Comunità montana, ora si prospetta una maggioranza di centrodestra

Comunità Montana del GarganoIl diktat del Prefetto di fare tutto entro il 20 di settembre pare aver sortito qualche effetto presso i tredici comuni facenti parte della Comunità Montana del Gargano. Seppure a rilento, si sta comunque procedendo in tal senso. Anche perché in caso di inadempienza scatta la procedura seconda la quale sarà il prefetto d’ufficio a nominare il delegato comunale presso l’ente montano. E per amministrazioni che vivono su equilibri politici friabili e delicati, è un lusso che non ci si può concedere. Finora sono sei gli enti municipali che hanno provveduto ad adempiere all’incombenza: Rodi Garganico (Salvatore De Felice PDL), Vieste (Gino Di Rodi PDL), Carpino (Nicola Maria Trombetta PDL), Mattinata (Matteo Arena PDL), Vico del Gargano (Matteo Cannarozzi De Grazia UDC) e Monte Sant’Angelo (Damiano Totaro –indipendente-). Si attendono ancora i delegati di San Giovanni Rotondo che dovrebbe nominare un esponente PD, San Marco in Lamis idem, Ischitella (UDC), Peschici (PDL), Rignano G.co (SDI), Cagnano (UDC), e Sannicandro (PD).

Si prospetta una maggioranza di centro-destra? Sulla carta, sì. In realtà tutto è più complicato. Il Pdl può infatti contare su quattro, cinque voti certi. Che su tredici fanno un bel bottino. E se si calcola che la maggioranza è di sette, si è ad un passo. Anche perché l’indipendente di Monte Sant’Angelo Damiano Totaro non dovrebbe essere ascritto al centrosinistra. Quindi centrodestra in vantaggio. Ma nulla è scontato. Dall’altra parte, ovvero centrosinistra e dintorni, non hanno molte variabili: è possibile una maggioranza solo in un caso: se si uniscono Pd e Udc. Assieme assommano sei voti certi, tre a testa. Mancherebbe un altro tassello, che potrebbe essere reperite tra gli indipendenti. Se, al contrario, l’Udc dovesse invece propendere per il Pdl, allora non ci sarebbe proprio partita. Ad ogni buon conto è indubbio che, stando così le cose, si profila un ruolo da ago della bilancia per lo scudo crociato. Ma nulla è certo.

Anche perché a dar retta ad un recente passato, queste proiezioni potrebbero contare quanto il due a briscola. Ovvero niente. Perché? Perché in precedenza ognuno ha ragionato fuori dagli schemi partitici, mercanteggiando il proprio voto al miglior offerente e ragionando in prospettive da “caro orticello mio”. Se si perpetua in questo andazzo, oltre a rischiare di ripetere errori già commessi in passato, si dà la conferma di non aver fatto tesoro nemmeno dello scampato pericolo corso negli ultimi tempi (l’ente montano del Gargano, come ben si ricorderà, dopo essere stato soppresso è stato “resuscitato” grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale). “Speriamo che la lezioni sia servita a tutti” auspica Gino Di Rodi, Pdl da Vieste, un decano dell’ente montano che si augura un cambio di rotta e fa appello alla sensibilità di tutti».

Fonte: la Gazzetta del Mezzogiorno

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