opere pubbliche e protezione civile, Fabiano Amati, ha infatti garantito che si conosce “tutto ciò che serve per combattere il rischio erosivo in ogni chilometro della lunghissima costa bassa pugliese. Ovviamente ora abbiamo la necessità di reperire risorse per svolgere questi interventi con il concorso delle provincie e dei Comuni. Siamo tuttavia aperti al contributo dei privati-imprenditori, che hanno il diritto di lavorare in tranquillità.

Sembrano lontani anni luce i tempi in cui i residenti nel quartiere “Cambomilla”, a Rodi Garganico vissero giorni di paura per via di un fenomeno di scivolamento di un’intera fascia di territorio sovrastante una parte della tratta ferroviaria. Eppure è trascorso soltanto poco più di un decennio da quando trenta famiglie furono costrette ad abbandonare la propria abitazione, a seguito di ordinanza sindacale. Interessato, in modo più consistente, il quartiere delimitato da via Trento, Monti, largo Magenta, via Vespucci e Bellini, con una estensione di alcuni ettari. Anche allora tra le cause alla base del fenomeno: l’infiltrazione delle acque piovane e la mancanza di una rete di smaltimento delle stesse, inoltre, lo stato fatiscente delle reti idrica e fognante.

In quel caso, diversamente da quanto sta succedendo oggi, non furono estranei interventi dell’uomo a rompere un equilibrio che, già di per sé, era molto ma molto precario: tagli selvaggi della vegetazione e costruzione di immobili, senza i dovuti accorgimenti tecnici, indispensabili proprio perché si andava ad edificare in un’area che si conosceva soggetta a consistenti dissesti idrogeologici. Nel 1959 vennero assegnati al comune di Rodi Garganico i primi stanziamenti ammontanti ad oltre un miliardo e mezzo di lire.

Francesco Mastropaolo

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