Gargano, turismo ko

Logica della monocultura balneare, crisi del sistema associativo degli operatori turistici, poca sinergia tra pubblico e privato, crisi del turismo congressuale, sociale e scolastico, stagione limitata. Sono queste alcune «criticità» di cui soffre il turismo garganico e, in particolare, di Vieste che ne costituisce la punta di diamante. Dati e cifre riferite al 2008, tra l’altro ancora in via di elaborazione, indicano una sostanziale ed apprezzabile tenuta del settore più importante dell’economia locale che, di riflesso, si spalma su tutta la regione. Stando, infatti, alle denunce Istat presentate all’ufficio Iat di Vieste, sono state un milione 900 mila le presenze nel 2008 a fronte di un milione 700 mila del 2007.

Se a questi dati «reali», si aggiungono, poi, quelli desunti dal conferimento dei rifiuti, le seconde case, gli appartamenti in fitto, il «sommerso», ecc., si può tranquillamente sostenere che le presenze turistiche del 2008 nella sola Vieste si attestano attorno ai cinque milioni. I dati vanno interpretati come tendenza del mercato locale che conferma e consolida il 20% di presenze straniere, anche se di provenienza più variabile rispetto al tradizionale ospite tedesco-svizzero-austriaco, con una più marcata presenza di ospiti appartenenti ai nuovi stati europei, mentre è notevole l’incremento degli inglesi.

Per la prima volta Vieste può vantare un grande successo, confermato dall’Osservatorio “Buon viaggio sul turismo”, che controlla l’attività di 250 agenzie di viaggio, che ha classificato la cittadina garganica, per il mese di settembre, all’ottavo posto tra le mete turistiche mondiali. E’ un dato che indica chiaramente come Vieste sia inserita in un circuito di grande frequentazione e che un’oculata gestione del territorio, del patrimonio ricettivo e degli investimenti può assicurare e consolidare. Tutto ciò, senza ombra di dubbio, è da attribuire anche all’avvenuta riqualificazione delle strutture ricettive scaturita dalla grande opportunità della legge regionale n. 3 che amministratori e operatori hanno saputo cogliere per una riconversione obbligata del patrimonio ricettivo. Senza quella fondamentale conquista oggi Vieste sarebbe definitivamente fuori del mercato delle vacanze. Un mercato che non consente pause, che obbliga a vigilare sui continui cambiamenti in atto, che impone gli adeguamenti non al passo con i tempi ma prevedendoli con notevole anticipo. Ma è evidente che tutto ciò non basta. Gli esperti del settore sostengono, a giusta ragione, che lo strumento vincente è la stretta sinergia tra pubblico e privato, che invece continua a mancare. Rimane indispensabile crescere, e crescere bene.

Forse è giunto il momento di sostituire la politica della crescita, intesa come eccessiva espansione urbana, con il controllo e il sostegno, consolidando le attività produttive esistenti e sostenendo le iniziative imprenditoriali e complementari rispetto all’esistente. Recuperare la zona Ottocentesta, il borgo antico, gli spazi d’aggregazione sociale, aree verdi, l’architettura rurale, la viabilità agricola, i parchi tematici. E, soprattutto, non è più pensabile chiudere la città ad ottobre come fosse un villaggio turistico. Vieste ha bisogno di rimanere «aperta» anche d’inverno, con la garanzia di poter usufruire, magari anche con turnazioni, degli stessi servizi offerti durante l’estate. Un turismo, insomma, per tutto l’anno per una città che ha le opportunità per poterlo attuare.

Articolo a firma Gianni Sollitto tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 21.01.09

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