Turismo: ci sono i numeri per superare la crisi

La congiuntura economica fa sentire i suoi effetti anche sul comparto turistico mondiale. E così il 2008 non chiude in positivo e registra una perdita negli ultimi sei mesi pari all’1%. In più le previsioni del WTO per il 2009 non sono buone e si attestano su un valore negativo: fra -1 e -2 %. “In questi momenti di venti di crisi dove è importante capire immediatamente i fenomeni – commenta Renato Viale, Presidente di Isnart – se non monitoriamo in tempo reale gli accadimenti sul settore rischiamo di portare il sistema Italia alla mercé degli eventi. I dati ci raccontano infatti che si è chiuso in passivo il 2008, anno in cui il turismo ha subito le conseguenze della crisi economica e finanziaria mondiale.

Le imprese turistiche hanno dovuto tenere duro per restare sul mercato: quelle del ricettivo italiano hanno perso 927 milioni di euro di fatturato”. Nel complesso, l’annuale consuntivo fornito da Isnart-Unioncamere dice che da gennaio a dicembre gli italiani hanno effettuato 146,5 milioni di partenze (-5,6% rispetto ai 155,2 milioni registrati nel 2007). Un dato su cui ha influito soprattutto il calo di oltre 1/3 delle vacanze lunghe in Italia, unito a quello delle vacanze brevi (-5,7%), non compensato dal raddoppio dei soggiorni brevi all’estero. Una situazione che ha contribuito a una riduzione complessiva di camere vendute nelle imprese ricettive pari a -6,7% rispetto al 2007, con una perdita di fatturato pari a -6,2% equivalente, come detto dal Presidente Viale, a 927 milioni di euro.

Analizzando il 2008 nel dettaglio si vede come l’occupazione delle camere delle strutture ricettive, pur non raggiungendo nel primo semestre i livelli del 2006, recupera sul 2007 solo nel weekend di Pasqua pari al 51% della disponibilità. L’estate propone una tenuta alla difficile congiuntura economica con il 66,8% di camere occupate a luglio, il 76,2% ad agosto, il 49,5% a settembre. I dati consuntivi del quarto trimestre si dimostrano leggermente inferiori ad ottobre (40,8% contro il 43,9% del 2007) e a novembre (34,8% contro 37,1%), ma fanno registrare un piccolo recupero a dicembre con una media di occupazione pari al 35,6% (nel 2007 33,4%), grazie alla montagna.

Sul fronte internazionale (viaggi organizzati) in Europa si è registrata una forte crescita della domanda originata nei Paesi Scandinavi e in Russia, a un trend di crescita stabile da Belgio/Olanda e dai Paesi dell’Est Europeo, a una contrazione da Spagna, Regno Unito e Austria, cui si aggiunge il drastico calo dagli Stati Uniti. Un occhio alle previsioni. Per dire che oltre 3,9 milioni di italiani intendono svolgere sicuramente una vacanza tra gennaio e aprile 2009, a cui si aggiungono 6,9 milioni di probabili viaggiatori, per un totale di 10,9 milioni. Circa 2 milioni in meno rispetto a quanto rilevato un anno fa. Di questi il 47,6% e più precisamente 5,2 milioni intendono restare entro i confini nazionali (tra le regioni più gettonate figurano la Toscana al primo posto, il Lazio al secondo, l’Emilia Romagna al terzo), mentre 2,6 milioni si recheranno all’estero (Francia, Spagna, Inghilterra/Galles) e circa due milioni dichiarano che andranno sia in Italia sia in altri Paesi.

In Europa si prevede un andamento medio di stabilità (50,9%), sostenuto dalla conferma della domanda francese, tedesca e ungherese e dalla crescita di Norvegia, Russia, Svezia e Polonia, ma prosegue la contrazione da Spagna, Usa, Austria e Regno Unito. Su queste basi è possibile rafforzare il sistema Italia? La risposta è sì. Un primo passo concreto sarebbe dimostrare una maggiore competitività (e adeguate campagne di marketing) nei confronti dei nostri principali competitor. La Spagna, per esempio, pur avendo un numero di camere vendute nelle strutture ricettive inferiore a quello italiano (oltre un milione 137 mila contro oltre un milione 655 mila) ha una percentuale di invenduto molto inferiore a quella fatta registrare nel nostro Paese. Un utile suggerimento sul come muoversi nel mercato interno e internazionale potrebbe venire poi da una giusta lettura e interpretazione dei principali canali che, oggi come oggi, riescono a influenzare nella scelta delle vacanze.

Nel 2008 gli italiani hanno deciso la meta del proprio soggiorno all’interno dei confini nazionali perché: consigliati da amici (42%), per conoscenza personale del luogo (32,5%), grazie a Internet (18,6%). In queste statistiche la pubblicità raggiunge solo il 3%, le guide turistiche il 2,9%, i cataloghi delle agenzie di viaggi l’1,4%. Sul fronte dei turisti stranieri: amici (39,4%), esperienza personale (29,7%), Internet (24,8%), pubblicità (3,7%), guide turistiche (4,7%), cataloghi agenzie di viaggi (1,9%). Il coordinatore nazionale Confturismo Giovanni Bastianelli commenta: “I numeri ci dicono che il nostro sistema imprenditoriale potrebbe vincere la battaglia della competizione mondiale e superare una crisi che ha contorni sempre più minacciosi, ma bisogna proporre sullo scenario mondiale non solo la destinazione Italia ma tutto il know how dell’imprenditoria italiana del Turismo, rivolgendo nuovi approcci a una domanda mondiale che c’è, sebbene latente e sotto nuove forme. Noi imprese ci sentiamo pronte a scommettere sul futuro, ne abbiamo parlato a Torino durante il nostro convegno e abbiamo lanciato la sfida della destinazione Italia del 2020.”

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