Comunità Montana: è guerra tra presidente e segretario

Comunità Montana del GarganoÈ in preda al caos la Comunità Montana del Gargano. Resuscitata dalla sentenza della corte costituzionale del 24 luglio 2009 dovrebbe procedere all’adeguamento del proprio status alla legge regionale (la Corte Costituzionale ha annullato le decisioni del governo centrale, ma non le disposizioni normative della Regione Puglia), ma è di fatto paralizzato dalla guerra esplosa tra il presidente Nicola Pinto ed il segretario generale Ugo Galli.

Una guerra che procede senza esclusione di colpi, e che ieri ha registrato un nuovo capitolo: la messa a punto di un dossier sul segretario generale da parte del Presidente. Pinto ha peraltro diffuso una pesantissima dichiarazione in cui minaccia, tra l’altro, di adire le vie legali nei confronti del segretario generale e della tecnostruttura comunitaria, che a suo dire impedirebbero il regolare svolgimento delle attività amministrative. “La legge sulla trasparenza – afferma Pinto in una dichiarazione rilasciata a Saverio Serlenga e diffusa dalla maggior parte dei siti garganici – in questo ente non esiste. Mi ha negato tutto, persino la fotocopiatrice. Purtroppo solo alla Comunità montana del Gargano succede che il segretario nega al presidente il rispetto istituzionale.

Solo qui non vengono consegnati gli atti che il presidente e gli assessori chiedono. A questo punto devo pensare che quelle carte nascondono situazioni poco chiare. E’ una situazione incresciosa, e proprio per questi motivi ho chiesto al Ministero della Funzione Pubblica di inviare un’ispezione negli uffici della Comunità Montana dove su 9 dipendenti, ben 5 sono dirigenti. Altro che risparmio sulla spesa pubblica. Se nei prossimi giorni il segretario non mi consegnerà gli atti – conclude Pinto – chiamerò in causa i miei legali.”

Intanto Pinto ha convocato il consiglio comunitario, che dovrà aggiornate lo statuto, così come previsto dalle leggi regionali che hanno riordinato le comunità montane.

La querelle trae origine dalla particolare situazione in cui si è venuto a trovare la comunità montana dopo la clamorosa indagine giudiziaria che portò all’arresto dello stesso presidente, Pinto e dell’assessore Giuseppe Maratea. I due amministratori si dimisero dalla carica, senza che però il consiglio abbia mai proceduto alla loro surroga. Nel frattempo, nei comuni che li hanno espresso si è votato, e né Pinto né Maratea sono stati designati a far parte del consiglio comunitario dai rispettivi consigli comunali (ma, va detto, nella stesso condizioni versano diversi altri assessori e consiglieri).

Nello scorso mese di ottobre, Nicola Pinto venne comunque a tutti gli effetti reintegrato ai vertici della comunità montana, con un appositi provvedimento del Ministero degli Interni. È chiaro che il lungo tempo trascorso, la fase di gestione commissariale, i continui colpi di scena sul futuro delle comunità montane pugliesi non hanno certo giovato né alla chiarezza né alla funzionalità dell’amministrazione, hanno anzi consentito l’accumularsi di tossine e di veleni che hanno portato l’ente di Monte Sant’Angelo davvero nel caos.

Intanto il tempo stringe. La legge regionale prevede infatti che entro novanta giorni dalla data di reintegra della Comunità Montana i consigli dei tredici comuni che ne hanno parte (Rignano Garganico, Rodi Garganico, Monte Sant’Angelo, Ischitella, Carpino, San Marco in Lamis, Vieste, Vico del Gargano, San Giovanni Rotondo, Cagnano Varano, Mattinata e Sannicandro Garganico) dovranno indicare il loro unico (in precedenza erano tre) rappresentante in seno al consiglio. Una drastica cura dimagrante subirà anche la giunta, che sarà composta dal presidente (che avrà il compito anche di presiedere l’assemblea) e due assessori. Entro lo stesso termine, dovrà essere approvato il nuovo statuto. Tappe forzate che evidentemente provocano nervosismo e non giovano alla serenità dei rapporti politici ed amministrativi.

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